Intervista a LDA che, dopo il sorprendente ritorno con Shalla, ha pubblicato il nuovo singolo Attimo Eterno.
In questo brano, il romanticismo si spoglia della retorica e si mostra per ciò che è: fragile, disilluso, immerso tra i non detti e le ripetizioni stanche delle relazioni che si consumano. È una tensione continua tra il bisogno e il distacco, tra il ricordo e l’assenza, che dà vita a una dimensione temporale immobile, quasi circolare, dove ogni minuto pesa più di quanto dovrebbe.
«”ATTIMO ETERNO” è un invito a ritrovare l’amore vero, senza avere dubbi nei momenti di difficoltà. Questa canzone per me ha un nome e cognome, dovevo dire ciò che provavo ad una persona, ma spero che in tanti si possano ritrovare nelle mie parole», racconta LDA.
La produzione, raffinata e ispirata al soul-pop internazionale, si intreccia perfettamente alle parole di LDA, che tornano indietro, poi avanzano, si contraddicono, come chi prova a convincersi che una relazione sia finita anche se non è ciò che vuole davvero. Perché quando un amore finisce, anche il futuro può iniziare a sembrare vuoto, dimenticabile.
“ATTIMO ETERNO” arriva dopo “SHALLA“, il punto di svolta che LDA aspettava da tempo, una canzone d’amore in chiave R&B in cui il ritornello diventa quasi un mantra, un’esortazione a vivere senza catene, ricordandoci che a volte è necessario lasciarsi andare al flusso delle cose senza cercare di controllarle.
Intervista a LDA
LDA, bentornato su iMusicFun! Stai vivendo una fase nuova e intensa del tuo percorso artistico. Come ti senti in questo momento?
Mi sento davvero felice. Mi sto divertendo tanto, la gente lo sta apprezzando e per me questo è importantissimo. Sto ricevendo soddisfazioni non solo artistiche ma anche personali. È tutto molto bello, davvero.
Dopo “Shalla” è arrivato anche “Attimo Eterno”. Cosa rappresentano questi due brani nel tuo percorso attuale?
“Shalla” è stato pensato come un ponte, un passaggio. Un brano che doveva iniziare a introdurre questa nuova direzione musicale. “Attimo Eterno”, invece, mostra meglio dove voglio arrivare. E con il prossimo singolo si capiranno tutte le sfumature di ciò che sto facendo. È un percorso di evoluzione graduale.
Questa svolta è anche personale, non solo musicale. Quando hai capito che era arrivato il momento di cambiare?
Quando ho cominciato a perdere la voglia di andare in studio. Sentivo di ripetermi, di rincorrere troppo quello che volevano gli altri e poco quello che volevo io. Non mi divertivo più. A un certo punto mi sono chiesto: “Che senso ha tutto questo?”. Da lì ho deciso di fare ciò che mi piace davvero. Ho voluto portare l’R&B in Italia, anche se so che è difficile. Ma le sfide mi piacciono, e ora mi sto davvero divertendo.
Cosa ti affascina di più dell’R&B e perché pensi che oggi ti rappresenti meglio di altri generi?
Mi affascina perché è fresco, ma allo stesso tempo molto “carnale”, come diciamo a Napoli. È un genere che ti colpisce dentro, che ti trafigge. Riesce a unire qualcosa di super cool con la melodia e il sentimento, elementi tipici anche della musica napoletana. Per fare R&B ci vuole melodia, e io l’ho sempre amato, anche se non l’avevo mai pubblicato per paura.
Questa paura, come si supera? Perché in effetti “Attimo Eterno” sembra proprio un brano che rompe un blocco…
La paura si supera accettando che l’R&B in Italia non ha ancora la visibilità che merita. Ci sono tanti ragazzi bravissimi nella mia generazione che fanno questo genere, ma non ricevono attenzione. Eppure in passato abbiamo avuto artisti come Tiziano Ferro, Giorgia, Mario Biondi, Nina Zilli… Il problema è culturale: in Italia c’è una forte tradizione cantautorale e l’R&B non fa ancora parte di quella cultura diffusa.
Hai detto che “Attimo Eterno” è una canzone che “ha nome e cognome”. Cosa intendi con questa espressione?
