Intervista ad Alexandra Căpitănescu, in gara all’Eurovision 2026 per la Romania. Sul palco di Vienna porterà il brano Choke Me.

Alexandra Căpitănescu ha conquistato la notorietà nazionale nel 2023 grazie alla vittoria di The Voice of Romania.

Poco dopo il successo nel talent show, la cantante ha pubblicato il suo EP di debutto, Căpitnu (2024), seguito da una serie di singoli. Alexandra scrive le sue canzoni insieme ai membri della sua band e ad altri compositori romeni, sviluppando uno stile personale che le ha permesso di esibirsi in tournée in tutta la Romania, partecipando anche a importanti festival come Electric Castle.

Nelle sue performance si è fatta apprezzare da pubblico e critica per la capacità di unire grande rigore artistico ed emozione autentica sul palco.

Oltre alla musica, Alexandra porta avanti anche un brillante percorso accademico: sta frequentando un master presso la Facoltà di Fisica di Bucarest, dopo aver già conseguito la laurea triennale. Sebbene sia sempre stata affascinata dalla scienza e desideri specializzarsi come fisica medica, la passione per la musica l’accompagna fin dall’infanzia.

Intervista ad Alexandra Căpitănescu, in gara all’Eurovision 2026 per la Romania

Prima di tutto, parliamo di Choke Me. Come è nata la canzone?

È nata in un’ora! Una specie di speedrun. Ero con altri due autori romeni molto talentuosi, Majii e Călin, e nel giro di un’ora avevamo già una strofa e un ritornello pronti. Poi abbiamo visto che c’era l’Eurovision e abbiamo subito cliccato sul pulsante “Sì, vogliamo partecipare”.

È stato un po’ sorprendente sentirvi cantare in inglese, visto che di solito cantate in romeno. Come è nata questa scelta?

Per noi è importante cantare sia in romeno che in inglese. Vogliamo essere una rock band capace di esprimersi in entrambe le lingue. Però non vogliamo porci limiti: magari un giorno canteremo anche in italiano, perché è una lingua bellissima. Perché no?

La mia chitarra suona anche in inglese e italiano!

Due anni fa ai concerti avevamo proposto anche Zitti e Buoni ed era piaciuta al pubblico!

Qual è il messaggio di Choke Me?

La canzone è un dialogo tra me e quella voce interiore che a volte è l’ansia. Quella voce che ti dice che non fai abbastanza, che non sei abbastanza bravo, che non stai costruendo bene la tua carriera o che non canti abbastanza bene. Il brano parla del bisogno di credere in sé stessi e di amarsi, perché oggi mettiamo troppa pressione sulle nostre spalle. Dobbiamo vivere nel presente: solo così possiamo essere davvero creativi e fare qualcosa di unico.

Come porterete questo messaggio sul palco?

Abbiamo preparato una messa in scena molto interessante. Avrete già visto dei cavi: rappresentano l’energia e il collegamento con quella “voce fantasma” interiore. Ma il resto è una sorpresa!

Ci sono state alcune polemiche sul testo di Choke Me. Come avete reagito?

Abbiamo pensato semplicemente: “Ok, sta succedendo”. È normale che le persone abbiano opinioni diverse. Noi sappiamo bene di cosa parla davvero la canzone, ed è questo che conta. Credo che l’arte non debba essere censurata: bisogna poter dire ciò che si pensa attraverso la propria arte, finché non si ferisce nessuno. L’espressione “choke me” nasce da una frase di mia madre, che mi diceva che se avessi continuato a mettermi troppa pressione addosso, sarei stata soffocata dai miei pensieri negativi.

E in effetti ha funzionato, visto che siete nella Top 10 dei bookmaker. Questo vi mette pressione?

Un po’ sì, ma allo stesso tempo è un onore. Durante i pre-party abbiamo sentito tanto affetto dal pubblico e ricevere supporto da così tante persone è bellissimo. Vogliamo fare del nostro meglio sul palco.

Che significato ha l’Eurovision per voi, non solo come gara ma anche come piattaforma globale?

Per me è il sogno di una vita. Era quasi un dovere verso la piccola Alexandra che sognava di stare su questo palco.

Cosa conosci della musica italiana?

So che la musica italiana è molto passionale e profonda. Amo Pavarotti, Laura Pausini e naturalmente i Måneskin, che sono tra i nostri vincitori preferiti. Da piccola volevo persino studiare musica in Italia, perché per me l’Italia è la casa dell’arte e della musica. E sento anche una certa pressione positiva, perché gli italiani conoscono molto bene l’opera!

Nella tua voce ci sono anche richiami all’opera.

Sì, ma non sono una cantante lirica. È solo una parte dello stile del brano. Io canto rock e pop, ma è una sfida interessante. Chissà, magari in un’altra vita ero una cantante d’opera!

C’è un artista italiano con cui vorresti collaborare?

Sicuramente i Måneskin, perché sono iconici, autentici e trasmettono messaggi molto forti nelle loro canzoni.

Anche voi sperimentate molto musicalmente, partendo dallo stesso stile rock. Quanto è importante questa curiosità nella musica?

È fondamentale. Solo sperimentando e restando sé stessi possono nascere nuovi generi musicali.

Quanto influiscono le vostre esperienze personali sulla vostra musica?

Tantissimo, direi al 100%. Le nostre canzoni parlano delle emozioni e delle esperienze che viviamo. Posso già dire che il nostro prossimo brano, che uscirà presto, sarà ispirato proprio all’esperienza dell’Eurovision.

Qual è l’aspetto della vostra musica che vi rende più orgogliosi?

Il fatto che siamo liberi e senza limiti. Non facciamo musica per piacere agli altri, ma prima di tutto per noi stessi. La nostra autenticità è ciò che ci rende unici.

C’è una canzone dell’Eurovision che avreste voluto scrivere o interpretare?

Sicuramente Zitti e buoni dei Måneskin. Anche Hard Rock Hallelujah dei Lordi, ma anche Tattoo ed Euphoria di Loreen sarebbero state interessanti. Cha Cha Cha di Käärijä ma anche Rim Tim Tagi Dim.

Come vedi oggi la scena musicale in Romania?

Penso che ci sia ancora troppa pressione sugli artisti, soprattutto sulle donne, a conformarsi a ciò che “funziona in radio”. Non va bene. Dobbiamo essere liberi di sperimentare e seguire la nostra intuizione. Per anni ho pensato che il nostro stile non avrebbe mai funzionato perché era troppo rock, troppo aggressivo, troppo “pericoloso”. E invece eccoci qui, con gli amici e un team che ci supporta. Bisogna credere nei nuovi talenti e smettere di costringere gli artisti a pubblicare cento canzoni all’anno. Bisogna fare arte per sé stessi e fidarsi della propria visione.

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