FRANCESCO DE GREGORI NEVERGREEN

Francesco De Gregori presenta a Milano i nuovi progetti di “Nevergreen (Perfette sconosciute)”: il docufilm su Rai 3, l’album live in uscita il 16 ottobre e i nuovi concerti tra Roma e Teatro Out Off. Le dichiarazioni del cantautore.

Francesco De Gregori torna con “Nevergreen”: il racconto di un progetto speciale tra cinema, disco e live

Un progetto nato quasi in punta di piedi, in uno spazio raccolto, lontano dal rumore dei grandi numeri. E proprio da lì riparte oggi. Dal Teatro Out Off di Milano, luogo simbolico dove tutto ha avuto inizio nel 2024, Francesco De Gregori ha presentato i prossimi capitoli di “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, il percorso artistico dedicato alle canzoni meno conosciute del suo repertorio.

Un viaggio che adesso si allarga e prende nuove forme: un docufilm in arrivo su Rai 3 il 4 giugno, un album live in uscita il 16 ottobre 2026 e una nuova serie di concerti teatrali tra Roma e Milano in autunno.

Ma soprattutto, quello andato in scena al Teatro Out Off è stato un incontro sincero, diretto, senza filtri. Un’occasione per De Gregori di riflettere non soltanto su “Nevergreen”, ma sul presente della musica italiana, sull’industria discografica, sul live, sulla scrittura e sul suo rapporto con il pubblico.

“Nevergreen”, dove tutto è cominciato

“Nevergreen (Perfette sconosciute)” nasce nel 2024 dalla residenza milanese al Teatro Out Off: 20 concerti dal 29 ottobre al 23 novembre, una scaletta diversa ogni sera, un pubblico ridotto a circa 200 persone e una selezione di brani volutamente fuori dai radar.

Lo stesso De Gregori ha spiegato il senso del titolo:

“Nevergreen è un innesto un po’ maccheronico tra never ed evergreen. Quando nel 2024 ho fatto quei concerti, il pubblico più talebano conosceva ogni mia canzone”.

Un’idea controcorrente: riportare al centro brani dimenticati, laterali, meno celebrati rispetto ai grandi classici. Canzoni “perfette sconosciute”, appunto. Non gli evergreen che tutti si aspettano, ma quelle che vivono in una zona più nascosta e forse più fragile del repertorio.

Ed è proprio questa dimensione che ha dato vita al film “Francesco De Gregori. Nevergreen”, diretto da Stefano Pistolini, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e in onda il 4 giugno in prima serata su Rai 3, poi disponibile su RaiPlay.

Il docufilm: “Non è patinato, è grunge”

De Gregori ha raccontato il film come qualcosa di molto lontano dal classico ritratto celebrativo.

“Nel film abbiamo rappresentato l’artista e la sua band al lavoro. Non è un film patinato, ma grunge”.

Non il solito biopic, dunque. Piuttosto un’immersione dentro la musica, nella quotidianità del palco, nella penombra del teatro, tra prove, strumenti, scambi e performance dal vivo.

Un racconto che restituisce il clima reale di quella residenza milanese e il rapporto diretto tra palco e platea.

Il nuovo album live in uscita il 16 ottobre

Il 16 ottobre arriverà anche “Nevergreen (Perfette sconosciute)”, album live registrato proprio al Teatro Out Off.

Per De Gregori il disco dal vivo rimane una forma narrativa potentissima, quasi fotografica.

“Mi hanno sempre detto che faccio troppi dischi dal vivo. A me piace, è un modo per fotografare un momento live”.

E ha aggiunto:

“Devo dire che è un disco con pochissima post-produzione. Quello sarà un disco che assomiglia a un concerto”.

Una scelta precisa, che punta all’essenzialità e all’autenticità sonora:

“L’esecuzione dal vivo è qualcosa che amo, apprezzo. Dal vivo si sentono cose diverse”.

Il disco sarà disponibile in digitale, CD e doppio vinile e rappresenterà la testimonianza sonora più fedele dell’esperienza vissuta nel teatro milanese. Da oggi in pre-order

I nuovi concerti a Roma e Milano: “Cerco un rapporto intimo con gli spettatori”

Dopo il successo della residenza del 2024, il progetto tornerà dal vivo in autunno con una doppia residenza:

  • dal 27 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma
  • dal 25 novembre al Teatro Out Off di Milano

Anche questa volta il formato sarà volutamente raccolto.

“Sul palco saremo in 9. Io cerco un rapporto intimo con gli spettatori e in questo spazio si può creare”.

Una dimensione che De Gregori sente particolarmente sua.

