Claudio Baglioni atuttocuore

Claudio Baglioni in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera parla dei suoi primi vagiti musicali, emessi per coprire i versi di galli, galline e conigli!

“La mia carriera è partita dalla campagna Umbra per arrivare a Roma. Tornavamo dalla campagna in treno, con gli animali vivi che ci avevano regalato i parenti contadini. Accarezzavo i conigli, sentivo il loro cuore battere forte, sapendo che non potevo affezionarmi: qualche giorno dopo li avrei trovati nel piatto. E cantavamo per coprire il verso delle galline e non fare insospettire il controllore. Il mio esordio canoro avvenne così”.

Spiega il cantautore, che poi ricorda il momento in cui scrisse Questo piccolo grande amore.

“La scrissi come si scrive un testamento. Non pensavo di fare questo mestiere, non avevo la pelle per farlo. Ero un sentimentale come mio padre, mentre avrei voluto essere determinato come mia madre. Ed ero timido: un ragazzo di periferia che non batteva chiodo con le ragazzine. Aspettavamo l’occasione, e la nostra sala d’attesa era il bar della Rca.”

Infine un pensiero ad Antonio Ricci, che ha pubblicato il libro “Tutti poeti con Claudio“.

“È un duello decennale con un solo duellante, lui. Ho provato a chiederne la ragione, mi hanno risposto: è tutto inutile, ti detesta. Non so perché. Mi ha messo anche tra i rifatti, con la disperazione di mia madre che reclamava che non era vero e che avevo la bocca bella come la sua ma il naso grosso come quello di mio padre. Mi sono quasi rassegnato: con la pace dei sensi arriverà anche la pace dei consensi”.

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