Gianni Morandi

Gianni Morandi torna a Riccione il 10 settembre con “C’era un ragazzo Estate 2026” e ripercorre i ricordi degli esordi: «Questo mare mi ha aperto il mondo».

Ci sono luoghi che diventano parte della propria storia. Per Gianni Morandi uno di questi è senza dubbio Riccione, la città dove, ancora ragazzino, scoprì il mare e visse una delle prime esperienze decisive della sua lunga carriera. Il 10 settembre l’artista tornerà in piazzale Roma con “C’era un ragazzo Estate 2026”, riportando sul palco non soltanto le sue canzoni, ma anche una memoria che dura da quasi settant’anni.

Come racconta il Corriere di Romagna, Morandi arrivò a Riccione nel 1958, quando aveva appena 13 anni. Veniva da Monghidoro e il mare, fino a quel momento, non lo aveva mai visto. «Per me ritornare a Riccione è bellissimo. Ero un ragazzo di montagna e il mare non lo avevo mai visto», ricorda oggi.

A convincere i suoi genitori fu la maestra di canto Alda Scaglioni. «Parlerò con tuo padre e tua madre, ti porto a Riccione così puoi stare al mare», gli disse. Morandi rimase quattro mesi, lavorando al Caffè Concerto Turismo di viale Dante. Non c’era un vero compenso e il padre gli aveva affidato 500 lire per tutta l’estate.

«Mio padre mi diede 500 lire, dovevano bastarmi per tutti e quattro i mesi», racconta. Le piccole mance dei turisti stranieri gli permettevano però qualche piacere: «Ogni tanto mi davano una mancia: 10 o 20 lire, qualche volta 50». E con quei soldi arrivava una fetta di cocomero: «Mi piaceva da morire».

Quella gavetta è rimasta indelebile. «È stata una gavetta dura e intensa, ma anche divertente», spiega Morandi, che da allora è tornato a Riccione praticamente ogni anno: «Ci sono tornato quasi tutti gli anni, per cinquanta, sessanta, ormai settant’anni».

Il prossimo 10 settembre il cerchio si chiuderà simbolicamente. Sul palco di piazzale Roma, accompagnato dalla superband diretta da Luca Colombo, Morandi proporrà i suoi grandi successi e “Monghidoro”, il nuovo brano scritto da Jovanotti.

Al centro dello spettacolo ci saranno anche i sessant’anni di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, una canzone che conserva una sorprendente attualità. «Festeggio una canzone contro la guerra, ma siamo ancora pieni di focolai», riflette l’artista. «La guerra non finisce mai».

E mentre guarda indietro, Morandi continua a pensare al futuro. «Ai concerti vedo anche ragazzini, il pubblico è molto eterogeneo». Una longevità costruita anche grazie agli incontri: «Ho conosciuto tutti e da tutti ho imparato qualcosa. Sono stato fortunato».

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