La musica ha già cambiato il mondo una volta, fermando persino la guerra in Vietnam con le marce e le canzoni di John Lennon; Enrico Ruggeri ne è convinto: può farlo ancora oggi. Con questa speranza, il cantautore torna per il secondo anno su Rai2 con il programma Gli occhi del musicista, in onda da stasera a mezzanotte. La prima puntata ospiterà nomi illustri come Red Canzian, Davide Van De Sfroos, Ambrogio Sparagna, Vittorio Sgarbi e i Denovo, riunitisi appositamente per l’occasione.
Cosa aspettarsi da questa nuova edizione? Ruggeri racconta a Libero:
“Lo scorso anno ci siamo concentrati su sei grandi cantautori, quest’anno raccontiamo sei storie. Partiamo con il Natale, per poi parlare di figli, della rivoluzione del beat negli anni ’60, di guerra, sport e, nell’ultima puntata del 4 febbraio, dell’altro Sanremo. Accanto a me ci sarà Flora Canto e una super band che suonerà tutto dal vivo, un valore aggiunto che rende lo show unico.”
La collocazione del programma in seconda serata non passa inosservata. Ruggeri lancia un messaggio alla Rai:
“Fortunatamente con RaiPlay è possibile rivedere tutto, ma è evidente che un certo tipo di divulgazione culturale legata alla musica non sia considerata da prima serata.”
Ironico sul tema, Ruggeri accetta la sfida, consapevole dell’ottimo traino di Belve, il programma che precede il suo:
“Belva? Forse no. Se dovessi scegliere, mi piacerebbe essere una mangusta che affronta i serpenti, una piccola belva che ama sfidare i più grossi.”
I rapper, oggi eredi dei cantautori in termini di narrazione, saranno esclusi dallo show. Ruggeri scherza:
“Si canta tutto dal vivo, non vorrei metterli in difficoltà…”
Sul dibattito nato dall’invito ritirato a Tony Effe per il Capodanno romano, Ruggeri è netto:
“L’argomento non è mai il problema. Ho letto Burroughs, Bukowski, ascoltato Lou Reed e Iggy Pop: artisti che hanno trattato temi forti. La questione è sempre il valore dell’opera. Se fai arte, puoi parlare di tutto. Il problema non è il tema, ma come lo affronti. ‘Delitto e castigo’ di Dostoevskij parla di un ragazzino che uccide un’usuraia: è un tema adatto alla trap? Forse sì, ma non è il tema che fa la grandezza dell’opera.”
Il 17 gennaio uscirà La caverna di Platone, il quarantesimo album di Ruggeri. Un’opera che si ispira al celebre mito:
“L’idea delle persone rinchiuse in una grotta, che vedono proiezioni di luce e pensano siano la realtà, mi sembra molto attuale. La comunicazione di oggi tiene le persone legate in una caverna virtuale, strumento di propaganda o di dileggio dell’avversario.”
Sul crescente potere dei social, Ruggeri commenta l’impatto di figure come Elon Musk:
“Possedere una piattaforma social è più importante che avere un giornale. La politica ormai guarda più ai social che alla stampa.”
E su Sanremo? Ruggeri confessa di non aver ancora deciso se lo guarderà quest’anno:
“Negli ultimi anni ho approfittato di quella settimana per viaggiare ed evitare che i tassisti mi chiedessero perché non fossi a Sanremo. Quest’anno vedremo.”
A proposito, Ruggeri si sarebbe mai visto come direttore artistico del Festival?
“Non solo, qualche anno fa se ne parlava. Se mi avessero chiamato, avrei accettato. Quanto alla nuova direzione, la mia speranza è che con Conti, e nomi come Cristicchi o Brunori Sas, la musica d’autore torni al centro.”
Per ora, Ruggeri si concentra sulla sua musica e sulla nuova stagione di Gli occhi del musicista, portando al pubblico storie, riflessioni e note dal vivo. La musica, come sempre, resta il suo strumento per comprendere e cambiare il mondo.

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