Il significato di tutte le canzoni che compongono l’omonimo album dei Follya, la band capitanata da Alessio Bernabei.
Follya, il significato delle canzoni dell’album della band
- morto per te – “Siamo io e te quelli che non possono restare insieme”
La storia di un amore tossico e tentacolare, di una dipendenza affettiva, in cui non è più possibile restare insieme. Un amore del quale non si riesce a fare a meno, può essere definito tale? In questo amore, raffigurato come una giostra, si alternano continuamente momenti di estrema euforia a lacrime di dolore. L’unico modo di salvarsi da questo luna park è mettere fine alla storia.
Morire per amore vuol dire rinascere, imparare dagli errori del passato per crescere e vivere meglio il presente.
- tutt’okkei – “Perché non te ne vai via che è tutt’okkei?”
La risposta alla più classica delle domande: «Come stai?». Non sempre è «tutto ok», ma spesso è la risposta più semplice per celare il proprio mondo interiore. “tutt’okkei” è un mantra, un’attitudine attraverso la quale affrontare la vita e le sue difficoltà, trasformando la frustrazione in ironia.
- ami/odi – “Io che rimango per terra a morire per te e tu non fai più rumore”
Questa canzone, ispirata al mondo della synth wave degli anni ’80, affronta il tema del masochismo dell’amore e della volontà di vivere un’esperienza intensa. Il testo racconta il ciclo altalenante dell’amore – amore, odio, amore, dolore – e una relazione tossica da cui il protagonista si sente incapace di liberarsi, nonostante il dolore e l’angoscia vissuti. La canzone cattura l’essenza di un amore passionale e tumultuoso, riflettendo sull’irresistibile potenza dell’attrazione e la complessità delle relazioni amorose.
- anche basta – “Succede qualche volta che mi sento un poco solo / In mezzo alle persone o quando non lavoro”
Brano dalla sonorità distorta e distopica, che fonde elementi industrial e hip-hop creando un’atmosfera cupa e opprimente, che racconta, da un lato, un senso di solitudine e di alienazione derivante da un isolamento sperimentato nonostante un’intensa vita sociale, e dall’altro il senso di oppressione per una visione notturna ricorrente. È possibile sentirsi da soli anche in mezzo a tante persone? Una sensazione che porta a cercare sollievo tramite sostanze chimiche, senza però ottenere alcun risultato.
- rip – “se hai il cuore rotto, ne prendo un pezzo”
Il sound è fortemente ispirato al punk rock dei “The Offspring”, caratterizzato da chitarre super distorte e sature. Il testo riflette sulla rottura di un rapporto, esprimendo un senso di sfiducia reciproca tra le persone coinvolte. L’uso dell’immagine metaforica suggerisce la difficoltà di mantenere relazioni stabili e sane. Nonostante le difficoltà, la canzone sembra abbracciare un certo cinismo e una rassegnazione all’idea che “si è buoni solo a litigare, a piangere o a fare sesso,” evidenziando l’ironia nel modo in cui le relazioni possono spesso diventare caotiche.
- tuta spaziale – “Voglio farti da ombrello per non farti prendere una goccia”
Una ballad intima in continuo crescendo, in cui il sentimento per la persona amata fa sì che tutto il resto non esista. È come se si vivesse lontano da tutto e da tutti, ma tanto basta a stare bene.
- toxic – “E quando te ne vai e mangio digerisco lame”
Il brano parla di tutte quelle relazioni tossiche dalle quali, nonostante tutto, non riusciamo a prendere le distanze. «All’angolo di un ring mi metti KO» sono le parole di chi, cercando l’amore in una persona, si ritrova a dover fare i conti con una dipendenza dalla quale è difficile uscire.
- mister – “Ho smesso di essere stanco / Che va di moda chi è marcio”
Il manifesto di una generazione troppo spesso lasciata in panchina e che non vede l’ora di mettersi in gioco. «Fammi giocare mister!» è lo slogan di un brano energico che tramite la metafora sportiva si rivolge a chiunque sia nella posizione di decidere chi fa cosa. Nel punto di vista dell’artista può rispecchiarsi chiunque non voglia essere spettatore non pagante del suo futuro, ma vuole avere l’opportunità di mostrare le proprie qualità.
- palloncino – “Io che rifiutavo ogni tipo di tenerezza senza chiederti cosa”
Questo brano parla dei sentimenti legati all’incapacità di amare sinceramente e di trattenere egoisticamente una persona come un palloncino desideroso di volare via, quelli provati da chi ha respinto l’affetto e la tenerezza di un’altra per egoismo, portando alla fine della loro relazione. Ci sono la tristezza e il rimorso per il dolore causato e c’è anche la consapevolezza che sarebbe potuta andare diversamente.
- houdini – “Non siamo più / Due diamanti non più / Perché sei sparita come Houdini”
Una canzone che esplora una relazione amorosa complessa, dove l’amata viene metaforicamente paragonata a Harry Houdini per la sua capacità di “sparire” come e quando vuole. Elementi chiave della canzone sono la frustrazione del protagonista per il suo sentirsi un rifugio solo temporaneo, e per il suo senso di inadeguatezza rispetto all’altra persona.
- giuda – “Ciao come stai molto piacere / Se vuoi suoniamo insieme bella faccia / Vieni dal museo delle cere?”
Il tradimento da parte di un amico viene qui affrontato in modo diretto e tagliente. Il sound è il punto di incontro tra le soundtrack fantasy degli anni ’90 e i colori del mondo “freak”.
L’amico traditore, affamato di fama e popolarità, viene messo in ridicolo con frasi sarcastiche, e ciononostante egli appare disinteressato ad accogliere l’invito a recuperare un qualcosa ormai perso.
- iota – “Soffri come un cane quando la gente t’ignora / Quelli che poi se fallisci non vedono l’ora”
Il titolo del brano si riferisce alla lettera dell’alfabeto nell’iconico gioco elettronico “Grillo Parlante” degli anni ’80 ed evoca un senso di ribellione e non conformità. In questa canzone si abbraccia l’anarchia e l’idea di fare ciò che si desidera senza preoccuparsi delle opinioni degli altri. Nel testo, emerge un senso di disinteresse nei confronti delle opinioni e delle aspettative altrui, dove regna la percezione di invidia o negatività da parte degli altri, ma il messaggio principale è quello di non darvi peso.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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