Serena Rossi

Serena Rossi pubblica il suo primo disco “SereNata a Napoli”: tra tradizione musicale, sogni su Sanremo e nuove sfide artistiche.

L’attrice e cantante napoletana debutta ufficialmente nella discografia con SereNata a Napoli, in uscita venerdì 30 gennaio per Warner Music Italy, un progetto che raccoglie 14 brani della tradizione partenopea già protagonisti dell’omonimo spettacolo teatrale. Un lavoro intimo e identitario, che nasce dal teatro ma guarda lontano, senza inseguire le mode.

“SereNata a Napoli”, un disco nato dal teatro e dal cuore

«È nato alla fine della tournée – racconta Serena Rossi al Corriere della Sera e ad Adnkronos – perché ci sembrava un peccato lasciare quei brani solo sulle tavole del palcoscenico». Il disco, inciso “alla vecchia maniera”, è stato registrato in due giorni a Napoli insieme ai musicisti, tutti nella stessa stanza: «Il tempo lo dettavano i nostri cuori e i nostri respiri. Oggi si fa raramente, è tutto digitale».

Da Era de Maggio a Dicitencello vuje, passando per Io Mammeta e tu, Tammurriata Nera e Munasterio ’e Santa Chiara, l’album è un viaggio nella memoria musicale di Napoli. «Volevo lasciare una traccia su questo repertorio infinito ed eterno. Tradizione non significa qualcosa di vecchio, ma qualcosa di profondamente radicato».

Un progetto che, nelle parole dell’artista, raccoglie idealmente un testimone importante: «Dopo Lina Sastri mi è sembrato che ci fosse uno spazio libero nella generazione successiva. Mi piaceva l’idea di prendermi sulle spalle questo repertorio, anche se va controcorrente rispetto alla musica di oggi».

Sanremo, un sogno cambiato nel tempo

Il nome di Serena Rossi torna spesso nel toto-nomi del Festival di Sanremo, ma il suo rapporto con l’Ariston è cambiato negli anni. «Ventiquattro, venticinque anni fa sognavo di andarci come cantante in gara. Prima ancora di fare l’attrice», confessa al Corriere della Sera. Oggi però la prospettiva è diversa: «Saper cantare non significa essere una cantante. Una cantante deve avere un’urgenza, un’identità precisa. Io oggi non sento questa urgenza».

Il palco dell’Ariston, però, resta affascinante: «Come co-conduttrice sì, quello sì. È uno dei palchi più importanti d’Italia e non mi spaventa. Ogni volta che ci sono stata mi sono sentita bene». E aggiunge con un sorriso amaro: «È strano, ogni anno esce il mio nome, ma finora non me l’hanno proposto».

Un progetto familiare e profondamente personale

SereNata a Napoli è stato prodotto insieme al marito Davide Devenuto: «È la nostra creatura. Quando è arrivato il disco a casa l’abbiamo aperto come due bambini a Natale. Toccare con mano una cosa fatta da noi è un’emozione nuova».

Napoli è ovunque nel progetto, anche nei ricordi d’infanzia: «Le passeggiate della domenica nel centro storico con i miei genitori, gli odori, il caos. E il Monastero di Santa Chiara, dove si sono conosciuti e sposati. È un ricordo che mi guida sempre».

Duetti, futuro musicale e cautela

Il disco non segna automaticamente una svolta definitiva verso la carriera musicale: «Per il momento no. Ho imparato a non escludere niente, ma ho paura di fare un passo falso e compromettere il mio percorso da attrice».

Se potesse scegliere un duetto, però, non ha dubbi: «La Niña. Porta avanti con orgoglio e innovazione la musica napoletana più viscerale e potente. Sarebbe bellissimo cantare con lei». E se dovesse scrivere una canzone inedita? «Per mio figlio. Sarebbe una promessa».

Intanto Serena Rossi è impegnata anche sul set della nuova serie Rai La famiglia Panini, mentre il tour teatrale di SereNata a Napoli riparte il 3 febbraio da Modena, attraversando tutta l’Italia fino a maggio.

Tra palco, musica e televisione, l’artista continua a seguire una linea coerente: «Sono ambiziosa, ma mi piace vincere le sfide con il lavoro duro, senza sgomitare. Le cose devono avvenire nel modo giusto».

E Sanremo resta lì, sullo sfondo: non più un’ossessione, ma una possibilità. «Oggi non sento l’urgenza di gareggiare. Ma quel palco mi accende». E, chissà, il momento giusto potrebbe arrivare proprio così.

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