Intendo dire che è una canzone che parla di qualcuno di preciso. Quando dici “io per riaverti non sai che darei”, tutti hanno una persona a cui possono riferire quelle parole: una fidanzata, un genitore, un amico, un figlio. Quindi, anche se il titolo è “Attimo Eterno”, ognuno le dà un nome e un cognome diversi, secondo la propria esperienza.
Il romanticismo che racconti in “Attimo Eterno” è molto diretto, ma anche fragile e disilluso. Come riesci a scrivere in modo così personale e allo stesso tempo universale?
Non lo faccio a tavolino. Quando scrivo, penso a ciò che sento. Poi magari riascoltando il brano mi rendo conto che non è solo la mia storia: potrebbe essere la storia di tanti. È una cosa che succede in modo naturale. Se invece si cerca di scrivere “per tutti”, si rischia di perdere la verità della canzone.
È una scrittura che suona quasi terapeutica, e racconta anche un sentimento generazionale: la sospensione, l’immobilità emotiva. Ti ritrovi in questa lettura?
Assolutamente sì. È qualcosa che sento profondamente, e penso che appartenga a molti della mia generazione. C’è questo senso di blocco emotivo, di sospensione, che ci attraversa.
Con “Shalla” hai lanciato il tuo nuovo progetto su Instagram usando dei freestyle e una metafora forte: quella del carcere musicale. Stavi denunciando dei limiti reali o mentali?
Entrambi. Da una parte sono limiti della discografia, che tende a ingabbiare gli artisti in certi format. Dall’altra, sono limiti mentali miei. Tante persone intorno a me dicevano “questa roba non va”. E un po’ ci credevo, anche se dentro di me sentivo il contrario. Ma ora ho capito che se sono riuscito ad affrontare le difficoltà familiari e personali, posso affrontare tutto, anche i giudizi artistici. Voglio solo divertirmi, essere felice e cantare in giro i miei pezzi. Chi vuole salire su questo aereo con me, è il benvenuto.
Hai già portato dal vivo questi nuovi brani. Come ha reagito il pubblico?
È aumentata la fascia d’età media del mio pubblico, e questo per me è un ottimo segnale. Ai live vedo persone diverse, che mi dicono “stai facendo una cosa bella”. Su Spotify magari i numeri non sono altissimi, ma poi vai ai concerti e la gente canta ogni parola. Ieri, ad esempio, ho suonato al Campania e “Attimo Eterno”, uscito da una settimana, la cantavano tutti a memoria. Quindi capisco che il percorso è giusto.
Quanto è cambiato il tuo rapporto con l’immagine in questa nuova fase della tua vita e carriera?
Sono cresciuto. Ho abbandonato un po’ la bandana attaccata al jeans (ride), oggi ho uno stile un po’ più serio, per quanto posso. Ma è cambiato tutto perché sono cambiato io. Sono maturato, nella vita e nella musica.
Quali saranno i prossimi passi? Shalla aveva già dato una prima idea, “Attimo Eterno” è una conferma… Stai già pensando a un album? E, secondo te, ha ancora senso oggi – per un artista della tua generazione – pubblicare un disco intero?
Per me sì, ha ancora senso, se hai un’idea ben chiara. Non c’è niente da fare: gli album aiutano davvero a costruire una fan base solida e soprattutto ti permettono di esprimerti a 360 gradi. Quello che ti dà un album, un singolo non te lo dà. E poi, quando vai a fare i live, hai bisogno del disco, altrimenti è un casino. Quindi io penso che i dischi siano sempre importantissimi. L’attenzione oggi è sicuramente minore rispetto a prima, questo è poco ma sicuro.
Quindi la sfida adesso qual è?
La sfida è proprio provare a far tornare l’attenzione un po’ più alta. Oggi i pezzi durano un minuto e mezzo e già ti dicono “quanto è lungo questo pezzo?”, e dopo un minuto e mezzo si stancano… È problematica questa cosa, mi fa anche abbastanza paura. Forse è la cosa che mi spaventa di più. Ma io credo una cosa: la qualità salverà il mondo. Quindi sì, la qualità salverà anche la musica. Sono d’accordo.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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