Fabri Fibra al Premio Tenco parla di rap, disagio sociale, costo della vita e algoritmi, raccontando anche il disco realizzato con Neffa.
Per la prima volta a Sanremo, Fabri Fibra arriva al Teatro Ariston in occasione del Premio Tenco, ospite della serata conclusiva del 24 ottobre. Un debutto che diventa l’occasione per riflettere sull’evoluzione del rap italiano, sulla credibilità degli artisti e sulle difficoltà economiche delle nuove generazioni. Nel corso dell’incontro con la stampa, il rapper affronta anche il tema delle proteste, il rapporto con Milano e la necessità di sottrarsi alle regole sempre più stringenti dell’industria musicale.
Fabri Fibra: il rap tra credibilità, protesta e disagio sociale
Secondo Fibra, il riconoscimento del rap come forma di canzone d’autore è il risultato di una crescita evidente da anni, accompagnata dall’ampliamento del pubblico e da maggiori investimenti. In particolare, il rap più riflessivo e vicino al cantautorato sta conquistando una nuova considerazione.
L’artista sottolinea però quanto sia fondamentale la coerenza tra ciò che si racconta nei testi e la propria vita. La credibilità, spiega, è il vero potere di un musicista: senza una corrispondenza tra parole e comportamenti, anche i messaggi più incisivi rischiano di perdere forza.
Parlando delle manifestazioni e della rabbia dei giovani, Fibra ripercorre la propria esperienza di lavoratore. Da ragazzo guadagnava 1.200 euro al mese e conosceva già la difficoltà di raggiungere l’indipendenza economica. Oggi, osserva, tra affitti, spese quotidiane e pressione sociale, il costo della vita rende ancora più complicato costruirsi un futuro.
Pur senza pretendere di rappresentare direttamente le nuove generazioni, il rapper ne rispetta la rabbia e riconosce nelle proteste il segnale di un disagio che non può essere ignorato. «La vita è un duty free totale», afferma, criticando un sistema nel quale il valore delle persone sembra dipendere sempre più dalla loro capacità di spendere e consumare.
«Dove arrivano i soldi, la rabbia diminuisce»: la critica all’industria musicale
Fibra riflette anche sul rapporto tra rap e successo commerciale. A suo giudizio, l’ingresso del genere nel mercato mainstream ne ha attenuato la componente più provocatoria: il rap contemporaneo sarebbe diventato meno scomodo rispetto a quello di vent’anni fa, proprio perché maggiormente condizionato dalle logiche economiche.
Da qui la critica agli status symbol, che non sarebbero un’invenzione dei rapper, ma il riflesso di una società che associa il possesso materiale al prestigio personale.
Fabri Fibra e Neffa, un disco contro le regole dell’algoritmo
Tra i temi centrali dell’incontro c’è anche Zarathustra Style, il progetto realizzato con Neffa e pubblicato con 23 brani, senza seguire la consueta strategia di singoli e videoclip. Una scelta che Fibra definisce una «follia», ma anche un modo per sperimentare al di fuori delle formule prestabilite.
Il rapper denuncia infatti un sistema dominato dall’algoritmo, che rischia di condizionare tanto chi produce musica quanto chi la ascolta. La sfida, oggi, è creare qualcosa di autentico e capace di sorprendere, senza sacrificare ogni intuizione alle strategie commerciali.
Al Premio Tenco, Fabri Fibra porta così non soltanto il proprio percorso artistico, ma anche una riflessione sul ruolo della musica nella società: raccontare le contraddizioni del presente, mantenendo viva quella libertà espressiva che ha reso il rap una voce di riscatto.

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