Primo Ascolto; scopriamo la Top 10 (+10) delle nuove uscite musicali del 20 marzo 2026 secondo Stefano Brocks: ecco i brani promossi, da ascoltare subito!
Primo Ascolto 20 marzo: la Top 10 delle nuove uscite
20 – JULI, COEZ – QUELLI COME ME
Il brano è intestato al noto produttore e compositore, artefice dei successi recenti di Olly e di Emma. Qui chiama il cantautore rap per eccellenza, ma canta anche lui. Lo stile richiama in pieno le hit di Olly, più che quelle di Coez, come prevedibile dato l’ordine degli addendi. Chitarra e voce, coro a squarciagola, un po’ di malinconie da buttare fuori e via.
19 – WILL – Dopamina gourmet
Si era un po’ perso dopo Sanremo 2023, ci riprova con un brano sullo stile di Shaboozey, ricordate, Bar song. E vai col coro quando si alza qualche pinta. Nulla di irrinunciabile ma può funzionare.
18 – PETIT – ASPETTANDO PRIMAVERA
L’ex Amici ci riprova evolvendosi più nelle basi che nella scrittura. La base è forte e a sorpresa cita un ritornello di una cover di Marina Rei, stravolgendone l’armonia, la strofa è già sentita mille volte. Impossibile però avere la freschezza dell’originale.
17 – DIMARTINO – L’ORO DEL FIUME
Tutti a chiederci perchè divedere un sodalizio nel momento di massima ispirazione e popolarità e infatti in due anni e mezzo nè lui nè Colapesce non hanno pubblicato nulla. La risposta sta ovviamente nel fatto che unire le forze non poteva che essere una parentesi per due cantautori, soprattutto autori, che avevano la loro via tracciata. Ma in questo caso la somma dei talenti era anche moltiplicatore, in qualità e popolarità. Questa ballata minimalista quasi folk manca del guizzo per volare, ma è gradevole.
16 – ACHILLE LAURO – In viaggio verso il paradiso
Sentivate la mancanza di una nuova ballata di Achille Lauro? Forse no, visto che ha inondato il mercato con tante canzoni simili in un anno, alcune comunque belle. Questa volta però ci mette un po’ di base ritmata sotto e torna a un approccio vagamente rock.
15 – ELLA LENGLEY – Choosin’ Texas
Una canzone “normale”, diremmo, in mezzo a tante così “moderne”. Il fatto è che il poco country che da noi arriva è quello più tradizionale, mentre negli Usa non vive di solo conservatorismo. Questa è una canzoncina gradevole, comunque, e non sentenendosi più tante sonorità così, con tanto di cadenza scontata V-I sullo stop del ritornello, paradossalmente alle nuove generazioni può apparire originale. Giù i finestrini e aria fresca, per chi non ha un cabrio. Cercatevi solo una prateria per non circolare nell’inquinamento.
14 – ZACH BRYAN – Say why
La star del cantautorato country esce con un brano che pare acustico alla Dylan (Jakob, eh, non scomodiamo Bob), e poi arrivano le chitarre elettriche e il ritornello semplice ed orecchiabile. E anche i fiati, non da sessione ma da fanfara, come quando..la banda passò. Ma sì, divertiamoci.
13 – LUSAINT – LOVE BITES BACK
Sorpresona. La cantante vintage soul che pareva un po’ ricalcare norah Jones cambia stile ed alza i decibel. Base pompata, piglio scapigliato tutto rock ma voce soul per il nuovo singolo.
12 – JORJA SMITH – Price of it all
Rimane fedele all’intensità soul, con un brano che se avesse un ritornello più cantato sarebbe quasi gospel
11 – ROB – STUPIDA
Nuova uscita per la vincitrice di X-Factor, su cui forse si può costruire un bel percorso pop-rock. Un po’ Avril Lavigne, un po’ Blondie, ma anche tanta contemporaneità. Bel pezzo, stacchi entusiasmanti, vocalità pigolante e azzeccata.
10 – JACOPO MARTINI – Un’isola che
Mamma mia che colpo di raffinatezza. Magari non originalissimo nella scrittura, ma certamente desueto nei rimandi, poichè pesca a piene mani dallo stile dei primi cantautori genovesi anni 60, Paoli, Bindi, Tenco e un po’ di jazz. E di questi tempi, anche se a volte limita l’armonia al giro armonico, è comunque una referenza. Da tenere d’occhio. E un piacere per l’orecchio.
9 – TAKE THAT – You’re a superstar
Che piacere ritrovare una band tanto amata dal pubblico generalista quanto sottovalutata dalla critica. Ottime voci e la scrittura sicura e da sempre matura di Gary Barlow ne hanno fatto qualcosa più di una mera boyband, ma pochi hanno finto di accorgersene. Anche ora che l’ispirazione dei giorni migliori è un po’ andata, stanno a galla con enorme dignità e buone canzoni. Qui pop ritmato che ricorda un po’ il folk pop a tutto timpani di dieci anni fa, tipo Imagine Dragons.
