X Factor 2026, intervista a Giorgia e ai giudici Francesco Gabbani, Jake La Furia, Paola Iezzi e Irama che spiegano il significato dell’X Factor oggi.
X Factor 2026 è pronto a ripartire con una nuova giuria composta da Francesco Gabbani, Jake La Furia, Paola Iezzi e Irama, al suo debutto assoluto nel ruolo, mentre alla conduzione torna Giorgia. Dal 10 settembre inizierà la ricerca dei 12 protagonisti che accederanno ai Live Show, al via il 22 ottobre, fino alla finalissima del 3 dicembre all’Unipol Forum di Assago. Abbiamo incontrato Giorgia e i quattro giudici per parlare del significato dell’“X Factor” oggi e di come sia cambiato il modo di cercare, riconoscere e valorizzare un talento. Un confronto tra generazioni diverse, accomunate dalla stessa idea: quella scintilla che permette a un artista di emergere esiste ancora, ma oggi deve confrontarsi con un mondo molto più veloce.
X Factor 2026, intervista a Giorgia, Francesco Gabbani, Jake La Furia, Paola Iezzi e Irama
Una domanda che vale per tutti voi: come è cambiato il concetto di “X Factor” rispetto ai vostri esordi, quando avete iniziato il vostro percorso nel mondo della musica?
Giorgia: «Secondo me non è cambiato poi così tanto. Alla fine l’X Factor è qualcosa di intangibile, una caratteristica che in qualche modo ti tocca l’anima, che arriva, che emoziona. Non si può definire completamente attraverso criteri tecnici, stilistici o estetici. O c’è o non c’è. E credo che sia sempre stato così. Forse è cambiato il modo di rappresentarlo, oppure il modo di cercarlo. Questo sicuramente. Quando ho iniziato io si cercava in maniera diversa, mentre oggi abbiamo molti più strumenti per individuare quella scintilla».
Quindi l’X Factor non è necessariamente qualcosa con cui si nasce?
Paola Iezzi: «Mi associo abbastanza a quello che dice Giorgia. Credo che, per un artista che vuole emergere e farcela, ci possano essere anche più tentativi per trovare il proprio X Factor. Magari senti di avere qualcosa, ma in un determinato momento non riesci ancora a farlo uscire, oppure capisci che quella non è la strada giusta. In quel caso può iniziare una ricerca dentro se stessi, per capire cosa sistemare e come valorizzare le proprie caratteristiche. Credo quindi che la propria cifra possa anche essere modificata e affinata, fino a diventare qualcosa di più forte e riconoscibile. Certamente c’è chi nasce già con questa caratteristica e possiede naturalmente quella scintilla, ma c’è anche chi la trova strada facendo. A qualcuno serve più tempo, a qualcun altro più esperienza. Per questo considero l’X Factor qualcosa di mobile: non è necessariamente una caratteristica fissa con cui si nasce o che non si possiede».
Jake, il tuo percorso musicale è cambiato molto nel corso degli anni. Quanto è cambiato, insieme al genere, anche il modo di percepire e vivere la musica?
Jake La Furia: «È cambiato non soltanto il mio genere musicale, ma proprio tutto il modo di gestire la musica e di promuoverla. Rispetto a quando ho iniziato, però, credo che l’X Factor sia rimasto esattamente quello di cui parlava Giorgia: quella caratteristica che ti permette di emergere in un ambiente nel quale sono già tutti talentuosi. Quello che è cambiato è tutto ciò che sta intorno. Oggi abbiamo un’immediatezza e una facilità di utilizzo che possono essere sia un vantaggio sia uno svantaggio. Da una parte è molto più semplice arrivare alle persone, dall’altra, quando tutti hanno la possibilità di salire su un palco e mostrarsi, lo spettacolo può risentirne. La quantità e la velocità non garantiscono necessariamente la qualità o l’unicità».
Irama, sei il più giovane della giuria e anche quello che ha iniziato più recentemente il proprio percorso nel mondo della musica. Come hai visto cambiare questo ambiente?
Irama: «Sono il più giovane del gruppo, è vero, e devo dire che quando sono entrato in questo mondo ero veramente molto piccolo. Ho visto cambiare tante cose e, inevitabilmente, siamo cambiati anche noi insieme a questo mondo. Credo che ogni epoca abbia avuto i suoi pro e i suoi contro. Oggi uno dei vantaggi è sicuramente la facilità e la velocità con cui si riesce ad arrivare alle persone. Ma è anche il principale svantaggio, perché la stessa velocità può rendere tutto più superficiale. C’è il rischio di risultare uguali agli altri, di essere immediatamente assimilati a qualcosa che già esiste. In passato arrivare alle persone era più difficile e forse la sfida principale consisteva proprio nel riuscire a far sentire ciò che si aveva da dire. Oggi gli strumenti sono molti di più, ma proprio per questo bisogna riuscire a distinguersi. Le difficoltà cambiano, ma se una persona ha davvero l’X Factor, quella scintilla, secondo me alla fine emerge».
Francesco, il tuo percorso è particolarmente interessante perché il grande successo è arrivato quando non eri più giovanissimo. Pensi che oggi sia ancora possibile costruire una carriera musicale anche con tempi diversi?
Francesco Gabbani: «Ci stavo riflettendo proprio partendo da quello che hanno detto i miei colleghi. Credo che l’X Factor sia una condizione e che lo sia stato una volta e continui a esserlo oggi. Se ce l’hai, ce l’hai. È evidente però che debba essere declinato in funzione dei tempi che stiamo vivendo. I tempi oggi sono molto veloci e probabilmente l’X Factor deve anche nutrirsi della capacità di adeguarsi ai ritmi contemporanei. Non significa necessariamente inseguire tutto ciò che è di moda, ma avere la consapevolezza del contesto nel quale ci si trova e riuscire a muoversi al suo interno. Credo inoltre che, se una persona possiede davvero l’X Factor, sia importante che se ne renda conto il prima possibile. Oggi emergono tanti ragazzi e tante ragazze molto giovani e la competizione è forte. Io forse appartengo a una delle ultime generazioni che ha avuto la possibilità di arrivare al successo da trentenne. Anche questo dimostra quanto siano cambiati i tempi e i percorsi attraverso i quali un artista può affermarsi».

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
📢 Segui iMusicFun su Google News:
Clicca sulla stellina ✩ da app e mobile o alla voce “Segui”
🔔 Non perderti le ultime notizie dal mondo della musica italiana e internazionale con le notifiche in tempo reale dai nostri canali Telegram e WhatsApp.
