Arriva “Zocca Ski Resort”, il docufilm di Riccardo Finelli che racconta la storia della stazione sciistica più bassa d’Europa. Tra i protagonisti anche Vasco Rossi e il concerto del 1982.
Secondo quanto raccontato in un articolo de Il Resto del Carlino, la storia di una delle esperienze più curiose dell’Appennino modenese diventa un documentario. Sabato 8 agosto, alle ore 20.45 in Piazza Martiri a Zocca, sarà infatti proiettato in anteprima “Zocca Ski Resort”, il docufilm firmato dal giornalista Riccardo Finelli dedicato alla stazione sciistica più bassa d’Europa.
L’opera ripercorre un capitolo poco conosciuto della storia del paese emiliano, quando tra la fine degli anni Settanta e la seconda metà degli anni Ottanta le abbondanti nevicate permisero la nascita di una vera e propria sciovia a bassa quota. In quegli anni centinaia di appassionati raggiungevano Zocca con gli sci in spalla, mentre skilift e gatti delle nevi trasformavano il piccolo centro in una sorprendente meta per gli sport invernali.
Realizzato con il patrocinio del Comune di Zocca e in collaborazione con la Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale dei Film di Famiglia, il documentario è il risultato di un anno di ricerca tra filmati d’epoca, fotografie e testimonianze dei protagonisti. Il materiale storico è stato inoltre valorizzato attraverso tecniche di elaborazione digitale e intelligenza artificiale, restituendo nuova vita alle immagini del passato.
Uno degli aspetti più significativi della vicenda riguarda anche Vasco Rossi. Per finanziare la costruzione della sciovia fu infatti organizzata una raccolta fondi che culminò con un concerto del rocker il 14 luglio 1982 al campo sportivo di Zocca. Si tratta dell’unico concerto tenuto da Vasco nel suo paese natale, un evento entrato nella memoria collettiva della comunità.
Come ricorda il sindaco Federico Ropa, erano gli anni in cui «i tanti nevoni e il successo dello sci come sport di massa trascinavano anche i territori di bassa quota verso il sogno del turismo invernale». Ma “Zocca Ski Resort” non si limita al racconto nostalgico: il docufilm riflette anche sul cambiamento climatico e sull’evoluzione del territorio, trasformando una storia locale in una riflessione sul presente e sul futuro.

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