Intervista a Mietta, protagonista dell’estate grazie alla pubblicazione dell’Ep Per avere me e per essere la voce di “Sott’ u’ sole”, il brano scelto come canzone ufficiale dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026.
Ci sono artisti che attraversano il tempo inseguendo le mode e altri che, invece, attraversano le mode rimanendo fedeli alla propria identità. Mietta appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. A oltre trent’anni dal suo debutto, la cantante pugliese continua a mettersi in gioco con la stessa curiosità degli esordi, alternando tradizione e sperimentazione, senza mai rinunciare alla propria libertà artistica. In questa intervista racconta il significato di “Sott’ u’ sole”, il brano scelto come canzone ufficiale dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, un progetto che rappresenta un omaggio alla sua terra e alle sue radici. C’è spazio anche per il nuovo EP “Per avere me”, nato come regalo ai fan, per il rapporto con gli autori, per la scrittura, per il desiderio di raccontare sempre la verità attraverso la musica e per una carriera costruita senza paura di cambiare pelle. Un viaggio tra ricordi, scelte coraggiose, sperimentazione e una convinzione che accompagna da sempre il suo percorso: un artista non dovrebbe mai lasciarsi rinchiudere in un’etichetta.
Intervista a Mietta, l’Ep “Per avere me” e “Sott’ u’ sole”
“Sott’ u’ sole” è diventata la colonna sonora dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Che cosa ha significato per te interpretare un brano che racconta la tua terra?
Era un desiderio che custodivo da tantissimi anni. Ho sempre sognato di poter dedicare una canzone alla mia terra e finalmente è arrivata l’occasione giusta grazie ai Giochi del Mediterraneo che partiranno il 21 agosto a Taranto. È un evento straordinario che porterà nella mia città ventisei Paesi e rappresenta un momento storico importantissimo. Devo ringraziare profondamente Massimo Ferrarese, presidente del Comitato organizzatore, perché ha voluto fortemente la mia presenza in questo progetto. In realtà credo che il regalo più grande lo abbia fatto lui a me, permettendomi di dare voce alla mia terra. È un’emozione che porterò sempre con me.
Hai lavorato insieme all’Orchestra Giovanile della Magna Grecia e a un grande progetto corale. Che atmosfera hai respirato durante la realizzazione del brano?
È stata una sensazione di libertà assoluta. Ho percepito energia, appartenenza e orgoglio. Quando ho ascoltato la canzone per la prima volta ho sentito immediatamente il legame con il Mediterraneo, con la Puglia e con l’identità italiana. Non la considero soltanto la canzone ufficiale dei Giochi, ma quasi un abbraccio collettivo. Racconta una terra forte, tenace, accogliente, capace di unire popoli diversi attraverso la musica e lo sport.
Parallelamente è uscito anche “Per avere me”, un EP che hai definito un regalo ai tuoi fan. Da dove nasce questo progetto?
È nato quasi per caso. Inizialmente non avevo pensato di realizzare un EP. Devo ringraziare Dischi dei Sognatori, il produttore Rettani e Manuel Magni, che hanno creduto fortemente in questo lavoro. Poi ho capito che volevo fare un regalo alle persone che mi seguono da tantissimi anni. Sono fan che mi hanno accompagnata nei momenti belli e in quelli difficili, hanno accettato tutte le mie trasformazioni, i cambiamenti, i successi e le cadute. Senza di loro probabilmente non avrei trovato ogni volta la forza di ripartire.
In questo progetto c’è anche una componente molto personale e familiare, visto che tuo figlio Francesco e il suo papà, il musicista Davide Tagliapietra, hanno collaborato agli arrangiamenti. Quanto è stato importante?
È stato molto emozionante. Francesco ha lavorato insieme al padre agli arrangiamenti di alcuni brani e questa cosa ci ha permesso di ritrovarci artisticamente, pur non essendo più una coppia nella vita. Siamo genitori e nostro figlio ci unisce ogni giorno. Ritrovarci anche nella musica è stato naturale. Credo che suo padre sia un grandissimo arrangiatore e mi piaceva che questo progetto diventasse anche una sorta di riunione familiare sul piano artistico.
Hai deciso di recuperare anche “Milano è dove mi sono persa”, un brano che aveva aperto una nuova fase della tua carriera. Perché era importante inserirlo?
Perché è una canzone a cui sono molto legata. Prima della pandemia aveva iniziato un percorso importante, era riuscita ad arrivare in radio e ad aprire porte che sembravano chiuse. È un brano che rappresenta una Mietta diversa, più ironica, più libera. Volevo che tornasse a vivere insieme alle nuove canzoni.
