Fausto Leali

Fausto Leali racconta la sua straordinaria carriera in un’intensa intervista a Il Dolomiti, ripercorrendo le tappe che lo hanno reso una delle voci più iconiche della musica italiana. Tra ricordi, collaborazioni internazionali e riflessioni sul palco, emerge il ritratto di un artista senza tempo.

Dopo decenni di successi, la passione per la musica resta immutata. «Ogni volta che sali sul palco provi un’emozione: sempre la stessa, ma al contempo sempre diversa», confessa Leali. «La gente ti restituisce quello che hai dato e ti premia con applausi e affetto: è questo che ti mantiene giovane».

Le radici nella black music e l’amore per il soul

L’identità artistica di Leali nasce dalla sua passione per la musica angloamericana. «Già a 18 anni ascoltavo Ray Charles e James Brown», racconta. «Poi sono arrivati The Beatles e The Rolling Stones: era quella la musica che ascoltavamo e che cercavamo di fare».

Indimenticabile anche l’esperienza come supporter dei Beatles: «Li ascoltavo da dietro il palco e solo a vederli mi tremavano le gambe».

Tra i suoi brani più celebri spicca A chi, nato dalla reinterpretazione di “Hurt”. «Nei night la gente se ne innamorò e me la chiedeva sempre», ricorda. «Ha rappresentato una grandissima porta aperta per me».

Emozionante anche il duetto con Mina: «Cantare con lei fu un’esplosione di sensazioni vere».

Sanremo e il dialogo tra generazioni

Il Festival di Sanremo rappresenta un filo rosso della sua carriera. «Il premio alla carriera ha consacrato il mio percorso, ma continuo con entusiasmo», afferma.

Sul confronto tra epoche musicali, Leali cita Paul McCartney: «Esiste solo musica fatta bene e musica fatta male».

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