Jovanotti

Jovanotti critica il dominio degli stadi nei concerti: “È il contenitore più penalizzante”. Il cantautore riparte da Olbia con L’Arca di Loré.

“Lo stadio è l’ambiente peggiore per vedere un concerto”. Parola di Jovanotti, che alla vigilia dei 60 anni torna a parlare di musica, grandi eventi e del futuro dei live, mettendo in discussione quello che ormai sembra essere diventato il traguardo obbligato per ogni artista: conquistare uno stadio.

Nel backstage della prima data italiana de L’Arca di Loré, a Olbia, davanti a 25mila persone, Jovanotti non usa mezzi termini: “Da un punto di vista musicale lo stadio è il contenitore più penalizzante: non si sente e non si vede nulla. Anzi, lo vedi in tv”.

Per il cantautore, il problema non è soltanto tecnico, ma riguarda il rapporto stesso tra pubblico e musica. “Per innamorarti della musica hai bisogno di sentirla, di vederla, di sentirne l’odore”, spiega. “Oggi fare lo stadio è diventato l’unico obiettivo per un artista e questo è un po’ penalizzante per la musica”.

Jovanotti riconosce però il valore dello spettacolo collettivo: “Allo stadio si va per vivere un’esperienza collettiva di massa che oggi il mondo non ti offre più”. E aggiunge: “È l’unica grande liturgia in qualche modo rimasta collettiva”. Il rischio, secondo lui, è che questa dimensione finisca per oscurare tutto il resto: “Se la musica diventa solo quello, è penalizzante perché poi chiudono i club dove si fa musica dal vivo. Ed è un peccato”.

L’Arca di Loré nasce proprio dalla volontà di rompere gli schemi dello stadio. Il progetto, che ha già venduto oltre 300mila biglietti, propone un’esperienza vicina a quella di un festival, con musica, ospiti, viaggio e contaminazioni. “È divertente per me sperimentare e inventare nuovi format spettacolari”, racconta Jovanotti.

Al centro dello spettacolo c’è una barchetta di carta, simbolo di fantasia, costruzione e nuovi inizi: “È il primo oggetto che costruiamo da bambini. Partendo da un foglio di carta, costruisci una barchetta”. Un’immagine che rappresenta anche il desiderio di “costruire, inventare, navigare, immaginare, partire, tornare, ricominciare, ballare”.

A Olbia, la prima tappa italiana è stata una grande festa. “Voglio proprio che la parola d’ordine sia ‘divertente’, perché ne abbiamo bisogno”, aveva spiegato Jova, prima di salire sul palco. E ancora: “La ragione di tutto quello che sto facendo è la musica, l’energia della musica”.

Un concetto che torna anche quando parla dell’ossessione contemporanea per i numeri: “Oggi sembra che per raccontare un concerto il dato più importante siano diventati i numeri, le cifre, i record, chi vende più biglietti”. Ma la sua scala di valori è diversa: “I numeri fanno parte di questo mestiere, ma arrivano dopo. Prima c’è la musica, c’è quello che succede sul palco, c’è la parte artistica, che è la ragione per cui siamo lì”.

IL NUOVO TOUR E LA SFIDA DEI 60 ANNI

Dopo Olbia, L’Arca di Loré prosegue il suo viaggio attraverso il centro e il Sud Italia: Montesilvano il 12 agosto, Barletta il 17, Catanzaro il 22, Palermo il 29 e 30 agosto, Napoli il 5 settembre e infine Roma, al Circo Massimo, il 12 e 13 settembre. Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Jovanotti ha scelto di spostarsi anche in bicicletta, percorrendo fino a 140 chilometri al giorno. “Sono alla mia portata e a me rilassa”, racconta, precisando però: “Non me l’ha ordinato il dottore, anzi il dottore me l’ha sconsigliato. Se dovessi sentire che non ce la faccio mi fermo”.

Il cantautore si avvicina intanto ai 60 anni, che festeggerà il 27 settembre: “Me li sento tutti. Anche i giorni”. E ammette che a fargli percepire il tempo che passa non è soltanto l’esperienza personale, ma soprattutto il rapporto con la musica delle nuove generazioni.

“La musica nuova che esce mi disorienta e faccio fatica a entrarci in sintonia per una questione di linguaggio”, confessa. “È il linguaggio di ventenni che vivono un mondo diverso da quello dei miei vent’anni”.

Jovanotti osserva anche l’evoluzione dell’hip hop e del rap: “È emerso un mondo molto legato alla ricchezza e ai suoi simboli”. E aggiunge: “L’hip hop di oggi ostenta merci e non più diritti civili”. Il rap, però, continua a interessarlo: “È interessante, però non è la mia musica”.

La sua certezza resta il valore della canzone: “Una bella canzone con un bel ritornello, scritta bene, è un formato intramontabile”.

E mentre L’Arca di Loré continua il suo viaggio, Jovanotti ribadisce la sua idea più importante: prima dei record, degli stadi e dei numeri, deve esserci sempre la musica. “Io mi sono innamorato della musica per quello che la musica fa accadere dentro di me e intorno a me, e non ho mai smesso di restare legato a questa cosa”.

Foto di MICHELE MAIKID LUGARESI

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