Cesare Cremonini

Cesare Cremonini riflette sul tempo, sul presente e sul futuro dopo un viaggio in Islanda: «Ho il mio presente in mano, pieno di musica nuova in tasca».

Cesare Cremonini affida ai social una lunga riflessione sul tempo, sul presente e sulla necessità di tornare a vivere davvero ciò che accade davanti ai nostri occhi. Un racconto nato durante un viaggio in Islanda e trasformato in una sorta di diario personale, tra incontri casuali, domande sul passato e pensieri che potrebbero diventare nuove canzoni.

Il punto di partenza è una curiosa teoria sul rapporto tra età e futuro: «Uno studio dice che dopo i 99 anni smettiamo di pensare al domani». Cremonini scherza, ma subito trasforma questa frase in una riflessione più profonda: «Aspetto quella data con impazienza, avendo vissuto nel futuro».

Cesare Cremonini: «Un salvaparole per scrivere un’altra canzone»

Il cantautore racconta di desiderare, più che fortune o ricchezze, qualcosa di molto più prezioso: le parole.

«Per quel giorno non desidero chissà quali fortune, piuttosto un salvadanaio pieno di parole risparmiate negli anni», scrive. E aggiunge un’immagine destinata inevitabilmente a parlare anche della sua attività artistica: «Un “salvaparole” insomma, da rompere al momento giusto per scrivere un’altra canzone».

È proprio durante il suo viaggio in Islanda che Cremonini sembra andare alla ricerca di quel presente che continua a sfuggirgli. «Ho incontrato vulcani, balene e uccelli di ogni tipo, ma il presente non si è fatto mai vedere», racconta.

Poi arriva l’incontro destinato a lasciare il segno.

L’incontro sul mar di Groenlandia

L’ultima sera del viaggio, Cremonini si ritrova a cena al fianco di perfetti sconosciuti: una famiglia americana di origine scozzese e una coppia russa. La conversazione prende una piega surreale quando Andre, dopo qualche drink, gli domanda dove sia finito il grande Impero Romano.

«Dimmi, perché della vostra storia restano solo pietre per turisti? Dov’è finito il grande impero romano?», gli chiede l’uomo.

La risposta di Cremonini arriva scherzando: «Gli ho risposto che i romani ad agosto sono tutti al mare. Ero ubriaco. Anche lui».

Ma quella domanda continua a lavorargli dentro anche dopo il viaggio. La risposta arriva attraverso Il Mago del Cremlino di Olivier Assayas e una frase che il cantautore cita nel suo post: «Non c’è dittatore più sanguinario del popolo».

Cremonini avrebbe voluto rispondere all’amico russo: «Non siamo un impero perché non vogliamo più esserlo».

«Il mio presente in mano»

Il racconto termina con un’immagine di fratellanza inattesa: «L’ultima immagine che ho di quella notte è il sorriso dell’americano che si fa stritolare la mano dalle ventisei dita dell’amico russo. Si dicevano parole d’amore».

Ed è forse proprio lì che Cremonini ritrova quel presente cercato durante tutto il viaggio. «Sono a casa ora, con il mio presente in mano, pieno di musica nuova in tasca».

Una frase che sembra aprire una porta sul futuro musicale dell’artista: dopo il viaggio, gli incontri e le riflessioni, il presente potrebbe finalmente trasformarsi in nuove parole e, magari, in nuove canzoni.

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