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Pierpaolo Capovilla attacca la trap italiana e cita Tony Effe e Sfera Ebbasta: “Artisti e discografici hanno responsabilità verso i giovani”.

Pierpaolo Capovilla torna a parlare del rapporto tra musica, giovani e responsabilità degli artisti e lo fa con parole destinate a far discutere. Il frontman de Il Teatro degli Orrori punta il dito contro una parte della trap italiana, chiamando in causa direttamente alcuni dei suoi protagonisti più popolari, da Tony Effe a Sfera Ebbasta, ma soprattutto l’industria discografica che ne sostiene e promuove i percorsi.

«Che si facciano un esame di coscienza questi trapper, ma non soltanto loro, soprattutto i loro discografici», è l’affondo di Capovilla, che allarga così il discorso dal singolo artista al sistema musicale nel suo complesso.

Capovilla: “I ragazzi si sentono rappresentati da Tony Effe”

Il punto di partenza è il rapporto tra gli adolescenti e i modelli culturali ai quali vengono esposti. Secondo Capovilla, famiglia e scuola possono fare molto sul terreno dell’educazione alle relazioni e sul modo di concepire il rapporto tra uomini e donne, ma il loro lavoro rischia di scontrarsi con ciò che i ragazzi incontrano attraverso la musica.

«Puoi fare tutti gli sforzi che vuoi in famiglia, a scuola […] tanto poi arriva Tony Effe e i ragazzi ascoltano quella roba lì e si sentono in qualche modo rappresentati», sostiene il musicista.

Una riflessione che porta Capovilla a parlare apertamente di responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Per il frontman, infatti, non sono soltanto gli artisti a dover interrogarsi sui contenuti che propongono, ma anche chi quei contenuti li produce, li distribuisce e li porta al grande pubblico.

«Artisti e discografici» avrebbero, secondo Capovilla, «delle responsabilità nei confronti del Paese e delle nuove generazioni».

Sfera Ebbasta e Corinaldo: “Io cambierei mestiere”

Nel suo ragionamento entra anche Sfera Ebbasta e, inevitabilmente, il ricordo della tragedia di Corinaldo del 2018, quando sei persone morirono nella calca all’interno della discoteca dove era atteso il rapper.

Capovilla precisa di non attribuire a Sfera una responsabilità diretta per quella tragedia. La sua critica riguarda invece ciò che accadde successivamente e, in particolare, il ritorno del rapper in televisione poche settimane dopo, come giudice di X Factor.

«Qualche settimana dopo era a fare il giudice a X Factor, ma neanche il lutto conosci? Se succedesse qualcosa del genere a me, io cambierei mestiere», afferma Capovilla.

È un passaggio particolarmente duro, che riporta al centro una questione più ampia: quale atteggiamento dovrebbe assumere un artista quando si trova coinvolto, anche indirettamente, in un contesto segnato da una tragedia?

“C’è anche una trap militante”

La critica di Capovilla, tuttavia, non è rivolta indistintamente all’intero universo trap. Il musicista riconosce infatti l’esistenza di una scena capace di utilizzare il genere anche in una prospettiva sociale e politica.

«C’è anche una trap militante», sottolinea, aggiungendo però che questa componente faticherebbe a trovare lo stesso spazio all’interno del mainstream.

Il tema sollevato da Capovilla va quindi oltre la contrapposizione tra generi musicali. La sua è soprattutto una riflessione sul potere della musica di costruire immaginari, sulla responsabilità di chi quegli immaginari li alimenta e sulla distanza tra ciò che viene considerato artisticamente rilevante e ciò che riesce effettivamente a conquistare il grande pubblico.

Una posizione destinata inevitabilmente ad alimentare il dibattito, soprattutto in un momento in cui il rapporto tra trap, linguaggio, giovani e industria discografica continua a dividere pubblico e addetti ai lavori.

Foto Alfio66, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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