Linus

A due mesi dalla fine del Festival di Sanremo 2025, Linus — storico dj e direttore artistico di Radio Deejay — affida le sue considerazioni a Il Messaggero con la schiettezza che da sempre lo contraddistingue. E il suo bilancio è tutt’altro che entusiasta: “Di questo Sanremo non resterà nulla. O quasi”. L’unico brano che, a suo avviso, potrà sopravvivere al tempo è Cuoricini dei Coma Cose: “Tra dieci anni ci ricorderemo solo di quella canzone. Il resto? Carine. Punto”.

Non convince nemmeno Olly, vincitore del Festival 2025: “Un bel personaggio, ma prima di dire che sia il futuro della musica italiana aspetterei un attimo”. Stessa valutazione anche per Lucio Corsi e Brunori Sas, due cantautori già noti prima dell’effetto Ariston: “Si conoscevano da anni e hanno fatto di meglio”.

Secondo Linus, la musica italiana, come si è visto a Sanremo 2025, sta attraversando una fase di passaggio confusa e poco incisiva: “Stiamo vivendo una stagione di transizione”, commenta con tono amaro. Ma la riflessione si allarga presto anche al suo mondo: la radio. A 67 anni, Linus confessa di iniziare a pensare al ritiro, col contratto in scadenza tra un anno. E con una carriera lunga e piena di successi, si toglie un sassolino dalla scarpa.

“Faccio parte di una generazione che ha rappresentato lo spettacolo italiano — da Fiorello ad Amadeus, da Jovanotti a Bonolis — ma ho sempre avuto la sensazione che chi lavorava in radio fosse visto come il primo della Serie B. E questa cosa mi sta un po’ sul cazzo. Ecco, l’ho detto”.

Parole che pesano come un bilancio, ma anche come una critica a un sistema che continua a mettere la radio in secondo piano rispetto alla televisione, nonostante il suo ruolo centrale nella costruzione del gusto musicale del Paese.

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