Dargen D’Amico presenta AI AI, in gara a Sanremo 2026, e l’album Doppia Mozzarella: riflessioni tra intelligenza artificiale e i bisogni superflui.
“Nel mio cinismo oggi mi sento molto un sognatore.”
Il ritorno di Dargen D’Amico a Sanremo 2026
L’artista ha incontrato i giornalisti e ha raccontato il nucleo che lo ha portato a scrivere una canzone che racconta di una realtà già presente ma non ancora del tutto codificata: “È un brano che ho scritto a puntate, nel senso che l’idea ha un paio di anni e poi si è stratificata. Alla base del brano c’è sicuramente un grosso dubbio su cosa ci succederà tra poco, cioè quando la macchina prenderà il controllo e soprattutto nasce da una riflessione riguardo al fatto che nonostante l’intelligenza artificiale stia entrando in maniera molto forte e violenta, anche in alcuni casi, nelle nostre vite, in Italia non c’è un dibattito sui rischi dell’IA. In particolare uno dei motivi che mi ha fatto chiudere la canzone è stata la notizia di giochi per bambini, come orsacchiotti, che contengono chat GPT all’interno, quindi che mettono in pericolo i bambini di fronte allo shock, al lavaggio del cervello dell’intelligenza artificiale, oltre al rischio che potrebbe anche inserirsi qualche hacker”.
Prosegue raccontando l’estetica di AI AI: “Il brano musicalmente girava su una sonorità di tardi anni’70, che per me aveva senso perché è una fase della musica in cui il computer cominciava ad avere un grosso peso nella produzione musicale e mi sembrava una bella metafora per raccontare il mondo nel quale viviamo. Onestamente non so se avrei inserito nel disco questo pezzo però poi è stato preso per Sanremo”.
Il rapporto con la Rai
Non manca anche una riflessione sui rapporti con il Festival e la Rai: “Non pensavo che mi riprendessero a Sanremo dopo le ultime puntate, non c’erano stati più grossi contatti tra me e la casa madre Rai, sottolineo ‘madre’. Per cui ho un rispetto che è davvero quello di uno che ha guardato tanto la Rai e anche Sanremo. Le cose che succedono sul quel palco penso che abbiano ancora un ruolo importante nella vita di questo paese. La Rai, non abbandoniamola, anche se se ne stanno andando tutti e non so se vi siete accorti che non è migliorata negli ultimi anni, ma ci penseremo noi quest’anno con il nostro Sanremo; tra l’altro è stato anche battezzato come uno dei rappresentanti della cultura italiana contemporanea dal Presidente della Repubblica.
Io non ho niente contro la RAI. Detto ciò non avevo grosse speranze che prendessero il brano, lo dico in franchezza dato che mi hai fatto questa domanda. Anche perché la parte iniziale del ritornello è nata un paio d’anni fa e poi pian piano è giocato su diversi livelli, c’è un livello più legato al passato, all’inizio e poi presente, la visione del futuro, quindi l’ho scritto in momenti diversi. Però non avevo pregiudizi, quindi l’ho semplicemente inviato come tutti.
Ad ottobre c’era stata una discussione istituzionale sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, molto timida, però c’è stata, e quindi quello mi ha dato la spinta. Sono cambiate molto le cose da quando ho presentato il brano ad oggi, ringrazio anche la foto della polizia di stato, perché però il brano è diventato attuale dopo che l’ho presentato.
La vita è intrecciarsi di tragedia e commedia e io cerco di rappresentarlo cercando di essere coerente col tempo in cui vivo soprattutto quando vai a Sanremo in qualche modo devi essere coerente con te stesso, devi essere coerente con il modo di vedere le cose che hai e che non è solo tuo probabilmente, magari ti accomuna con una minoranza di italiani e in qualche modo tu sei lì e rappresenti un altro modo di vedere le cose. Non c’è un unico modo no? Quindi io sono stato semplicemente sincero e coerente con il mio modo di vedere le cose ma lo sarò anche nel 2026 che è adesso.”
Nel 2024 Dargen lanciò sul palco dell’Ariston un messaggio piuttosto forte.
