Antonello Venditti

Antonello Venditti, a margine della presentazione dei festeggiamenti per i 40 anni dal capolavoro Notte prima degli esami, parla dell’importanza della musica, anche dal punto di vista sociale.

“Si tratta dell’unica arte che non è riconosciuta da nessun governo, va sostenuta, il talento non va lasciato in mano alla televisione. Bisogna dare priorità ai De Andrè e i Geolier, quando trasmettono i David di Donatello io ci rimango male perché la musica non ha niente di governativo e sociale. Non per me che ho una storia fantastica, ma tanti non avranno una fantastica storia se mancherà l’appoggio della politica. Io rinuncerei a tutto ciò che ho da dirvi solo per perorare questa mia volontà molto semplice: che la musica pop entri nella nostra costituzione, così come lo è lo sport, così come tutte le arti, come cinema e teatro.

Solo un idiota può dire che con la cultura non si mangia, la musica pop dà da mangiare a tutti. Mi spiace parlare del cinema, ma ha tutti gli onori e noi tutti gli oneri, per me è assurdo. Noi paghiamo tutto il cinema italiano, anche Rocco Siffredi che racconta se stesso, questa è la cultura italiana?”

Spiega Antonello Venditti.

“In Italia la musica pop è stata e continua ad essere la colonna sonora di milioni di vite, ma è ancora oggi vittima di un pregiudizio che la vuole arte di serie minore, confinata al rango di “canzonetta”. Pregiudizio immotivato e inaccettabile, che penalizza gli artisti e l’intera filiera dell’industria musicale. È uno strumento di coesione della nazione, forse il più forte.

Tuttavia, a oggi gli spettacoli musicali più complessi dal punto di vista artistico, nonostante gli introiti da biglietteria, non riescono ad essere rappresentati in tutta Italia per assenza di location idonee a conseguire almeno il punto di pareggio ricavo-costi. 

Così che la musica pop non è rappresentata su tutto il territorio italiano, a meno che gli artisti non rinuncino al loro progetto artistico originario.

Preferirei essere ricordato per quella che spero diventi una legge, piuttosto che per tutte le canzoni che ho fatto.

[…] Purtroppo l’Italia dei talent non ti permette un dialogo approfondito, qualcuno nemmeno lo sente questo problema, non sanno nemmeno di cosa si parla, il condizionamento è talmente profondo che andarli a scrostare dalla loro comfort zone è un problema.”

Antonello Venditti, poi, parla dei Sangiovanni.

“Ragazzi come Sangiovanni giocano con la vita, loro hanno già l’idea del finire, sanno che saranno superati dal nuovo, è veramente un precariato intellettuale che porta al suicidio, all’angoscia, a non vivere più nemmeno la libertà. Tu vedi fenomeni bravi che sono statti costretti a cambiare, perché si devono salvare, non c’è una rete costituzionale che possa difendere la libertà mentale, sono messi l‘uno contro l’altro a sbranarsi, a vedere la musica come competizione o solo come un’occasione, che oggi sono due, Sanremo e un talent, possiamo lasciare che la musica sia questo?”

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