Intervista ad Angelica Bove, in gara tra le nuove proposte di Sanremo 2026 con il brano “Mattone”.

Tra i debutti attesi, la voce di Angelica Bove si distingue per intensità e autenticità. Con Mattone, il brano che porta sul palco dell’Ariston, l’artista sceglie di raccontare il peso e il valore delle esperienze che ci costruiscono – un “mattone” alla volta – intrecciando fragilità e forza in un racconto personale ma universale.
Il brano si muove tra sonorità contemporanee e una scrittura intima, capace di trasformare un’immagine semplice in una potente metafora emotiva.

Intervista ad Angelica Bove, in gara a Sanremo tra le Nuove Proposte con “Mattone”

Angelica, come arrivi a livello emotivo a Sanremo?

Serena, felice. Ho passato bellissime giornate prima di venire a Sanremo quelle sono le più importanti. Le regole sono due: godersi le cose, il cibo, l’amore, le persone e poi riposare.

Mattone è il brano che porti a Sanremo. Il pezzo provato con l’orchestra suona come te lo aspettavi, sei soddisfatta?

Anche meglio, più del sogno posso dire. Anche il maestro Valeriano Chiaravalle che dirige l’orchestra, un grande, ha fatto un arrangiamento che ha dato molto più valore al pezzo, per quanto già ne avesse moltissimo valore per me e altrettanto il fatto che lo canto a Sanremo. Però cantarlo con l’orchestra è una cosa di una magia unica.

Il brano è molto forte. C’è una frase di mattone a cui sei particolarmente legata?

Sì la frase finale che poi è la conclusione a cui sono arrivata, che mi ha svoltato, mi dato un’altra prospettiva di vita che è “porto un peso che è un mattone, ma un mattone serve a costruire”, quindi la doppia faccia del dolore è tutto quello che può debilitarti all’inizio, ma poi ti dà solo grandissime lezioni, perché per sopravvivenza comunque sei obbligato a vedere le cose dall’altro punto di vista, ma quando riesci a farlo la vita è un’altra storia, un altro sapore, un’altra leggerezza, vivi proprio con leggerezza, con rispetto per il dolore che si prova, ma serve anche leggerezza, mai prendersi sul serio.

A fine gennaio è uscito ‘Tana’, album dalle venature cantautorali molto profonde. A un mese dall’uscita di un progetto così intimo come ti senti ad averlo condiviso con il pubblico?

Mi sento libera, sono liberata da un peso enorme, un mattone, in tutti sensi.  Avevo tantissime esigenze di esprimermi in un certo modo e parlare di un certo tipo di cose relativa proprio alla mia storia, mi sono proprio detta che dovevo fare un progetto che parlava proprio della mia storia e di quella di nessun altro.

Questo è un disco che amo la follia, è mio, parla della mia storia, sono tanto grata. In più è uscito da questo percorso del disco un pezzo che io amo alla follia, penso di non aver mai amato così tanto un pezzo ed è anche mio, quindi la fortuna è che è pure un mio e lo porto a Sanremo, ho questo privilegio di poterlo cantare a tutti, quindi è un onore.

Quali artisti ti hanno influenzato per la scrittura di ‘Tana’? 

Non ci sono state influenze per la scrittura di Tana perché la vera influenza è stata quella di voler raccontare la mia storia da punto di vista autorale. Da un punto di vista musicale e di suono c’è stata l’intuizione di Federico Nardelli che è il direttore artistico, aveva proprio questa fortissima intuizione e io mi sono totalmente affidata alla sua cultura musicale, suo sapore, al suo fiuto su di me. Quindi avevamo questa visione su di me io mi sono lasciata andare.

Per tutto il resto la vera magia è stata unire quell’intuito a tutta la mia storia e a quello che volevo dire e grazie anche all’aggiunta di Matteo Alieno che è anche la penna del disco e anche mio miglior amico.

Come è nato questo progetto?

Non è nato in studio. È nato prima ancora dall’amicizia con me e Matteo Alieno, abbiamo passato due anni di sfoghi, lui mi conosce molto bene e conosce anche i miei lati peggiori, infatti nel disco si sono solo difetti.

Però la cosa bella è che non è un progetto studiato a tavolino per fare qualcosa di musicale, l’idea che è proprio la magia è stato l’incontro con me e Matteo Alieno che si è trasformato in musica e per cui lui essendo autore, anche un autore che stimolo tantissimo, è stato molto naturale, molto automatico che si trasformasse in canzone con quel tipo di conoscenza.

Poi l’incontro con Federico Nardelli è stata una magia unica perché avevo bisogno di una guida musicale, avevo bisogno di qualcuno che mi guidasse con una grande cultura e solidità musicale e ho incontrato lui che è stato quasi una luce in fondo al tunnel perché avevo bisogno di trovare una mia identità artistica e musicale, lui aveva questa fortissima visione, era molto sicuro di quello che immaginava su di me ed io mi sono totalmente fidata della sua sicurezza. 

Credo fortemente in questo disco, nel pezzo, in tutto praticamente.

Quale canzone del passato di Sanremo avresti voluto cantare?

‘La notte’ di Arisa, che è la prima canzone italiana che ho cantato nella mia vita, scritta Giuseppe Anastasi che ha composto un capolavoro.

E un featuring che vorresti fare?

Anche impossibile ti direi Lucio Dalla.

Come stai gestendo la pressione di questo Festival?

Per me è tutto molto naturale, per come la vivo io è solo tutto molto bello, se riconosci la bellezza di questo evento te la sai anche godere.

La preparazione a questo Sanremo ha avuto qualche tappa particolare?

No, sono un’indisciplinata, è un vizio proprio, non riesco proprio a essere disciplinata e professionale in questo, ma non c’è una preparazione, quello che c’è sicuramente è il tanto lavoro che è avvenuto prima, quindi più le domande che mi sono fatta che hanno portato il disco a questo pezzo, quindi c’è una sicurezza identitaria che prove fisiche, quello molto poco perché se no artefà il pezzo.

📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”

🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.