“Lo vedo più semplice rispetto al 2024 perché anche chi dubitava ha avuto la possibilità di bagnarsi col sangue di quelle immagini e quindi credo che sia diventato proprio un sentire comune. Io ti dico la verità, faccio questa battuta sulla fotografia della Polizia di Stato e la sto ripetendo perché per me ha del verosimile che sia successa questa cosa e non se ne parli. Si è parlato tantissimo degli scontri ma di quello che è successo con questa fotografia, che ha segnato veramente una svolta epocale, non se ne parla. Non ho sentito i dibattiti legati a questa cosa perché c’è questa tendenza a dire un’opinione e poi a dire il contrario il giorno dopo. Quindi è molto difficile anche per chi percepisce gli avvenimenti farsi un’idea ma su alcune cose credo che non abbia più nessuno dei dubbi, soprattutto su quello che è successo in Palestina.”
Per Dargen D’Amico Sanremo non rappresenta il ritorno in una zona di confort.
“Zona di comfort no, ma per la semplice ragione che ti trovi a fare una cosa molto personale e ti guardano un po’ tutti. È come essere nudo in pubblica piazza, poi potrebbe piacere a qualcuno però nel mio caso no. Poi soprattutto Sanremo è sempre molto legato al momento nel quale vai in scena. Quindi le mie due partecipazioni sono state molto diverse. Uno perché era diverso anche il clima storico, ma perché ero diverso soprattutto io. Entrambe le volte non ti saprei dire come sono andate le cose, che cosa sia successo effettivamente e quale sia stato il mio ruolo in quel passaggio, non te lo so dire. Secondo me Sanremo va fatto così, bisogna essere anche in maniera spudorata sinceri e lasciare che in qualche modo ti arrivi il segnale dal paese nel quale ti trovi. È un momento per unirsi, non disunirti.”
Il nuovo album “Doppia Mozzarella”
Nel pomeriggio di lunedì 16 febbraio, tramite i suoi canali social, Dargen D’Amico ha annunciato il nuovo progetto dal titolo “Doppia Mozzarella”. Qui il link per l’acquisto di una copia fisica.
“Come mai si chiama cosi il disco? Perché parlo di noi come collettività. Ormai ci siamo abituati ad avere necessità che sono comandate, non siamo più padroni della nostra volontà e dei nostri bisogni. A volte aggiungiamo, crediamo che aggiungere, che acquistare di più, che riempirci di cose possa essere la soluzione ma poi io nel mio piccolo mi trovo molto più insoddisfatto di prima. Ho deciso, prima di sapere che si fosse chiamato ‘Doppia Mozzarella’, di lavorarci con i miei amici musicisti, con i quali ho lavorato negli ultimi anni, in modo tale da avere del tempo da dedicare alla vita in studio; forse è l’ultimo disco che farò prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale. Mi sarebbe piaciuto dichiarare che qualche testo l’avesse scritto l’intelligenza artificiale, ma questo non piaceva al mio ufficio stampa. Mi sembrava una buona idea per fare promozione, per aprire un dibattito, perché oggi non sappiamo se un testo è scritto dall’intelligenza artificiale e poi soprattutto di chi è il copyright? Questo è un dibattito molto importante, che ancora non viene affrontato in Italia, allora mi sono detto ‘perché non diciamo che il testo l’ha scritto l’IA?’, però poi c’è il rischio di squalifica. Ho provato effettivamente a scrivere dei testi con l’intelligenza artificiale però è troppo pulita, troppo netta, mancano tutti gli errori che mi piace inserire nella scrittura. Per questo album ho dedicando due anni, soprattutto a chiacchiere con amici sulla musica e volevo goderne, volevo che fosse qualcosa di importante per me a livello personale perché chiaramente mi rendo conto che stanno cambiando le cose, mi rendo conto che i dischi durano una settimana, è cambiato proprio il modo di produrre anche la musica e immagino anche per gli addetti ai lavori sia tutto molto diverso rispetto a qualche anno fa, ma io volevo che avesse un significato per me, poi spero che ce l’abbia anche per voi perché comunque ci ho messo veramente dentro tutto quello che ho sentito negli ultimi anni”.
