Diminuisce sempre di più la distanza che ci separa da Sanremo 2024 e vi proponiamo la nostra intervista a Irama, all’anagrafe Filippo Maria Fanti, uno dei trenta protagonisti della prossima edizione del Festival.
“Tu no” è il titolo del brano che l’artista monzese ha scelto di presentare in concorso per questa sua quinta partecipazione festivaliera, un pezzo denso e viscerale di forte impatto.
Alla vigilia di questo ritorno, abbiamo incontrato Irama per ascoltare dalla sua viva voce gli stati d’animo che accompagnano la performance che, siamo certi, sarà carica di emotività e di pathos.
Sanremo 2024, intervista a Irama
Ogni volta che fai capolino a Sanremo c’è sempre una motivazione musicale, una canzone che ti porta a calcare quel palco così importante. Cosa ti ha spinto a scegliere “Tu no” per questo quinto Festival?
«Diciamo che il lato emotivo della canzone spiccava e risuonava nella mia testa. Per me questa era la proposta giusta da raccontare su quel palco. Tendenzialmente cerco sempre di esprimere in maniera onesta quello che ho vissuto, in questa canzone racconto molto di me a livello personale, ma ciò che mi premeva era trasmettere questo senso di mancanza che ho avvertito in fase di scrittura. Ho deciso di intraprendere questo viaggio, sono contento che Amadeus mi abbia accolto e il resto lo farà la canzone. E quello che accadrà, lo scopriremo ancora una volta insieme».
Il testo è molto evocativo, pieno di immagini. C’è una frase che secondo te rappresenta e riassume un po’ la canzone?
«Credo che che la frase che riassume sia il titolo, anche se in genere non mi piace mai trovare nel titolo la risposta. Ho sempre cercato titoli diversi, a volte più pittoreschi, a volte più lunghi, oppure a volte che racchiudessero un consequenzialità, un po’ come se fossero dei capitoli. Questa volta, però, ho cercato un linguaggio un po’ più ermetico, più chiuso, perché volevo che tutto il resto fosse svelato dalla canzone. Quindi, la canzone si srotolerà e farà il suo dovere».
A livello musicale, invece, che tipo di lavoro c’è stato dietro il sound? La prima volta che ho ascoltato il brano ho pensato subito “Braveheart”, a qualcosa di epico…
«Ah, urca! (sorride, ndr). Beh, diciamo che l’ingrediente di epicità è sicuramente favorito dal contributo orchestrale e dal lavoro degli archi, che non a caso dialogano tantissimo con i timpani. In una canzone, poi, a me ha spesso emozionato il crescendo, non sempre, perché a volte è bello anche l’opposto, quindi togliere tutto quanto e cercare un arrangiamento più essenziale. In “Tu no”, secondo me, bisognava enfatizzare questo urlo emotivo espresso nel testo anche attraverso gli strumenti, cercando di seguire il flusso della voce».

Quanto pesa e quanto peserà il paragone con un pezzo come “Ovunque sarai”? Seppur le matrici siano differenti, entrambe sono ricollegabili al genere ballad e quella canzone è ancora oggi, a distanza di due mesi, impressa nella memoria di tutti noi…
«Questa cosa mi riempie di orgoglio, no? Pensare al fatto che esista già a 28 anni un paragone con un altro pezzo mi rende soddisfatto, perché si tratta di una mia canzone e non amo i paragoni con gli altri, meglio con se stessi. Questo da una parte mi fa piacere e dall’altra mi stimola perché si tratta in entrambi i casi di pezzi che ritengo importanti. Nel caso di “Ovunque sarai”, è un brano che è stato accolto tanto e l’ho letto negli occhi delle persone. Poi, però, sono anche convinto che le canzoni siano tutte diverse e in qualche modo imparagonabili. “Tu no” è un brano molto diretto che sputa in faccia la verità, la canzone tratta i temi della mancanza e della distanza. Arrivo con un’altra ballad, sì ma con un flusso diverso. Chi si aspetta “Ovunque sarai” sarà deluso perché è un’altra canzone. Però, in verità, mi fa solo piacere quando mi viene fatto questo commento, perché vuol dire che ho fatto qualcosa di bello che è rimasto».
Nella serata delle cover ti esibirai con Riccardo Cocciante, cosa ti ha spinto a questa scelta?
«Per me è un onore poter cantare insieme a Riccardo Cocciante, non è per nulla scontato. Sono contento che abbia accolto il mio invito, stare accanto a un gigante della musica italiana come lui sarà una sfida. Faremo una canzone che mi piace da morire e condivideremo questa grande emozione, insieme canteremo “Quando finisce un’amore”, che proprio quest’anno compie cinquant’anni. Aver scelto lui ha in senso, perché mi rivedo molto nel suo modo appassionato di cantare e credo che la performance che porteremo in scena si ricolleghi molto all’inedito che presenterò al Festival».
Ti vedo e ti sento molto concentrato sulla performance, ma è anche vero che ogni nei tuoi quattro Festival ti sei sempre superato, partendo dal primo tra i giovani in cui non ti sei qualificato per la finalissima. Poi ti sei classificato settimo, quinto e quarto, ogni anno hai sorpassato in termini di classifica il risultato precedente. Ti chiedo se c’è anche un po’ di sana aspettativa o, in caso contrario, come fai a non lasciarti coinvolgere da queste dinamiche che fanno parte del gioco?
«Quest’anno, se mi aiutate, arrivo sul podio (ride, ndr). No, seriamente, diciamo che le mie aspettative sono sempre più legate alla musica. Ovviamente poi è una competizione ed è sempre bello pensare di vincere. Questo è innegabile, mi piacerebbe tantissimo, ne sarei molto felice. Però dall’altra parte quello che conta realmente poi è il percorso della canzone, quindi in quello sono molto concentrato. Nel resto sono curioso, curiosissimo e tutto ciò che arriverà sarà inaspettato».
Per concludere, a proposito di obiettivi, quale sarebbe per te la vittoria più importante?
«Non ho aspettative, ti ricordo la verità, mi sto preparando e sto cercando di fare tutto al meglio. Non fantastico molto. E poi ogni anno è diverso, Sanremo cambia e non so come lo affronterò questa volta, in passato ci sono state edizioni in cui ero più up ed altre in cui ero più teso. Quello che ho imparato è che al Festival può succedere di tutto, per questo ho scelto di concentrarmi sul pezzo e sto lavorando molto sull’interpretazione emotiva. Ho sempre vissuto con i piedi per terra, anche se un po’ tra le nuvole a livello artistico. Non sono uno che fantastica molto su ciò che potrebbe accadere, ma cerco di lavorare duro per ottenerlo., convinto che l’impegno ripaghi prima o poi. La verità è che mi ritengo già molto fortunato. Sono reduce dal mio terzo tour nel palazzetti, ho incontrato un sacco di persone. Sono contento, sto dando il massimo e non avvero alcuna competizione. Mi limito a sperare che la canzone arrivi a livello emotivo, tutto qua».
Sanremo 2024, videointervista a Irama
Nato a Milano nel 1986, è un giornalista attivo in ambito musicale. Attraverso il suo impegno professionale, tra interviste e recensioni, pone sempre al centro della sua narrazione la passione per la buona musica, per la scrittura e per l’arte di raccontare. È autore del libro “Sanremo il Festival – Dall’Italia del boom al rock dei Måneskin” (edito D’idee), impreziosito dalla prefazione di Amadeus. Insieme a Marco Rettani ha scritto “Canzoni nel cassetto”, pubblicato da Volo Libero e vincitore del Premio letterario Gianni Ravera 2023.
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