Marko Perković Thompson Ultimo

Ultimo batte il record di Vasco Rossi, ma il primato mondiale resta a Marko Perković Thompson: 500mila spettatori a Zagabria tra musica, politica e polemiche.

In Italia si festeggia il successo senza precedenti di Ultimo, capace di vendere 250mila biglietti in sole tre ore per il concerto-evento del 4 luglio 2026 a Tor Vergata, battendo il record nazionale detenuto da Vasco Rossi con il Modena Park del 2017 (225mila spettatori). A rendere ancora più speciale questo passaggio di consegne, il messaggio affettuoso di Vasco: «Ogni record è fatto per essere battuto. Largo ai giovani. Ti voglio bene, Niccolò». E la risposta di Ultimo non si è fatta attendere: «Non si può superare l’insuperabile. Ti voglio bene anche io, Vasco».

Eppure, anche questo straordinario traguardo italiano impallidisce se confrontato con quello stabilito di recente in Croazia.

Il primato mondiale di spettatori paganti per un singolo concerto appartiene infatti a Marko Perković, in arte Thompson, controversa icona del folk-rock croato e personaggio da sempre al centro di polemiche per le sue presunte simpatie verso l’estrema destra. Lo scorso 5 luglio, all’ippodromo di Zagabria, Thompson ha radunato oltre 500mila spettatori paganti, stabilendo un record assoluto nella storia della musica live.

Il concerto, più che un semplice evento musicale, si è trasformato in un raduno dall’alto valore politico e identitario, tra simboli religiosi, croci proiettate dai droni e benedizioni in diretta. In platea, accanto ai fan, anche esponenti politici conservatori croati e l’ex premier sloveno Janez Janša. Le polemiche non si sono fatte attendere: 123 persone sono state arrestate, molte per possesso di fuochi pirotecnici e altre per disturbo dell’ordine pubblico. Numerosi spettatori indossavano magliette e mostrine legate al movimento ustascia, il partito filonazista responsabile di crimini durante la Seconda guerra mondiale.

Marko Perković ha scelto il soprannome “Thompson” in omaggio alla mitragliatrice usata durante il suo servizio militare nella Guerra d’Indipendenza croata (1991-1995). È diventato famoso con la canzone “Bojna Čavoglave”, un inno patriottico dai toni bellicosi che inneggia apertamente alla lotta contro i nemici della Croazia.

Nel tempo, Thompson si è sempre difeso dalle accuse di estremismo, dichiarandosi “solo un patriota” e negando simpatie fasciste, anche se in numerose sue canzoni e nei concerti è evidente l’uso del saluto “Za dom spremni” (“Per la patria, pronti!”), lo stesso degli ustascia.

Nonostante i divieti in alcuni Paesi europei, Thompson continua a godere di una forte popolarità in patria e viene sostenuto apertamente da parte del governo conservatore croato. Il ministro dell’Interno ha definito il concerto di Zagabria «un evento storico che ha dimostrato l’unità e l’amore per la patria».

Le organizzazioni antifasciste, come il Simon Wiesenthal Center, hanno condannato il raduno come «il più grande evento filofascista in Europa dopo la Seconda guerra mondiale», mentre l’opposizione croata (SDP) ha parlato di «una vergogna globale».

Nonostante le polemiche, Thompson ha ribadito dal palco il suo messaggio: «L’Europa deve tornare alle sue radici cristiane. La Croazia può essere forte solo così».

Se il concerto di Ultimo a Tor Vergata celebra l’universalità della musica italiana e raccoglie l’eredità di Vasco Rossi con spirito sportivo e generazionale, quello di Thompson a Zagabria mostra come la musica possa anche diventare strumento politico, con derive pericolose che poco hanno a che vedere con lo spettacolo.

Un record di pubblico, sì. Ma a ognuno il suo palco e il suo messaggio.

Foto Roberta F., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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