Nell’immagine della copertina del nuovo album al colletto della camicia hai due matite che richiamano artigianalità e creatività. “Noi scriviamo col telefono, col computer. Sicuramente la matita è quello, ma il mio mondo è un mondo rispettoso dei diritti degli altri. Il mio mondo è questo, è un mondo dove è possibile sentirsi parte di tutto e che tutti si sentano parte. Questo è il mio mondo, è la visione in cui credo e che vorrei vivessero tutti. Abbiamo perso lo spirito critico anche per colpa di questi oggetti che stiamo tenendo in mano, lo hanno fatto anche a me questo scherzo. A furia di farti scrollare cose leggerissime, cose pesantissime, poi perdi la ragione, perdi la sensibilità, non capisci più cos’è vero, cos’è falso.”
Dopo aver raccontato cosa lo ha spinto a dedicarsi al nuovo progetto, Dargen si sofferma ancora sulla possibilità di portare un brano come AI AI sul palco più noto della televisione italiana: “Sanremo è un’occasione importante e a me faceva piacere portare il brano in un luogo dal mancato terreno critico riguardo all’intelligenza artificiale. In questo momento avevo questa possibilità e ho interpellato specialisti che si occupano di IA in Italia e ho cercato di rappresentare con loro quelli che sono tre macro temi che mi interessano legati all’intelligenza artificiale. Il primo è più banalmente il futuro, il futuro della creazione artistica della musica e dell’intrattenimento più in generale; Il secondo è il rapporto uomo-machina quindi le evoluzioni prossime dietro l’angolo della tecnologia; infine, perché sono un sognatore, il terzo tema è la sanità, la salute, cioè se effettivamente con l’intelligenza artificiale la sanità diventerà davvero democratica, perché adesso viviamo in un mondo in cui alcuni possono accedere alle cure e chi non può”.
La serata cover, “Su di noi” con Pupo e Fabrizio Bosso
Su di noi è il brano scelto per la serata dei duetti, l’artista si esibirà insieme a Pupo e a Fabrizio Bosso, trombettista jazz: “Avevo scelto già un artista che avevo già visto esibirsi da ragazzo a Sanremo, mi piaceva ma poi ho scoperto che era già stato scelto e infatti è nella serata. Poi nella chat con i miei amici musicisti abbiamo eletto un altro nome papabile ma qualche settimana dopo questo stesso artista ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che non sarebbe andato a Sanremo. A questo punto mi sono detto che forse per quella serata sarebbe stato meglio rilanciare un messaggio al quale tengo e quindi l’idea era di utilizzare musiche che provenivano anche da ambienti, da culture, anche storicamente da luoghi diversi e fare una sintesi per dare un messaggio di unione, di condivisione e convivenza. Quindi avevo quest’idea, però poi non era facile convincere un big della musica italiana a prestarmi un pezzo e farmelo rimaneggiare. Non avevo trovato nessuno fino a che quando Carlo Conti ha ascoltato l’idea ha riconosciuto secondo lui che era il caso di portarla avanti e mi ha detto che avrebbe avuto un artista che secondo lui sarebbe stato in grado di lanciare un messaggio con la musica ed era Pupo, il quale ha accettato sulla fiducia. Successivamente il materiale musicale ha anche convinto Fabrizio Bosso”.
Il duetto di Sanremo è un rilancio per pensare più in generale a cosa rappresenti la musica per Dargen D’Amico: “La musica nasce da una paura, ha origini antichissime, nasce dalla necessità di stare intorno ad un fuoco perché non sapevamo neanche se fosse arrivato il giorno dopo il sole e allora il ritmo, stare insieme, sudare, toccarci, fare conoscenza e rendersi conto che poi i bisogni che abbiamo sono quelli che ci uniscono, perché sono molte di più le cose che abbiamo in comune noi. Abbiamo tante cose in comune, più di quelle che ci distinguono e io volevo fare questo con la musica, quindi abbiamo anche rappresentato nuove sonorità di brani del passato. Per esempio del brano di Pupo l’intento è quello di utilizzare la musica per unirci”.
Alcuni riflessioni tra passato, presente, AI e… Palestina!
Dargen D’Amico è l’unico artista che a Sanremo 2026 ha citato la Sacra Scrittura.
“Volevo dire qualcosa senza che nessuno potesse dirmi ‘come mai?’. Noi abbiamo già le risposte perché l’uomo si è già fatto le domande. Domande legate al rapporto tra di noi, come risolvere i conflitti cosa che andiamo a non fare, anzi ne generiamo ogni giorno. Il Vangelo dovrebbe portare la parola anche detta ‘verità’. Io credo che abbiamo ancora la possibilità di parlare di verità, prima che diventi tutto post-verità. È una cosa importante perché da qui in avanti non possiamo più fidarci di quello che vediamo, tutto quello che succederà da qui in avanti potrebbe non essere vero, potrebbe essere falso e che quindi non esisterà più niente di vero. Cioè è uno shock grosso quello che dovremmo affrontare e quindi io mi sono andato a rifugiare delle parole antiche.”
