Estate 2026, dai successi di Ossessione e Al mio paese a Fred De Palma e Canto d’amore: ecco cosa raccontano classifiche, tormentoni e nuove tendenze musicali.
Che estate è stata? La domanda che è lecito rivolgersi al primo settembre, a conclusione quasi completa del percorso stagionale delle canzoni.
A pelle salta subito fuori la differenza con il 2025, quando furono pochi i big ad uscire con un pezzo estivo e tutti pensavamo che tenessero l’argenteria migliore per Sanremo: non fu nemmeno così, con un’edizione del Festival passata in sordina a parte qualche grossa rivelazione, e nell’estate 2026 quasi tutti i nomi abituali si sono cimentati con un singolo stagionale.
Le premesse erano eccelenti, con una buona qualità media diffusa, un calo drastico di quei prodotti stagionali usa e getta, meno duetti forzati, meno proposte “tamarre” e molte canzoni di composizione, che avrebbero potuto essere in qualunque momento dell’anno. Anche meno rap, se questo significa consegnare canzoni che possano rivolgersi a un’audience più larga e non un giudizio sul genere musicale. Premesse ottime per un buon raccolto, tuttavia l’esito non è stato clamoroso, complessivamente le canzoni in classifica nelle posizioni di vertice non sono state molte e varie e ci sono stati anche alcuni flop clamorosi, sia per gli autori e interpreti eccellenti che per la forza del pezzo.
Forse qualcosa sta cambiando, o nel gusto del pubblico o nella discografia, o piuttosto nel modo in cui vengono redatte le classifiche, un tempo di vendita oggi di ascolti, in cui a breve non è difficile pronosticare il sorpasso dei pezzi di catalogo rispetto alle novità, se non altro per il numero maggiore da essi rappresentati, in un catalogo in cui tutto è a disposizione di tutti in ogni momento.
In attesa dei tempi per queste riflessioni, raccontiamo la storia di questa estate attraverso le classifiche più diffuse. E quando si trova un brano come Ossessione di Samurai Jay che partito dal numero uno la seconda settimana dopo Sanremo polverizzato ogni record di brani festivalieri nella satira come settimane di permanenza al numero uno, restandovi fino a fine giugno e trovandosi tuttora nei top 20, beh, non è difficile individuare chi sia il re, anzi, l’imperatore, per rimanere in quota giapponese non solo dell’estate ma dell’anno: il latin-rapper napoletano ha poi infilato anche un ottimo successo estivo con Flamenco paranoia, per cui a livello i artisti, lo scettro può solo essere suo. Metà luglio e metà agosto, quattro settimane in tutto, è il bottino del brano squisitamente estivo più venduto, o streammato, in quanto non legato a Sanremo e ripropone sul trono delle bombe estive un tipo come Fred De Palma che una decina di anni fa già dettava legge anche a livello di esportazione (Se iluminaba fu numero uno anche in Spagna, la nostra Una volta ancora). Questa è un po’ l’eccezione che conferma al regola: pochi brani latini, poco rap, poche collaborazioni, ma alla fine vince una che ha queste caratteristiche di catalogazione. Ed è sicuramente la prima volta che un brano di ritmo merengue sia andato in vetta in italia nella storia dei 70 anni di hit parade (Maracaibo di Lu Colombo è un illustre predecessore ma il suo successo non fu immediato e l’hit parade la vide manco col binocolo).
Il mese in mezzo tra i due periodi di De Palma in vetta è per Dai dai, inno dei Mondiali di calcio che ha un po’ faticato a decollare ma poi ha fatto molto bene il suo, confermando Shakira come reginetta degli inni mondiali, avendone incisi piu di quante partecipazioni abbia saltato l’Italia recentemente e non è facile superare tale record.
Altre classifiche che tengono conto anche dei passaggi radiofonici e delle vendite fisiche hanno premiato invece per qualche settimana in meno Ossessione e a giugno dato spago ad Al mio paese, il tormentone dell’armata BrancaLevanDelia, o come si può trovare un acronimo per il trio guidato dalla cantante barese (siamo ancora a dibattere 40 anni dopo se abbreviare MoranGerOzzi fosse efficace, per cui fate voi…).