8 – ARISA – il tuo profumo
Dopo un Sanremo in cui si è rilanciata, pur proponendo un brano che definire antico è ringiovanirlo, torna con un numero pop, interamente a sua firma, con ottima scrittura, armonie interessanti e al solita vocalità impeccabile. Tipo L’amore è un’altra cosa, ma con sonorità moderne. Ci sta.
7 – DOMINIC FIKE – Babydoll
Altro rapper rocker che avevamo un po’ rimosso dalla memoria dopo un buon successo nel periodo pandemico. Il brano è partito col botto negli Usa e unisce strofa incalzante, derivata dal trap ma senza effetti sulla voce, a un ritornello che si stampa in testa. Originalità e comunicativa.
6 – MUSE – Be with you
Gruppo che ha avuto la sfortuna di nascere in un periodo in cui fabbricare miti rock era impossibile, altrimenti non si capisce cosa avrebbe da invidiare alle più celebrate band della storia. Tornano con una ballata dal sapore epico e molto emozionante, che parte voce e organo da chiesa, per poi esplodere su un loop ritmico fortissimo elettronico su cui si aggiungono le chitarre. Testo sempre ispirato dalla scienza, in questo caso dalla fisica astronomica. Peccato ormai siano un prodotto da nicchia, c’è il potenziale di una super hit.
5 – HARRY STYLES – American girls
Strano come al giorno d’oggi non si lasci alle canzoni meno immediate il tempo di crescere, limitando così anche occasioni per fare evolvere il gusto del pubblico. E’ il caso di Aperture, il singolo del ritorno della pop star più attesa del Regno Unito, scalzato dalle playlist proprio nel momento in cui pareva entrare finalmente nell’orecchio, non essendo così diretto. Viene sostituito da un bel pezzo come American girls, pop allo stato puro, con armonie che ricordano certa new wave raffinata anni 80 filtrata però con sonorità assolutamente contemporanee. In un mondo normale, così come in un bell’lp, ci sarebbe posto per entrambe e una trainerebbe l’altra. Ci salva il dubbio che abbiano sbagliato i tempi di rilascio del primo singolo, che poteva essere un apripista da lanciare senza troppa fretta, ecco.
4 – BIRTHH – Truman
una delle più dotate ed originali cantautrici italiane canta per la prima volta in madrelingua, pur essendo di stanza negli States. Bellissimo brano profondo., introspettivo, intenso, mminimalista, guidato dal pianoforte, senza inutili orpelli vocali o strumentali. E la scrittura, se ci facciamo caso, è decisamente rock, a dispetto dell’apparenza sonora. Ed è bellissimo anche l’elenco delle azioni di mera quotidianità di una persona sola in casa, citate nel testo, a dare confidenzialità e intimità al brano. Come fossimo amici cui lei racconta come trascorre il tempo o cosa ha da fare oggi.
3 – JACK HARLOW – Trade places
Uno degli artisti rap più originali del decennio, di cui però l’immagine non è fortissima e ci dimentica che ha pubblicato pezzi miliari come Lovin’ on me e Black nails. La nuova è minimalista con un caldo suono di organo a farsi largo sul tappeto ritmico e un groove indolente cui bisogna dare il tempo di conquistarci. Un piacere all’ascolto.
2 – Lizzo – Don’t make me love U
Basso da fare tremare I muri, cantato soul, armonie che ricordano la migliore soul-disco del periodo 1979-1982. Potrebbe essere la sua Fame, nel senso di Irene Cara, o addirittura la sua The best, inteso nel senso Tina Turner. Forse non la sua migliore in assoluto, ma il suono e l’atmosfera danno l’idea di essere in un negozio di dischi dell’epoca a scoprire le novità. Quando dischi così pullulavano. E non si dica che è una mera derivazione, perchè è all’altezza di quelle citate.
1 – BTS – Swim
E chi si vuole fare scappare il ritorno della band più iconica del decennio, tra i pochi a costruire anche un modello culturale di consumo, oltre a dimostrare di padroneggiare in modo splendido i linguaggi del funk e del popben più di tanti occidentali? Dopo la lunghissima pausa per gli obblighi di leva che in Corea non risparmiano nemmeno le popstar, non deludono, non fanno come Elvis che dopo il militare passò in un colpo da Tutti frutti a It’s now or never. Fanno un brano meno brillante e positivo ma più malinconico ma sempre di grande energia pop, dimostrando maturità, credibilità e invogliando all’ascolto. Quintessenza del senso della musica di consumo, nel senso non negativo del termine. Averne, di commercialate così.


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