Dargen ha poi ricordato il suo rapporto con il Sanremo del passato.
“Come spettatore ho dei ricordi molto belli, mi ricordo tanti momenti, soprattutto delle canzoni da ascoltatore. Io comunque la musica la vivo da ascoltatore, poi a un certo momento quando prendi una decisione musicale la devi portare fino in fondo, prenderti le responsabilità e fare quello che senti essere giusto in quel momento.
Comunque mi ricordo tanti momenti di Sanremo, c’era uno molto importante di un brano che nessuno si ricorda, credo fosse l’88 o l’89 l’artista era Stefano Borgia e nel brano diceva: ‘fammi addormentare sopra il tuo seno’. Io ero piccolo e mi sembrava una cosa molto forte, mi è rimasta dentro questa frase.
Poi ricordo le tante esibizioni Jannacci, ho comunque tantissimi ricordi legati a Sanremo, non saprei selezionarne uno. Fa parte di me. Ma anche io faccio parte di lei.“
Dargen D’Amico a Sanremo 2026 ritroverà Carlo Conti, che nel 2015 lo bocciò con Modigliani.
“Era un’epoca musicale molto diversa, in cui un certo tipo di scrittura non veniva considerata come “potabile” anche per un palcoscenico di quel tipo. Credo che fosse anche un Sanremo molto diverso, non ho ricordi perché tra parentesi non avevo la mira di andarci. C’è stato una decina di anni di Sanremo in cui sinceramente non lo reputavo molto interessante, non reputavo interessante la musica. Ero molto nel mio mondo intorno ai trent’anni. Pensavo proprio a tutt’altro. Non è che poi con il presentatore hai delle conversazioni così “schiette”.”
La riflessione di Dargen D’Amico sull’Intelligenza Artificiale prosegue.
“La vedo come una complicazione in generale, cioè sono dell’idea che potremmo vivere la vita in maniera molto più semplice, soprattutto quando viene utilizzata per minchiate, non per questioni di vita o di morte.
Sono dell’idea di utilizzarla solamente per questioni di vita o di morte. Cioè questa è la mia visione dell’intelligenza artificiale. Poi sono convinto che noi in Italia stiamo già lavorando alla musica come se fosse fatta con l’IA e qui la responsabilità è anche vostra, dovremmo stimolare un po’ di più la vita creativa della musica italiana. Siamo già abituati ad avere canzoni che ti ricordano qualcos’altro, che poi è come lavora l’intelligenza artificiale. Ma in questo momento secondo me dovremmo tutti dare all’intelligenza artificiale in pasto cose molto distanti, in modo tale che facendo una sintesi di cose molto distanti nei prossimi anni ci dia delle canzoni che non ci stanchino quando diventerà il momento di utilizzarle. Quindi dovete anche voi essere più critici con quello che facciamo.”
Infine un pensiero sulla situazione in Palestina.
“Non mi dimentico del fatto che noi siamo complici del genocidio a Gaza come Stato italiano eppure io partecipo comunque a Sanremo. Io penso che la musica debba avere un significato che va oltre la strumentalizzazione, che debba dare la possibilità davvero di sentirsi parte di qualcosa di più profondo, un senso di fratellanza, di sorellanza, di comunione. Per me è fondamentale in questo momento cercare di dare alla musica, ma anche l’arte e lo sport un senso di speranza perché è davvero faticoso in questo momento trovare qualcosa di solido al quale aggrapparsi.”

Nato nel 1988. Da piccolo ascoltava quintali di musica e sognava di: diventare un ghostbusters, guidare una Delorean, cantare nei blues brothers, entrare in Matrix e fare a pugni con Bud Spencer e Terence Hill.
Più in là ha capito che andava bene laurearsi in teologia, scienze della comunicazione digital media e tentare di diventare uno speaker radiofonico.
Brianzolo di nascita, milanese d’adozione, collabora dal 2024 come speaker a RV radio e dopo Sanremo 2025 con iMusicFun
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