In quel periodo hai mostrato un lato molto autoironico, basti pensare al verso “Daniela è sempre depressa”, quasi l’opposto di “Daniela è felice”, il tuo storico album di 30 anni fa. Quanto è importante oggi saper sorridere di sé stessi?
È fondamentale. “Daniela è felice” nasceva in un momento della mia vita molto difficile, segnato dagli attacchi di panico e da tanta sofferenza. “Daniela è sempre depressa”, invece, raccontava esattamente il contrario. Era il simbolo della mia libertà ritrovata. Ho scoperto con gli anni quanto l’ironia possa essere una forma di resistenza. Mi piace prendermi in giro, perché questo mi aiuta anche nella vita quotidiana. L’autoironia è una forza enorme.
Nel brano “Per avere me” citi anche “Almeno tu nell’universo”. Un riferimento che nasce da una storia vera.
Sì. Quando avevo circa diciannove anni mi proposero proprio quella canzone. Ricordo perfettamente il momento: ero nel ristorante di mio zio con il walkman e ascoltai il provino. Telefonai subito ai miei produttori dicendo che quella era una canzone destinata a Mia Martini. Lei aveva il vissuto, l’intensità e la maturità per interpretarla. Io non avrei potuto raccontarla con la stessa verità. In seguito ho avuto anche la fortuna di conoscere Mimì e di instaurare con lei un bellissimo rapporto durante gli anni alla Fonit Cetra. È un’artista che porterò sempre nel cuore.
Nel corso della tua carriera hai collaborato con autori molto diversi tra loro. Oggi cosa cerchi quando ti propongono le canzoni?
Prima di tutto cerco un rapporto umano. Ho bisogno di instaurare fiducia e uno scambio autentico. Oggi scrivo anch’io e voglio raccontare non soltanto la mia vita, ma tutto quello che ho raccolto negli anni attraverso gli incontri, il dolore, la gioia, le esperienze delle persone. La parola che cerco sempre è una sola: verità. Credo che il pubblico percepisca immediatamente quando un artista è sincero. Fingere non serve a nulla. Le persone si avvicinano a chi si mette davvero a nudo.
“Per avere me” racconta anche la rinascita e tanti possono riconoscersi nel testo.
È una canzone che avevo scritto circa quindici anni fa e racconta tutte quelle donne che riescono a riprendersi la propria vita dopo momenti difficili. Può trattarsi della fine di un amore, degli attacchi di panico, della bulimia, di un lutto, di un momento di smarrimento. Ognuno combatte le proprie battaglie e questa canzone vuole ricordare che si può sempre ricominciare.
La libertà sembra essere il filo conduttore della tua carriera. Qual è stato il prezzo da pagare per essere sempre libera artisticamente?
Il prezzo è stato alto. Molte volte ho dovuto fare un passo indietro perché il mercato non era pronto ai miei cambiamenti. Io avrei voluto nascere oggi, in un’epoca in cui un artista può passare naturalmente da un linguaggio all’altro senza essere etichettato. Negli anni Novanta era molto diverso. Se il pubblico ti identificava con un certo stile era difficile uscirne. Io, invece, volevo semplicemente fare musica, tutta la musica che sentivo mia.
Pensi che questa tua voglia di cambiare sia stata spesso fraintesa?
Sì. Penso soprattutto a “Daniela è felice”. Per me è stato un disco di rottura, uno dei lavori di cui vado più orgogliosa. Mi ha permesso di sperimentare nuove vocalità, nuove sonorità e nuovi modi di interpretare. Forse allora non fu compreso fino in fondo, ma col tempo molti artisti hanno percorso strade simili. A volte bisogna avere il coraggio di anticipare i tempi.
Guardando oggi il tuo percorso, di cosa sei più orgogliosa?
Di aver finalmente trovato la libertà di essere completamente me stessa. Oggi non sento più il bisogno di inseguire stereotipi imposti dalla discografia o dal mercato. Naturalmente il confronto con il team resta fondamentale, perché la musica è sempre un lavoro collettivo. Però oggi mi interessa soprattutto valorizzare ciò che sono davvero: la mia vocalità, la mia intensità interpretativa e la voglia di sperimentare continuamente. Credo che un artista debba avere il coraggio di cercare sempre suoni nuovi e nuove emozioni, senza lasciarsi imprigionare dalle aspettative degli altri.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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