Luca Carboni Milano

Luca Carboni emoziona Cernobbio con il tour “Rio Ari O Live”: un concerto intenso tra rinascita, arte, ricordi e grandi successi. Ecco la recensione e la scaletta completa

Ci sono concerti che si ascoltano. E poi ci sono concerti che si vivono, quasi in silenzio, lasciando che siano le canzoni a parlare. Quello di Luca Carboni al Lake Sound Park di Cernobbio, appuntamento conclusivo dell’edizione 2026 del festival all’Ex Galoppatoio di Villa Erba, è stato molto più di uno spettacolo: è stato il racconto sincero di una rinascita.

Carboni è tornato sul palco lo scorso novembre dopo il periodo più difficile della sua vita con la consapevolezza di chi ha attraversato il dolore senza perdere la capacità di meravigliarsi. La sua voce porta i segni del tempo e della battaglia affrontata. Non è più quella degli anni Ottanta, ma oggi è persino più autentica: una voce vissuta, fragile, profonda, capace di emozionare proprio perché racconta la verità di un uomo che è riemerso dall’inferno grazie alla forza della musica.

L’inizio è affidato a “Primavera”, scelta non casuale. Dopo averla cantata, Carboni confida al pubblico:

“Buonasera a tutti. È davvero una grande gioia essere qui. Ho raccontato più volte che, se fossi riuscito a tornare su un palco dopo il periodo difficile, avrei voluto ricominciare proprio con Primavera. È una canzone di rinascita, della voglia di riscoprire la bellezza. In ogni stagione può essere primavera.”

È il manifesto dell’intero concerto.

“Rio Ari O Live”: quarant’anni di musica raccontati in libertà

Il tour “Rio Ari O Live” non accompagna un nuovo album. Racconta invece quarant’anni di carriera senza vincoli, scegliendo liberamente i brani che hanno costruito l’identità artistica del cantautore bolognese.

Dopo “Sto pensando”, sul grande wall compare la frase “Che è bellissimo essere qua”, mentre scorrono i disegni realizzati dallo stesso Carboni nel corso degli anni. L’arte visiva dialoga continuamente con la musica, trasformando il concerto in un percorso multisensoriale.

Lo stesso artista introduce questo aspetto con semplicità:

“Vedrete anche i miei disegni, quelli che in questi quarant’anni hanno accompagnato la mia musica.”

Ed è proprio questo uno degli elementi più originali dello spettacolo: le immagini non fanno da semplice sfondo, ma diventano parte integrante del racconto.

La forza delle canzoni senza tempo

Quando arrivano “Ci stiamo sbagliando”, “Fragole buone buone”, “Sarà un uomo” e “Caro Gesù”, il pubblico canta ogni parola.

Prima di eseguire “Ci stiamo sbagliando”, Carboni ricorda le origini del suo viaggio artistico:

“Questa canzone che inizia con uno strano riff vocale è stata la partenza di un viaggio che mi ha portato fino a qui stasera. Grazie a tutti voi. Grazie di essere qui. Buon concerto.”

Quel celebre “Rio Ari O”, oggi dà il nome al tour e diventa il simbolo di un percorso artistico unico.

Musicalmente il live convince per eleganza e misura. La band, composta da otto musicisti di altissimo livello, evita ogni eccesso, costruendo arrangiamenti raffinati. Particolarmente riuscito l’utilizzo del sax, capace di dare nuova luce a molti classici senza tradirne l’identità.

Cernobbio diventa parte del racconto

Il legame con il luogo emerge durante “La mia città”, quando Carboni si lascia andare a una riflessione spontanea:

“È bello portare arte nei luoghi di tutta Italia.”

Una frase semplice che sintetizza perfettamente il senso del tour: non soltanto eseguire canzoni, ma creare dialoghi tra musica, paesaggio, pittura e memoria.

L’atmosfera del Lago di Como amplifica tutto. Villa Erba sembra diventare una scenografia naturale per un concerto costruito più sulle emozioni che sugli effetti speciali.

Dal minimalismo alla commozione

Carboni alterna momenti intimi a esplosioni di energia. “Le ragazze”, “Le storie d’amore”, “Farfallina”, “Silvia lo sai”, “Luca lo stesso” e la splendida “San Luca” (in cui Carboni è accompagnato dalla voce di Cesare Cremonini) diventano un viaggio nella memoria collettiva di almeno tre generazioni.

In alcuni momenti l’emozione prende il sopravvento. Con la voce rotta dalla commozione, il cantautore si limita a dire:

“Mi commuovo…”

Non serve aggiungere altro. È forse il momento più intenso della serata.

Poi arrivano i grandi inni popolari: “Mare Mare”, “Vieni a vivere con me” e l’immancabile “Ci vuole un fisico bestiale”, trasformata in una festa corale che chiude il concerto con il pubblico completamente in piedi.

Un ritorno che vale più di qualsiasi nostalgia

Quello di Cernobbio non è stato il concerto della nostalgia, ma quello della consapevolezza.

Luca Carboni non cerca di imitare il ragazzo che era quarant’anni fa. Sale sul palco con tutte le sue cicatrici, trasformandole in musica. È forse questo il motivo per cui il suo ritorno emoziona così profondamente: perché racconta che si può cadere, fermarsi, soffrire e poi ricominciare.

E quando le luci si spengono, resta la sensazione di aver assistito non semplicemente a un live, ma a un racconto di vita. Una dimostrazione che, davvero, in ogni stagione può essere primavera.

Scaletta del concerto di Luca Carboni a Cernobbio

  1. Primavera
  2. Sto pensando
  3. Ci stiamo sbagliando
  4. Fragole buone buone
  5. Sarà un uomo
  6. Caro Gesù
  7. La mia città
  8. Chicchi di grano
  9. Inno nazionale
  10. Mi ami davvero
  11. L’amore che cos’è
  12. Le ragazze
  13. Le storie d’amore
  14. Farfallina
  15. Silvia lo sai
  16. Luca lo stesso
  17. San Luca
  18. Bologna è una regola
  19. Mare mare
  20. Vieni a vivere con me
  21. Ci vuole un fisico bestiale

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