E qui possiamo dire di essere di fronte se non a un genere nuovo, almeno a una sua nuova declinazione, una sorta di folk meridionale latineggiante con tendenze da club-baile. E questo brano non è l’unico in uesto filone ad avere destato attenzione, per cui potremmo trovarci in furto a una riscoperta delle radici folk in chiave tormentone, un inedito per l’Italia ma che nel mondo latino, dal flamenco spagnolo a tutti ritmi afrocubani è invalsa da 50 anni e passa. Queste graduatorie che sommano fonti diverse hanno premiato per una settimana ad agosto anche i Pinguini Tattici Nucleari con Sorry scusa lo siento, ancora una volta un pezzo azzeccato per loro, dimostrando di sapere ancora rinnovare una formula personale lontanissima dall’esaurirsi. Qui siamo di fronte a pop allo stato puro, di pregevole fattura e con citazioni solite generazionali, un brano non necessariamente estivo ma che a livello di eco ha densato forse piu di tutti la stagione.
E infine la sorpresa di fine agosto quando per le due settimane finali e l’attuale il brano piu suonato in radio diventa il duetto Canto d’amore, tra Angelina Mango e Marco Mengoni, tutto interno de La Tarma Records, ora anche etichetta discografica, tentativo riuscito di riposizionamento della cantautrice dopo la crisi e di tenere viva l’attenzione intorno a un artista che sta prendendosi il tempo per tornare con qualcosa di nuovo e di forte. Il brano, caratterizzato da un coro dominante per il ritornello del pezzo, potrebbe persino essere natalizio, non è estivo ma è marinaro e mediterraneo e potrebbe costituire una sorpeesa a livello di premi stagionali. E rientra a modo suo in quel filone popfolk di cui sopra, condito da ottime vocalità e da un tema musicale moltoto evocativo.
E sono questi i maggiori successi: nelle posizioni di rincalzo, non troppo movimento. Non ha raggiunto il podio ed anzi ha faticato a galleggiare in top 10 ma con queste premesse va considerato comunque un grande successo White girl wasted di Anna, sempre più in sintonia con la sua generazione e meno apprezzata dalle più adulte, nonostante sia innegabile che la ragazza esprima una personalità straripante e sia una dei pochi rapper ad aere una vera cultura ritmica, elemento primigenio dell’hip hop e che invece soprattutto nel repertorio italiano viene spesso sacrificato in luogo di una verbosità narrativa che rende oggettivamente meno accattivanti i brani. Gira sempre altissimo Geolier, con Canzone d’amore, uscita però diversi mesi prima dell’estate, lui sì capace di rivolgersi sia ai coetanei che ad altre generazioni, mescolando melodia e rap ad altissimo livello in un discorso che ne fa un po’, prendendone la definizione per quel che vale, un Pino Daniele o meglio un Peppino Di Capri del rap partenopeo.
C’è sempre Ultimo uno dei pochi insieme a Geolier ad avere creato attorno a sè un seguito inscalfibile da parte dle proprio pubblico, continuando ad alimentare un repertorio vastissimo anche se non foraggiato dalle radio, con Romantica, brani forse un po’ meno esplosivi ed originali rispetto ai primi suoi tre album ma molto efficaci soprattutto nella dimensione live da stadio. C’è il duetto tra Alfa e Jovanotti, Buon vento, carta promettente tra due artisti che stanno seguendo un percorso molto simile dal rap all’eclettismo, ma che sembra giocata un po’ in modo qualunque, sprecando un’ottima occasione di lavoro intergenerazionale. Va detto però che gli artisti tra i 50 e i 60 sono quelli che tradizionalmente più faticano ad essere appreezzati dalle generazioni giovani. Meglio per qualche anno è andata ai 70-80enni, ma anche quel filone ora pare esaurito, visto come si sono ormai schiantati i vari duetti con Grandi, Berti, D’Angelo eccetera proprio quest’estate e altri non abbiamo pubblicato nulla di nulla. Un pezzo avanti o indietro, nelle classifiche ufficiali questi sono i nomi italiani che ricorrono ormai da tre mesi e da qui non si esce.
Persi per strada Madame e Blanco, icone generazionali già ammainate dai coetanei nonostante il coraggio e il talento, anche Annalisa e Irama hanno un po’ faticato o comuqnue non replicato i fasti recenti, con Canzone estiva uscita però a marzo e senza un follow-up in stagione come poteva essere prevedibile), segno di una formula che sta diventando pericolosamente stantia e a cui al momento non si percepiscono direzioni alternative da parte dell’artista, e Cabana, moderna rivisitazione dei ritmi sinuosi alla Enrique Iglesias.
Per il rap, molto alti in streaming Artie 5ive con Swag music e Shiva con Obsessed, ma che non possono definirsi successi universalmente riconosciuti perché rimasti confinati alla loro nicchia di pubblico nonostante gli ottimi numeri in classifica.
