Rita Pavone

Rita Pavone il 23 agosto compirà 80 anni , ma lo spirito è rimasto quello di sempre: battagliero e giovanile. «Se non mi guardo allo specchio, mi sento una trentenne, al massimo una quarantenne!», confessa al Corriere della Sera, annunciando che festeggerà in famiglia, senza clamori, ma con l’energia di chi non ha mai smesso di credere nella musica.

Il ricordo dei primi passi sul palco resta vivido: «La prima volta che mi sono esibita davanti a un pubblico vero e non davanti ai parenti, ero un extraterrestre!», racconta pensando a quando, a soli 13 anni, salì sul palco del Teatro Alfieri di Torino per “Buongiorno Marziani”. Truccata da Al Jolson, interpretò Swanee con una tale intensità da sorprendere se stessa: «L’impatto col pubblico fu straordinario, non me lo aspettavo e per una settimana ebbi la febbre alta».

Ma prima del successo, c’è stata la vita semplice, fatta di sacrifici. Rita non nasconde un’infanzia segnata anche da episodi di bullismo: «A scuola una compagna mi prendeva in giro perché ero bassa, diceva che sarei rimasta una nana. Non ne potevo più e le piantai un pugno in mezzo agli occhi». Un gesto che le costò una sospensione, ma che oggi ricorda come una rivincita: «Quando tornai in classe, tutte le compagne erano molto gentili: credo pensassero che ero piccola di statura, ma una che mena».

La famiglia, seppur con pochi mezzi, non le ha mai fatto mancare il sostegno. Fu il padre Giovanni a intuire il talento della figlia, arrivando perfino a rinunciare al frigorifero pur di finanziare la partecipazione al Festival degli Sconosciuti di Ariccia nel 1962. «Vinse lui, dicendo a mia madre: spero che la vita di nostra figlia valga almeno un frigorifero». Una scelta che avrebbe cambiato per sempre il destino della giovane artista.

Il boom arrivò poco dopo, con Il giornalino di Gian Burrasca diretto da Lina Wertmüller. «Grazie ai suoi consigli ho imparato a fare il maschio copiando i miei fratelli. Non era difficile: ero piatta, sembravo davvero un ragazzino. Le mie fan erano tutte innamorate di Giannino Stoppani e ci rimanevano male quando scoprivano che ero femmina!».

Nella sua carriera non sono mancati incontri indimenticabili, come quello con Elvis Presley a Nashville: «Era bellissimo, con i basettoni lunghissimi, un signore gentile. Mi prese la gota tra le dita e mi fece i complimenti».

Ma il più importante resta quello con Ferruccio “Teddy” Reno, compagno di una vita. «Mio padre all’inizio non lo accettò: fu categorico, diceva che non lo voleva vedere in casa. Quando però nacque nostro figlio Giorgio, ammise il suo errore: con voi ho toppato alla grande».

Oggi, dopo 63 anni di carriera, Rita Pavone non esclude un ritorno sul palco: «Finché la mia voce regge, magari un nuovo concerto, perché no?». Perché il tempo passa, ma il fuoco di Rita sembra non spegnersi mai.

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