Francesco Guccini Canzoni da intorto e da osteria

Francesco Guccini è stato amato anche da esponenti della destra italiana come Meloni, Salvini e Vannacci. Le canzoni del cantautore tra politica, memoria e identità.

La morte di Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto 2026 all’età di 86 anni, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra il cantautore emiliano e la politica italiana. Autore da sempre legato ai valori della sinistra, alla Resistenza e all’antifascismo, Guccini ha rappresentato per decenni una delle voci più importanti dell’impegno civile nella musica italiana.

Eppure le sue canzoni, spesso considerate simbolo di una precisa area culturale, sono state amate e cantate anche da esponenti politici di schieramenti lontani dalle sue idee. Un paradosso solo apparente: come lo stesso Guccini aveva più volte ricordato, una canzone può avere molte vite e appartenere anche a chi la interpreta in modo diverso dall’autore.

Tra i casi più curiosi ci sono quelli di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Roberto Vannacci, tutti protagonisti negli anni di dichiarazioni di apprezzamento per il repertorio del cantautore.

Roberto Vannacci canta “L’avvelenata” e ricorda Guccini

Tra i primi a ricordare Guccini dopo la sua scomparsa è stato Roberto Vannacci, che ha scelto un modo decisamente particolare: intonando alcuni versi de “L’avvelenata”, uno dei brani più celebri del cantautore.

“Questa è una delle canzoni che io ho sempre cantato da quando ero bambino. C’erano i miei fratelli che avevano l’Lp ‘Via Paolo Fabbri 43’ di Guccini”, ha raccontato Vannacci all’Adnkronos, prima di accennare il brano.

Commentando la strofa interpretata, il leader di Futuro Nazionale ha aggiunto: “È una bellissima canzone. Potrebbe essere adatta alla mia realtà, e al posto di ‘Non comprate i miei dischi’ ci si potrebbe mettere ‘Non comprate i miei libri’”.

Non è la prima volta che Vannacci si avvicina pubblicamente alla musica di Guccini. Nell’ottobre 2023, durante un intervento nel format “Karaoke Reporter” di Radio Rock, aveva cantato alcuni passaggi de “La locomotiva”, spiegando di apprezzare soprattutto il racconto di un uomo disposto a sacrificarsi per un ideale.

“La musica non ha colore politico”, aveva dichiarato dopo l’esibizione.

Una frase che aveva fatto discutere, considerando che “La locomotiva”, pubblicata nel 1972, racconta la storia di un ferroviere anarchico e di una ribellione contro le disuguaglianze sociali, diventando negli anni uno dei simboli musicali della sinistra italiana.

Matteo Salvini e “La locomotiva”: il ricordo di un amore giovanile per Guccini

Anche Matteo Salvini ha raccontato più volte il suo rapporto con le canzoni di Francesco Guccini. Prima ancora della carriera politica, quando aveva appena sedici anni, il leader della Lega suonava proprio “La locomotiva”.

“Diciamo che a 16 anni suonavo ‘La locomotiva’”, aveva raccontato nel 2020 durante la trasmissione “In Onda” su La7, ricordando anche la passione giovanile per Guccini e per i Nomadi.

La dichiarazione aveva suscitato sorpresa proprio per il significato politico del brano. Guccini, però, aveva reagito con la consueta ironia.

Nel 2019, durante un incontro a Palermo, commentando le parole di Salvini aveva detto: “Non ho nessuna responsabilità sui gusti musicali del leader della Lega. Anche Dante è stato letto da cani e porci”.

Una battuta che riassumeva il pensiero del cantautore: ascoltare una canzone non significa necessariamente condividerne l’ideologia dell’autore.

Giorgia Meloni e “Cirano”: la stima per Guccini mai ricambiata

Il rapporto più complesso è stato sicuramente quello tra Francesco Guccini e Giorgia Meloni.

La presidente del Consiglio non ha mai nascosto il suo amore per alcune canzoni del cantautore, in particolare “Cirano”, brano del 1996 contro conformismo, ipocrisia e arroganza del potere.

Lo stesso Guccini aveva raccontato che Meloni, quando era ancora una giovane dirigente della destra, lo aveva invitato ad Atreju, la manifestazione politica della destra giovanile.

“Ebbi una telefonata da Meloni e io non sapevo neppure chi fosse. Voleva che partecipassi a un incontro ad Atreju. Io cortesemente rifiutai, come era ovvio”, aveva ricordato il cantautore.

La distanza politica tra i due non aveva però impedito alla leader di Fratelli d’Italia di apprezzarne l’opera.

Dopo la morte dell’artista, Meloni ha voluto ricordarlo con parole di grande stima:

“Ha interpretato inquietudini e ideali di generazioni di italiani. Io ho amato profondamente la sua musica e le sue canzoni. Conosco a memoria molti dei suoi testi. Splendidi, poetici, lirici”.

La premier ha citato proprio “Cirano” e “Cristoforo Colombo” tra le composizioni più importanti della musica italiana, aggiungendo:

“Continuerò a cantare le sue canzoni e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento”.

Una frase che richiama il rapporto difficile tra i due, segnato anche dalle dure critiche espresse negli anni da Guccini nei confronti della politica di Meloni.

Le critiche di Guccini alla destra e al governo Meloni

Guccini non ha mai nascosto le proprie idee politiche. Nel 2022, ospite di Diego Bianchi a “Propaganda Live”, aveva commentato la possibile vittoria del centrodestra alle elezioni politiche con parole molto dure:

“Adesso è il momento della Meloni, dalla destra, che si tira dietro Salvini e Berlusconi. Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala”.

Quando gli venne ricordato che le conseguenze politiche avrebbero riguardato tutti gli italiani, aveva risposto con ironia:

“Uno che non l’ha votata può dire: ‘Io ve l’avevo detto’. È una soddisfazione da poco, ma è pur sempre una soddisfazione”.

Nel corso degli anni il cantautore aveva definito Meloni “furba, intelligente e pericolosa”, criticando alcune sue proposte di riforma istituzionale e il rischio, a suo giudizio, di un indebolimento degli equilibri costituzionali.

“Bella ciao” e lo scontro sulla Resistenza

Uno degli episodi più controversi risale al 25 aprile 2020, quando Guccini pubblicò una versione modificata di “Bella ciao” con un riferimento diretto alla leader di Fratelli d’Italia:

“Con i fasci della Meloni che vorrebbero ritornar. Ma noi faremo la Resistenza”.

Meloni reagì accusando il cantautore di aver usato parole divisive:

“Cosa intende? Che dovrebbero farci i processi sommari, appenderci a testa in giù, rasarci i capelli ed esporci alla pubblica gogna? Questa si chiama istigazione all’odio”.

Guccini replicò spiegando che il riferimento non era a episodi di violenza del passato, ma a precise battaglie politiche contemporanee.

Guccini, un autore capace di superare gli schieramenti

Il caso Guccini dimostra ancora una volta quanto la musica possa superare confini politici e ideologici. Le sue canzoni sono state inni generazionali, strumenti di protesta, racconti di memoria e identità.

Da “La locomotiva” a “Cirano”, da “L’avvelenata” a “Dio è morto”, il suo repertorio ha attraversato decenni di storia italiana, continuando a parlare anche a chi non condivideva necessariamente le sue convinzioni.

Come aveva spiegato lo stesso Guccini, un artista può scegliere le proprie idee, ma non può controllare completamente il viaggio delle proprie canzoni.

Ed è forse proprio questa la più grande eredità del cantautore di Pavana: aver scritto brani così forti da diventare patrimonio collettivo, anche oltre le divisioni politiche.

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