Mancano 3 giorni al 30 novembre, data scelta da Carlo Conti per l’annuncio dei Big (probabilmente 30) che parteciperanno al Festival di Sanremo 2026. Dopo le riflessioni di qualche giorno fa (Qui, Qui e Qui), ecco un nuovo articolo di Stefano Brocks.
Sanremo 2026, il punto della situazione a 3 giorni dall’annuncio
E’ ormai la stretta finale: questione di giorni, calcolabili ormai in ore, e sarà nota la composizione del cast di Sanremo 2026. La comunicazione con cui Carlo Conti domenica scorsa ha definito la data dell’annuncio per domenica 30 novembre, adducendo la ragione del lutto per la scomparsa di Ornella Vanoni, ha comunque permesso un’ulteriore settimana di riflessione o di tempo per qualche ulteriore opera di convincimento ad artisti desiderati ma non convinti a partecipare. Difficile dire se effettivamente Conti avesse già in tasca la lista definitiva, o pensasse in ogni caso di aspettare il 30, dal momento che non era trapelata alcuna comunicazione di un annuncio imminente il 23 salvo le solite ipotesi, ma in ogni caso una settimana in più non ha alimentato al momento nessuna fuga di notizie e ha comunque comprato tempo (o gliel’hanno regalato le circostanze). E pare che qualche messaggio o telefonata per indurre a qualche ripensamento sia effettivamente partita, ad esempio ad indirizzo Blanco o Angelina Mango, secondo i ben informati.
A questo punto, le cose sono due: “o lacrime mie o lacrime tue”, diceva la cantante, e infatti si tratta di due delusioni che si escludono l’un l’altra. O piangono i giornalisti, che non sono riusciti a carpire quasi nulla dei nomi che effettivamente Conti ha in tasca, e in tal caso bisogna riconoscere che sia stato bravissimo a celarli, o piange il piatto, perché se il cast fosse fatto dei nomi che maggiormente circolano potrà avere magari canzoni bellissime, alcuni artisti certamente di qualità, altri che potranno essere lieta scoperta per il grande pubblico, ma non certo nomi capaci di trainare il Festival, come nell’ultimo lustro siamo stati felicemente viziati nel trovare in lista.
Molti articoli di questi giorni hanno parlato di fuggi-fuggi generale, anche se poi a fare scalpore sono stati solo alcuni no resi pubblicamente da 2-3 artisti che le voci volevano come certi e altri 2-3 che però al momento sono dei no solo nelle ricostruzioni giornalistiche, senza dichiarazioni degli artisti. Additare come lista di rifiuti la serie di nomi che fin dall’inizio si sapeva che non avrebbero partecipato, o per esserci stati di recente, o per non avere dischi in lavorazione, o per attitudine, è servito solo a gettare scetticismo sulla nuova edizione.
Più interessante scoprire le ragioni per cui alcuni di questi nomi, dati come probabili e che negli anni passati avrebbero accettato senza indugio: un ritiro di un solo artista può essere dovuto a scelte personali, ma un blocco significativo, sia pure numericamente non enorme, e composto tutto da elementi di ambito pop, oggi sulla cresta dell’onda o in fase di affermazione definitiva, lascia spazio a ogni riflessione: strategia dei discografici per “mollare” Sanremo; ventilata partecipazione di artisti fortissimi al Televoto che potrebbero ammazzare la gara (l’ultimo spauracchio, circolato in questi giorni ma senza conferme né smentite, è Geolier, l’uomo che mandò in crash il Televoto da tante preferenze raccolse nel 2024); artisti coalizzati in massa per protestare contro il regolamento, peraltro dimenticando che nella cinquina dello scorso anno arrivarono un sacco di outsider impronosticabili (Corsi, Cristicchi) e che il Televoto vide in testa a lungo un personaggio non certo ultrapop per teenager, ovvero Brunori); atteggiamento guardingo e decisione all’ultimo momento in base al livello del cast, del tipo “se non c’è troppa concorrenza, allora vengo per vincere”; altro tipo di atteggiamento guardingo e decisione all’ultimo momento in base al livello del cast, del tipo “se non ci sono superbig a trainare il cast non rischio di andare a bruciarmi, se i Festival avesse ascolti bassi”.