E poi ottimi alcuni sanremesi col secondo singolo, su tutti Maledetto me di Fulminacci, incredibilmente affermatosi non tanto per le qualità riconosciute dell’artista ma per lo stile non certo tipicamente estivo, a conferma che si possono fare tormentoni efficaci comunicando qualcosa anche in canzoni “normali” nel senso di stampo cantautorale; bene Sayf con Buona domenica, storie personali narrate in maniera coinvolgente e meticciosamente contemporanea, ed anche Tommaso Paradiso ha differenziato le proposte uscendo con l’uptempo Agitare Coca-cola, ben piazzata nelle radio a consolidare il suo personale rilancio in essere da oltre un anno. Meno esposta Ditonellapiaga, la cui Business man sconta una certa similitudine con Che fastidio e forse più originalità musicale che non nelle citazioni del testo. Un po’ deja vu anche J-.Ax, la cui Hippy ya yo ha risuonato ovunque ma venduto poco, lasciando l’effetto novità al brano sanremese, poco mossi gli altri mari degli artisti sanremesi, a cominciare dal vincitore Sal da Vinci , che forse ha un po’ stancato in eccesso di presenza e infatti non ha avuto i riscontri attesi dal successivo Poesia.
Numeri ridotti anche per Achille Lauro, ma i brani di quest’anno facevano più per accompagnare il tour che epr esigenze discografiche, bene nelle radio Noemi con Tu cosa fai questa sera, tormentone pop gradevolissimo, e Merk & Kremont palle prese con un tormentone estivo, Partenope, che a parte qualche lalala di troppo ha dato ulteriore spago alle voci di Kolors e Brancale. Kolors deludenti invece con la digressione reggae di Rolling Stones, peraltro uscita primaverile, il che fa pensare chenonostante la forza pop di questi ragazzi, difficilmente Jagger e soci faranno mai un brano intitolato The Kolors. Botta tremenda, e dispiace, per Francesco Gabbani, che con Summer funk pareva avere per le mani un pezzo bomba, che peraltro tutti canticchiano ma che a livello di numeri ha mosso poco più di nulla. Idem Gaia, che però si rifa con la programmazione radiofonica per Bossa Nostra, in cui riscopre le radici brasiliane, sia pure copiando Ornellona e Toquinho ma almeno il modello è alto e la resa dignitosissima, a parte il verso sulla “favola da favela” che pare più un ossimoro che una fascinazione. Non male Antidroga, di Emma con Fabri Fibra, colta dal pubblico come efficace ibridazione tra un pezzo melodico malinconico non eccelso ma ben scritto e un rap che fa la differenza, assieme alla vocalità della cantante.
Queste le principali impressioni, mancheranno sicuramente alle canzoni meritevoli ma dal riscontro debole. La sensazione è che si sia chiuso nel 2025 un decennio fatto di canzoni “per l’estate”, a volte proprio “usa e getta” ma che hanno l’indubbio merito di rilanciare la funzione di pezzi pensati proprio per la stagione vacanziera, sia pure in un’epoca difficile storicamente per cui la gente ha poca voglia di leggerezza ma anche di ascoltare con attenzione dall’altro lato. La sensazione è di essere tornati alle canzoni “dell’estate”, ovvero alla colonna sonora di stagione con brani che escono nella tarda primavera per colpire quesot periodo ma non necessariamente di ambientazione marinara o spensierata.
Chissà se i prossimi anni confermeranno l’impressione ma di sicuro avremo sempre canzoni di cui parlare in qualunque estate delle nostre vite future, qualunque sia il supporto, qualsiasi siano gli artisti e indipendentemente dai metodi di rilevazione della popolarità dei brani. E se vogliamo giocarci un gioiellino fuori da ogni schema di aspettative iniziali, ci giochiamo le citazioni nostalgiche e la chitarra braislianeggiante di Napoleone, con Cucù Mari, dimostrazione che si può fare qualità anche facendo sorridere e sapendo rivolgersi a tutti, votiamo Care’ dei Nu Genea, bel funky molto solare e pieno di citazioni di frasi qualunque in gergo napoletano (meraviglioso dire “Mantieneme” nel significato di “tienimi per mano perchè mi sento cadere”, appunto “me sient’e care'”). E proprio in un momento in cui per citare il cantautore il mondo pare cadere a pezzi, la leggerezza intelligente non ci salverà ma ci renderà qualche attimo della giornata più sorridente.


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