Hanno Ucciso l’Uomo Ragno Sky

Ciro Caravano, componente dei Neri per Caso, ha svolto un ruolo chiave dietro le quinte della nuova serie Hanno ucciso l’uomo ragno, dedicata alla storia degli 883.

In qualità di vocal coach, Caravano ha guidato Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli, i giovani attori che interpretano rispettivamente Max Pezzali e Mauro Repetto. In un’intervista sa TvBlog, Caravano racconta il dietro le quinte di questa esperienza unica e le sfide del preparare gli attori al canto: “La proposta arrivò nella primavera del 2023… Ascoltai il provino dei due ragazzi e mi fecero capire che erano in allarme. Tuttavia, compresi che c’erano delle potenzialità e che si sarebbero potute tirare fuori“.

Il lavoro con Nuzzolo e Giuggioli non è stato solo tecnico, ma ha creato un rapporto umano e di collaborazione. “Sono stati due ragazzi d’oro, hanno dato tutta la loro disponibilità e si sono dedicati seriamente al canto,” ha sottolineato Caravano. Il suo compito non era solo insegnare le note e i tempi, ma anche trovare il giusto equilibrio tra una voce fedele all’originale e l’interpretazione personale. “L’obiettivo era evitare la caricatura,” ha spiegato, riferendosi al timbro unico di Max Pezzali che Nuzzolo ha dovuto reinterpretare senza imitarlo. Il risultato, come racconta Caravano, è stato un’interpretazione sincera e credibile, capace di rendere onore al mondo degli 883.

La serie ha richiesto una preparazione musicale approfondita, dalla registrazione dei brani in studio all’esecuzione live sul set per alcune scene. “Non puoi usare un brano da studio di registrazione se stai suonando in pizzeria o in casa tua, mentre stai componendo,” spiega Caravano, che ha seguito le riprese per garantire la resa più naturale possibile. In particolare, alcuni brani, come Non me la menare, hanno presentato delle sfide significative: “Ci sono blocchi lunghissimi in cui non prendi mai il respiro,” racconta ridendo, ricordando come Giuggioli intervenisse per terminare le frasi e permettere a Nuzzolo di riprendere fiato.

Oltre alla vocalità, Caravano si è occupato dell’autenticità della scenografia musicale. Le attrezzature utilizzate nella serie sono repliche fedeli di quelle degli anni ’90, selezionate in collaborazione con Pezzali: “Quelle che vedete nella ‘tavernetta’ sono tutte attrezzature dell’epoca, ricostruite seguendo le indicazioni di Max Pezzali,” ricorda Caravano, che per un caso fortuito si è trovato a partecipare alla progettazione di questa parte scenografica, essenziale per il realismo della serie.

Il segreto del successo di Hanno ucciso l’uomo ragno? Secondo Caravano, “Alla base di tutto ci sono la sincerità e la voglia di raccontare una bella storia.” La serie, diretta da Sydney Sibilia, si distingue per il clima positivo e il forte valore umano che emerge: l’amicizia tra Max e Mauro, ma anche il desiderio di due ragazzi di emergere, nonostante gli ostacoli. “Non è stata narrata la storia del gruppo… E’ stato messo in evidenza l’aspetto umano,” aggiunge Caravano, sottolineando come la serie rappresenti più un inno alla determinazione e all’amicizia che un semplice racconto biografico.

Alla domanda su una possibile seconda stagione, Caravano risponde che una continuazione sembra possibile, soprattutto per esplorare nuove fasi della storia degli 883, ma non vi è ancora nulla di certo. Tuttavia, Caravano confessa che da spettatore sarebbe curioso di vedere come prosegue la vicenda di Max e Mauro, poiché “ci sono i margini per un ulteriore racconto.

Infine, Caravano ha espresso alcune riflessioni sul Festival di Sanremo, riconoscendo come le recenti edizioni abbiano riportato la competizione al centro della scena musicale italiana, anche se con qualche riserva: “Sarebbe ancora meglio se, anziché andare a cercare la realtà, provasse a crearne una migliore,” riflette, dimostrando come anche in questo ambito l’autenticità e l’innovazione possano fare la differenza.

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