Nu Genea e Sanremo 2027: il duo napoletano racconta il rapporto con il mainstream, la musica e la scelta di restare fedele alla propria identità.
I Nu Genea guardano a Sanremo 2027, ma senza alcuna intenzione di salire sul palco dell’Ariston. Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, intervistati da Federico Vacalebre per Il Mattino, hanno parlato del loro rapporto con la musica mainstream e del possibile coinvolgimento nel Festival diretto da Stefano De Martino. Una possibilità che, almeno per ora, sembra lontana.
La risposta alla domanda sul Festival è infatti piuttosto netta: “Non ci ha cercati nessuno e, poi, vi immaginate noi due non cantanti al Festival?”. Una battuta che fotografa perfettamente la particolarità del progetto Nu Genea, con i due musicisti che restano abitualmente dietro le tastiere senza occupare il centro del palco come frontman.
Aquilina e Di Lena scherzano anche sull’eventualità di un ritorno al playback: “Certo, se ripristinassero il playback potremmo fare finta di avere voci femminili”. Poi, però, arriva un’apertura nei confronti del nuovo corso del Festival: “Però Di Martino farà bene, incuriosisce, diverte, è simpatico”.
Il rapporto con il mainstream, del resto, è sempre stato particolare. Nonostante il successo di brani come “Sciallà”, i Nu Genea non sono diventati protagonisti delle consuete passerelle estive. “Noi non sappiamo neanche come funzionano certe passerelle, che non siamo interessati a loro, ma anche che loro non sono interessati a noi”, spiegano.
È una scelta che sembra riflettere anche il modo in cui il duo concepisce la musica. Dai primi lavori legati alla riscoperta del neapolitan power fino a “Bar Mediterraneo” e “People of the Moon”, il percorso dei Nu Genea è costruito sulla contaminazione, sull’incontro tra culture e sulla capacità di far convivere tradizioni differenti.
Anche il pubblico internazionale sembra confermare questa vocazione. I due hanno suonato in numerosi festival europei e chiuderanno il tour il 19 settembre alla Roundhouse di Londra. Ma Napoli rimane il luogo speciale: “Napoli è casa nostra, ci capiscono di più e non ci perdonano se sbagliamo qualcosa”.
Ed è proprio all’Arena Flegrea che il duo porta uno spettacolo rinnovato, con una formazione ampliata e tre vocalist: Marika Pignalosa, Giulia Olivieri e Cindy Pooch. “Non abbiamo più una vocalist, ma un terzetto di ugole”, raccontano con ironia. Sul palco ci saranno inoltre Marcello Giannini alla chitarra, Roberto Badoglio al basso, Federico Romeo alla batteria, Paolo Bianconcini alle percussioni e Sergio Dileo al sax, oltre agli ospiti Maria José Llergo, Gabriel Prado, Fabiana Martone e Luigi Scialdone.
E naturalmente ci sarà Cosimo, il padre di Massimo Di Lena, diventato ormai una presenza quasi “cult” negli show del gruppo: “Mio padre sta diventando troppo personaggio per il nostro pubblico, vuole pure essere pagato, non vuole più esibirsi a gratis!”.
La musica dei Nu Genea continua così a guardare indietro per costruire qualcosa di contemporaneo. Nel nuovo repertorio il sax non richiama soltanto James Senese ed Enzo Avitabile, riferimenti fondamentali soprattutto agli inizi, ma guarda anche al passato della musica napoletana e internazionale. “Abbiamo ascoltato soluzioni anni Cinquanta e Sessanta, anche Edoardo Vianello, anche certi arrangiamenti di Morricone”, spiegano, citando anche “la beguine della Martinica” e “il calypso di Trinidad”.
Una contaminazione che diventa anche una precisa posizione culturale. Di fronte alla crescita delle formazioni xenofobe in Europa, i Nu Genea raccontano un’immagine completamente diversa della loro musica: “Dai nostri palchi non si vede quella roba. Sotto i nostri palchi c’è gente che si diverte, balla, fraternizza, senza problemi di frontiere o di passaporto”.
E aggiungono una frase che sintetizza forse meglio di qualsiasi altra il loro modo di intendere l’arte: “Noi facciamo politica alla nostra maniera. Con il nostro sound”.
Sanremo, dunque, può aspettare. I Nu Genea sembrano avere scelto un’altra strada: quella di una musica libera dalle categorie, capace di parlare a un pubblico internazionale senza rinunciare alle proprie radici napoletane.

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