Insomma, vale tutto e bisognerebbe essere o nella psiche degli artisti o nelle segrete stanze della discografia per conoscere le vere ragioni. Fermo restando che alla fine resterà solo quello che Conti ha scritto sul suo foglietto, il resto saranno sempre e solo, quand’anche fondate, illazioni e basta. Ovviamente con tanti rimpianti per il Festival che avrebbe potuto essere e magari non sarà. O magari invece sarà, smentendo ogni chiacchiera antecedente.
In fondo, “it’s not over ’til it’s over” e tanto vale, sia pure senza ostentare ottimismo di maniera senza fondamento, provare a credere che qualche nome dato per rinunciatario sia invece effettivamente dentro. Conti ama le metafore per definire il cast: macedonia, mosaico, mazzo di fiori. Usiamo la metafora della torta da confezionare, essendo un impasto che richiede una maggiore coerenza che un…minestrone con tutto dentro.
Ad esempio, non trovano riscontri né in negativo né in positivo le ipotesi di una o più “ciliegine” sulla torta, come Conti definì Giorgia all’annuncio del cast lo scorso anno. I superbig quali Marco Mengoni, Elisa, Mahmood, anche Geolier o, putacaso, i meno papabili Lazza e Ultimo, anche Anna, che pure lo scorso anno attraverso il suo management aveva promesso a Conti la considerazione per una partecipazione nel 2026, non hanno mai lasciato trapelare nulla circa una partecipazione o un diniego, a parte una battuta di Mengoni del tutto indecifrabile. Per cui, tutto in teoria potrebbe essere ancora possibile per avere almeno uno di questi personaggi, sia pure senza farsi troppe grosse illusioni.
Il paradosso è che nel cast 2026 pare più probabile vi sia qualche ciliegina che non la base della torta, ovvero gli artisti pop più in voga negli ultimi anni, che anche nel 2025 componevano almeno il 50% del cast, quei nomi che non sono considerati ancora nell’Olimpo assoluto, ma che puntualmente schizzano in hit parade, riempiono i concerti, sono l’ossatura dei programmi musicali in tv e delle playlist delle radio e sono forti al Televoto e in streaming, in quanto seguiti dai giovani di gusto più pop: sembrava l’anno di Alfa ma ha detto il suo no ai quattro venti; col tempo pareva credibile il ritorno di Angelina Mango, così come Blanco, Madame ed Emma erano pressoché certi e ora paiono più orientati al no che al sì. Tananai si era preso un periodo di pausa, anche se pareva possibile un ripensamento. Lauro e Irama si sono già visti lo scorso anno e non ci saranno, Annalisa aveva già detto no per tempo. Insomma, senza questi nomi di certa popolarità, si fa dura avere un cast attraente nel complesso, anche se ci fossero outsider appassionanti o due superbig di gran livello.
Per questa ragione, Conti nel confezionare la torta pare abbia cercato ingredienti collaudati, contattando alcuni protagonisti della passata edizione, ricevendo risposte discordanti: un convinto sì da Serena Brancale; probabili no da Francesco Gabbani, Rose Villain, Noemi; un grazie di tutto ma non è ora da Lucio Corsi; un forse da Bresh e Sarah Toscano, un sì prima e un freno poi da California, che potrebbe avere un boost ma anche un boomerang dal gossip dopo la recente rottura sentimentale e artistica con Fausto Lama dei Coma_cose; un probabile sì da Fedez in coppia con Marco Masini, un sì condizionato da Rkomi, che sta cercando la partner per un duetto, stanti probabili ritrosie di Elodie a ritornare a stretto giro.
Una torta dalle base fragili, la cui parte più sostanziosa rischia di essere fatta con ingredienti “di recupero”, ovvero artisti di sicuro talento e buona penna, ottima popolarità televisiva, ma dal presente un po’ appannato dopo alcuni dischi non andati benissimo rispetto ai maggiori successi, ma che potrebbero avere cartucce ancora buone da sparare. In questo blocco i nomi che più probabilmente compariranno nel cast paiono essere Malika Ayane, Arisa, Ermal Meta, Levante: in ballottaggio anche Mara Sattei, Ditonellapiaga, Elettra Lamborghini, Nina Zilli.
Altri strati della torta si compongono di artisti affermati ma mai partecipanti a Sanremo, tipo Brunori lo scorso anno: sarà il turno di Tommaso Paradiso, buone chance per Carl Brave, meno probabili Coez e Frah Quintale.
