L’Aquila inaugura il 2026 da Capitale Italiana della Cultura alla presenza del Presidente Mattarella; emozione e identità con Gianluca Ginoble e “Amara terra mia”.
L’Aquila apre ufficialmente il suo anno da Capitale Italiana della Cultura 2026 con una cerimonia intensa, solenne e profondamente radicata nel territorio. Sabato 17 gennaio, all’Auditorium della Guardia di Finanza, la città abruzzese ha dato il via a un percorso che guarda al futuro partendo dalla memoria, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del sindaco Pierluigi Biondi e del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio.
Ma più che una celebrazione, l’evento è apparso come un atto fondativo, un racconto corale capace di intrecciare musica, parola e immagini. E tra i momenti più emozionanti della mattinata, spicca senza dubbio l’interpretazione di Gianluca Ginoble, voce de Il Volo, che ha regalato al pubblico una lettura intensa e carica di significato di “Amara terra mia”.
Gianluca Ginoble e “Amara terra mia”: la voce dell’emigrazione e delle radici
Diretto dal Maestro Leonardo De Amicis, Gianluca Ginoble – originario di Roseto degli Abruzzi – ha portato sul palco un brano simbolo dell’identità abruzzese. Amara terra mia non è solo una canzone: è un canto di emigrazione, fatica e nostalgia, nato nei primi anni del Novecento come canto di lavoro delle raccoglitrici di olive nell’area della Maiella.
Conosciuto anche come Nebbia alla valle, Addije, addije amore o Casca l’oliva, il brano è stato tramandato attraverso diverse armonizzazioni corali e reso celebre anche grazie al lavoro di Giovanna Marini negli anni Sessanta. L’interpretazione di Ginoble ha restituito tutta la forza emotiva di questo patrimonio orale, trasformandolo in un momento di grande intensità civile e musicale.
Non a caso, l’artista ha voluto ricordare simbolicamente tutti i suoi “colleghi fraterni”, sottolineando il valore collettivo della musica e della memoria condivisa.
Una cerimonia come opera corale
La direzione artistica di Leonardo De Amicis ha costruito una scaletta pensata come un’unica narrazione: dalle origini della città al dialogo con Rieti, dalla ricostruzione civile e spirituale all’eredità celestiniana. Alla conduzione Francesca Fagnani e Paride Vitale, che hanno accompagnato il pubblico attraverso i diversi quadri tematici, trasmessi in diretta su Rai 3.
Dopo l’apertura con l’Inno di Mameli e l’Inno alla Gioia, la prima parte ha visto protagonisti Giorgio Pasotti e Amara, seguiti da Simone Cristicchi, che insieme ad Amara ha firmato anche un toccante momento dedicato a La Cura, incentrato sui temi di rinascita e perdono.
Comunità, memoria e respiro internazionale
Il valore della comunità ha attraversato l’intera cerimonia, sostenuto da una potente massa sonora composta dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese, I Solisti Aquilani, il Conservatorio “A. Casella” e i Cori Riuniti della città dell’Aquila.
Il respiro internazionale è arrivato con il Maestro Fabrizio Mancinelli, che ha diretto la composizione originale When Time Begins… Again, mentre il concetto di “Città Multiverso” ha trovato voce nell’intervento di Pietrangelo Buttafuoco e in una lettura corale sull’Abruzzo accompagnata dalle musiche di Ennio Morricone, omaggiando uno dei più grandi compositori italiani, cittadino onorario dell’Aquila.
Il discorso di Mattarella e l’inizio dell’anno culturale
Il momento culminante è arrivato alle ore 12, con il discorso del Presidente Sergio Mattarella, che ha sancito ufficialmente l’inizio dell’anno da Capitale Italiana della Cultura. Un passaggio istituzionale che ha dato ulteriore peso simbolico a una cerimonia già carica di significati storici e civili.
Un cast che racconta l’Abruzzo
Uno degli elementi più riusciti dell’inaugurazione è stato il forte legame territoriale del cast: da Pasotti a Cristicchi, da Simona Molinari a Viola Graziosi, fino a Gianluca Ginoble e allo stesso De Amicis, tutti uniti da radici o percorsi formativi in Abruzzo. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che ha reso l’evento autentico e coerente con il messaggio di fondo.
Oltre la cerimonia: la cultura scende in città
Dopo l’evento istituzionale, le celebrazioni sono proseguite nel centro storico dell’Aquila, con un ricco programma di appuntamenti pubblici curati da Marco Boarino, regista internazionale e direttore artistico della parte pomeridiana e serale.
Una recensione finale
L’inaugurazione dell’anno da Capitale Italiana della Cultura 2026 non ha puntato sull’effetto spettacolare fine a sé stesso, ma su una narrazione profonda e condivisa. In questo contesto, l’esibizione di Gianluca Ginoble con Amara terra mia è stata una delle immagini più potenti della giornata: un ponte tra passato e presente, tra canto popolare e grande scena nazionale.
L’Aquila non ha solo aperto un anno di eventi. Ha dichiarato, con forza e misura, che la cultura può essere memoria viva, responsabilità collettiva e visione futura.

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