Neil Young torna a parlare di Donald Trump alla vigilia della pubblicazione dell’album “Second Song”: “Spero che ci libereremo di lui”.
Neil Young torna a parlare di Donald Trump e lo fa alla vigilia dell’uscita di Second Song, il nuovo album atteso per il 18 settembre. In una nuova intervista rilasciata a Mojo, il rocker canadese affronta ancora una volta il tema della politica americana, ma allargando il discorso a questioni che considera ancora più importanti.
Young racconta di fare fatica a smettere di pensare alle notizie e alle vicende che quotidianamente occupano il dibattito pubblico. Secondo il cantautore, il rischio è quello di rimanere intrappolati nelle continue polemiche legate alla politica e alla Casa Bianca, perdendo di vista problemi più profondi e destinati ad avere conseguenze sul futuro.
Tra questi, Young cita il futuro del pianeta, le risorse disponibili e le nuove generazioni, temi che da sempre trovano spazio nella sua produzione e nelle sue prese di posizione pubbliche.
Poi il musicista arriva direttamente a Trump, esprimendo in modo molto netto il proprio auspicio: «Spero che ci libereremo di lui. Magari una volta che sarà sparito il mondo diventerà un posto migliore».
Young, tuttavia, precisa immediatamente il senso delle sue parole, sottolineando di non desiderare alcun male per l’ex presidente: «Vorrei solo che non fosse lì». Una distinzione che chiarisce come il suo auspicio riguardi la presenza politica di Trump e non la sua persona.
Neil Young, Trump e il nuovo album Second Song
Il clima politico sembra entrare anche nel nuovo progetto discografico. Second Song sarà composto da sette brani, con materiale recente affiancato da due canzoni risalenti agli anni Sessanta. Un lavoro che mette quindi in dialogo epoche differenti e che lo stesso Young descrive come un confronto tra passato e presente.
Tra i brani figura Soon I Might Be Going, nel quale compare l’immagine di un uomo intento a “demolire la vecchia Casa Bianca”. Un riferimento che, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal cantautore, può essere letto come un’allusione a Trump, anche se Young non sembra presentarlo esplicitamente come un ritratto diretto.
Con Second Song, Neil Young torna così a intrecciare musica, memoria e attualità, utilizzando il proprio repertorio per interrogarsi ancora una volta sul presente e sulle conseguenze delle scelte della società contemporanea.

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