Björn Borg racconta a La Repubblica la caduta negli anni ’80, il rapporto turbolento con Loredana Bertè e la recente operazione per un cancro alla prostata.
In una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, Björn Borg ripercorre alcuni tra i capitoli più difficili della sua vita: la spirale della dipendenza, il rapporto finito male con Loredana Bertè e la recente battaglia contro un cancro alla prostata. Un racconto intimo e diretto in cui il campione svedese mette a nudo errori, paure e la strada della ripresa.
Borg non nasconde il periodo più buio: «Nel 1982 ho provato la polvere bianca. Poi ho aggiunto alcol e medicinali. E giù cocktail. Lì è iniziata la mia caduta». Racconta di notti trascorse tra locali, sfruttando compagnie e feste per non restare da solo, fino a una forte depressione e a disturbi d’ansia che influirono anche sulla vita privata: il divorzio dalla prima moglie, la difficoltà a essere padre e rapporti sovrapposti.
Borg ricorda di aver conosciuto Loredana Bertè a Ibiza e di essersi trasferito a Milano, dove però la convivenza con i problemi di dipendenza degenerò. Sul celebre episodio del 1989 chiarisce: «Non è vero che fu un tentativo di suicidio. Ero solo sfinito, un grido d’aiuto». Secondo Borg, fu proprio Bertè a trovarlo privo di sensi e a chiamare i soccorsi; all’ospedale gli fu praticata una lavanda gastrica.
Il racconto prosegue con riferimenti alla difficoltà della coppia di avere figli — Borg parla di aver depositato un campione per un’eventuale inseminazione — e alla decisione di allontanarsi per salvarsi: «Per salvarmi dovevo fuggire da lei e da quell’ambiente. Mi trasferii a Londra e ripresi ad allenarmi». Il tennista aggiunge che, dopo essersi risposato, Bertè lo denunciò per bigamia, una vicenda che gli impedì temporaneamente di rientrare in Italia: «A Milano non ci ho più voluto mettere piede».
Oggi Borg conduce una vita più serena con la sua nuova moglie e affronta un altro capitolo importante: la salute. Recentemente è stato operato per un cancro alla prostata molto aggressivo. Nel racconto emerge la sua volontà di non nascondere l’esperienza e di lanciare un messaggio chiaro: «Invito tutti gli uomini a fare prevenzione perché è un tumore silenzioso». Borg spiega che, dopo il consiglio del medico — «Quanto vuoi vivere?» — ha deciso di operarsi subito; ora è seguito con controlli ogni sei mesi.
La testimonianza di Björn Borg unisce la confessione sulla propria fragilità alla volontà di essere esempio: la dipendenza si può superare e la prevenzione medica può salvare vite. Borg parla senza reticenze, ringraziando chi lo ha aiutato in quei momenti e ricordando che chiedere aiuto è il primo passo per cambiare rotta.

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