“Mi diverto a suonare in questi spazi, così come nei club”.

E ancora:

“Io sono sempre stato poco allineato nella musica. Oggi ancora di più so che voglio fare l’artista. Senza subire scelte. In posti così sono più portato ad avere anche un rapporto con il pubblico”.

Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

De Gregori contro il gigantismo dei concerti: “Sold out è una parola che mi dà fastidio”

Uno dei passaggi più forti dell’incontro è stato quello dedicato al presente della musica live italiana.

De Gregori non ha nascosto il suo disagio verso la retorica dei grandi numeri.

“Io sono spaventato dal gigantismo dell’industria musicale italiana”.

E ha spiegato meglio il suo pensiero:

“Si parla di grandi spazi, di sold out. A me piace tutto il resto, ovvero gli artisti che partono dal basso, che suonano in locali piccoli”.

Ancora più netta la sua posizione su una parola ormai ricorrente nel lessico dello spettacolo:

“Sold out è una parola che mi dà fastidio”.

Per il cantautore romano la musica resta soprattutto prossimità, contatto, imperfezione condivisa.

“Se oggi avessi vent’anni e scrivessi Rimmel forse non mi darebbero spazio”

Tra i temi più discussi anche il rapporto con il mercato musicale contemporaneo.

Con grande lucidità De Gregori ha detto:

“Se oggi avessi vent’anni e scrivessi Rimmel, mi darebbero spazio? La risposta purtroppo è no”.

Una riflessione che tocca la forma stessa della canzone d’autore.

“Oggi la canzone come è Rimmel non viene premiata. Io non ho niente contro il presente. Ma non mi appartiene”.

E poi:

“Oggi puoi anche avere in mano una canzone come Yesterday, ma non si può promuovere qualcosa di così profondo. Oggi ci sono gli algoritmi che guidano il nostro tempo”.

“Sono almeno dieci anni che non sento ispirazione”

Molto sincero anche il passaggio sulla scrittura.

De Gregori ha raccontato il rapporto complicato con la composizione degli ultimi anni.

“Sono almeno 10 anni che non sento ispirazione. Tecnicamente sarei in grado, ma non ce la faccio”.

Una confessione rara per un autore del suo calibro, subito accompagnata però da una speranza ancora viva:

“Però sarei felice di scrivere una nuova canzone. Però bisogna avere voglia di scrivere. Un tempo sapevo scrivere le canzoni”.

Lucio Dalla, il ricordo: “Mi ha insegnato la ritmica della voce”

Tra i momenti più emozionanti anche il ricordo di Lucio Dalla, figura centrale nella sua vita artistica.

“Lucio Dalla mi ha portato fuori da un modo di cantare troppo cantautorale. Ho scoperto la ritmica della mia voce”.

E ancora:

“Sono fiero e grato di averlo incontrato”.

De Gregori ha raccontato anche di aver spinto Dalla a fidarsi maggiormente della propria scrittura:

“Lui da me ha preso il coraggio nello scrivere i testi delle sue canzoni”.

Politica e artisti: “Non do lezioni e non voglio prenderne”

Non sono mancate riflessioni sul rapporto tra arte e politica.

De Gregori è stato molto chiaro:

“Provo sempre un po’ di imbarazzo quando un artista vuole schierarsi per forza”.

E ha aggiunto:

“Non mi sento superiore a nessuno. Non mi sento in grado di dare lezioni”.

Un pensiero che ha sintetizzato con una frase netta:

“Non do lezioni e di sicuro non le voglio prendere da un uomo di spettacolo”.

“Fermarmi? No. Continuerò a suonare finché vorrò”

Nonostante il lungo percorso artistico, De Gregori non pensa allo stop.

“Fermarmi? No, non è in programma”.

Il live resta il centro di tutto.

“Continuerò a suonare dal vivo finché vorrò, ma proseguirò anche se non scriverò canzoni”.

E con il suo stile asciutto e ironico ha concluso:

“Quando deciderò di smettere… sparito. Ma non lo annuncerò”.

Nevergreen continua il suo viaggio

Tra cinema, disco e palco, “Nevergreen (Perfette sconosciute)” continua così il suo cammino.

Un progetto nato per riportare luce sulle canzoni meno frequentate di De Gregori e diventato qualcosa di più grande: un manifesto artistico di libertà, di sottrazione e di resistenza alla logica del gigantismo.

Ripartendo proprio da Milano, dal Teatro Out Off, da uno spazio raccolto e quasi domestico.

Lì dove tutto è iniziato. E dove, in fondo, continua ancora.

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