Poi ci sono gli emergenti dal filone indie o urban: in questo caso, Carlo Conti è penalizzato rispetto agli anni recenti dall’assenza di artisti già consolidati a livello di vendite e streaming ma che necessitano dell’ultimo step per conquistare il pubblico televisivo, vedi come sono arrivati al Festival dall’estate precedente ad esempio Olly, Tony Effe, Bresh, o l’anno prima Geolier, Alfa, Rose Villain, Angelina Mango, Gazzelle, o prima ancora Lazza, Mara Sattei, Madame, Coma_Cose. L’unico nome, sia pure già emerso da qualche anno, in questo senso potrebbe essere Tedua, la cui partecipazione pareva probabile ma è scesa in forse.
Il cuore centrale della torta sarà probabilmente un nugolo di artisti sconosciuti al pubblico tv ma che potrebbero essere esplosione di novità, tipo Lucio Corsi lo scorso anno o tipo il 2021 di Amadeus: per il filone indie, Emma Nolde, Venerus, Fulminacci (pur già passato a Sanremo nel 2021), Eddie Brock i più citati nelle ipotesi di cast, più defilati Chiello, Tropico, Giorgio Poi, La Niña, Colombre/Maria Antonietta. Per il filone urban, si profilano fin da mesi Nayt, Tredici Pietro, Luchè, ma Conti potrebbe puntare maggiormente su pop-rap che su rap puro, dando spazio a Fred De Palma, Dargen D’Amico, Carl Brave, oltre all’ipotesi, rinvigorita in questi giorni, di un debutto a Sanremo di J-Ax solista, dopo il passaggio con Dj Jad nel 2023.
Strato della torta riservato alle band, ai minimi termini. I Fast Animals & Slow Kids sono circolati come possibili ma non si sa fino a che punto, i Subsonica non avrebbero convinto, i Litfiba non si farebbero convincere, i Kolors sono già passati due anni di fila, dei Boomdabash non si sa nulla, potrebbe toccare ai Bnkr 44.
Strato ex talent o ex Sanremo Giovani, anche questo di ridotta altezza: negli ultimi anni non sono emersi talenti clamorosi e alla fine tutto si risolverà richiamando Settembre, più probabile di Alex Wyse, Lda con o senza il socio Aka7even, Sarah Toscano o rischiando Trigno e Holden a prescindere dai bassi riscontri delle loro pubblicazioni, oppure rilanciando Sangiovanni. O gli stessi Bnkr 44, nei Giovani di due anni fa.
Strato over, non più di due nomi tra Patty Pravo, Loredana Bertè, Fausto Leali, Nada. Qualcuno ha rilanciato l’ipotesi, formulata in sordina nel nostro primo articolo di questo filone, di una sfida generazionale tra Tredici Pietro e Gianni Morandi, ma è difficile che ciò avvenga. Altri superbig ma di lungo corso come Gianna Nannini e Biagio Antonacci sono ogni anno corteggiatissimi e non fanno trapelare nulla. Per i cantautori storici tipo Riccardo Cocciante, Antonello Venditti, Renato Zero è più probabile la via dell’ospitata, pur avendo nuovi dischi in lavorazione. Per le generazioni di mezzo, Francesco Renga non è mai stato nelle grazie di Conti nemmeno dieci anni fa, quando era in auge. Lo sono sempre stati invece gli Zero Assoluto, che potrebbero farcela stavolta, forse a scapito di Benji & Fede e, se mai si fossero proposte, di Paola & Chiara o di Paola Iezzi da sola. La voce più fresca delle ultime ore parla dei Tiromancino, ma non sarebbero da escludere Raf o Nek, mentre si fa strada l’ipotesi J-Ax, per la prima volta all’Ariston da solo senza socio. Anche un’accoppiata tutta talento e satira come Paolo Jannacci ed Elio avrebbe proposto un brano, nel solco della tradizione satirica milanese in quel fil rouge che unisce tre secoli di arte e letteratura, dal Parini al Nobel Dario Fo, ma sono nomi troppo eccentrici rispetto al pop e non hanno grandi possibilità di accesso al cast.
Fino a domenica mattina è lecito essere preoccupati o illudersi. Dalle 14 del 30 novembre, spazio alle lacrime o ai sorrisi liberatori. E se fossero lacrime, c’è sempre la speranza, questa volta concreta, di asciugarle il 24 febbraio. Anche perchè la gola per assaggiare la torta la provocano i nomi degli artisti, ma il piacere che spinge a mangiarla tutta lo lasciano le canzoni, da gustare prescindendo da aspettative e pregiudizi e sperando che lascino un bel retrogusto duraturo.


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