Tormentoni estivi 2026

Lo Sguardo Critico è la rubrica di iMusicFun che racconta senza sconti il sistema musicale: in questo articolo ci occupiamo dei tormentoni che, per la terza estate consecutiva, stanno ricevendo un’accoglienza molto tiepida

Quella che stiamo vivendo è la terza estate consecutiva senza un vero tormentone. L’ultimo pezzo che possiamo denominare in questo modo è, infatti, “Italodisco” dei The Kolors e risale al 2023, poi nessuno è più riuscito a replicare lo stesso successo. Nel 2024 ci hanno provato Annalisa e Tananai con “Storie brevi“, brano però lontano dal concetto di tormentone già solo a livello di genere, mentre l’anno scorso la canzone che ha ottenuto i maggiori gradimenti è stata “A me mi piace” di Alfa e Manu Chao, ma con risultati comunque lontani sia dalla stessa “Italodisco” che dai tormentoni degli anni passati.

Quest’anno, invece, si fa proprio una gran fatica a trovare una canzone che possa mettere d’accordo tutti. Le piattaforme, in questo momento, stanno premiando “La testa gira” di Fred De Palma ed Emis Killa con Anitta, ma è molto difficile considerarla un vero tormentone perché il tormentone deve rivolgersi a tutti e, in questo caso, parliamo di una canzone che rischia di fermarsi allo streaming e ai fan del reggaeton. Le radio, ad esempio, non stanno sposando il brano, fermo al 36esimo posto su Earone.

Altra canzone che sta accontentando le piattaforme, trainata anche dallo spot Estate Italiana di Fiat, è “Al mio paese” di Serena Brancale, Levante e Delia ma, anche qui, viene molto difficile parlare di un tormentone che possa rimanere nella memoria perché i numeri rimangono lontani da quelli a cui assistevamo negli anni d’oro delle hit estive e, in più, il brano, dopo un inizio promettente, non è neanche riuscito a mantenere la continuità radiofonica che richiede un tormentone: mentre scriviamo è addirittura fuori dalla Top50 dei brani più trasmessi in radio.

Serena Brancale ci ha provato anche con Merk & Kremont e i The Kolors in “Partenope” e qui si è verificato l’esatto opposto: se le radio stanno particolarmente apprezzando il brano (secondo posto su Earone), lo stesso non si può dire delle piattaforme (77esimo posto su Spotify). In generale, la maggior parte di ciò che sta piacendo alle radio non sta trovando un reale gradimento negli ascolti e nelle vendite: “Agitare coca cola” di Tommaso Paradiso, “Antidroga” di Emma e Fabri Fibra, “Bossa nostra” di Gaia, “Summer funk” di Francesco Gabbani, “Tu cosa fai questa sera” di Noemi e “Hippy ya yo (però anche no)” di J-Ax, tutte ai primi posti della classifica radiofonica, sono tutte fuori dalla Top100 FIMI. Di contro, “Da dio” di Bresh e “Romantica” di Ultimo, rispettivamente al settimo e al nono posto della classifica FIMI, al momento non sono nemmeno tra le 50 canzoni più trasmesse in radio.

Rimangono, quindi, poche le canzoni che riescono a mettere d’accordo vendite e passaggi radiofonici: “Canto d’amore” di Angelina Mango e Marco Mengoni (che, però, per caratteristiche, non può e non vuole essere un tormentone), “Sorry scusa lo siento” dei Pinguini Tattici Nucleari (difficile anch’essa da considerare un tormentone per le tinte noir del testo), “Buon vento” di Alfa e Jovanotti (anche se ci si aspettava qualcosa di più) e “Flamenco paranoia” di Samurai Jay. Benino anche Irama con “Cabana“, se non altro perché riesce a difendersi con un 15esimo posto su Earone e un 24esimo in FIMI, quindi comunque lontanissimo dai suoi tormentoni del passato.

Il resto è un bagno di sangue: male Madame con “M’ama non m’ama“, Elettra Lamborghini con “Bam bam bambina“, Ditonellapiaga con “Businessman” e Baby K con “Tucamacarena“. Persino Annalisa, con “Canzone estiva“, non è riuscita minimamente a replicare i numeri dei suoi successi più recenti e il brano non è ancora riuscito a conquistare il disco d’oro a oltre quattro mesi dalla pubblicazione. Non funzionano nemmeno più le collaborazioni costruite ad hoc per l’estate, che solo qualche anno fa rappresentavano quasi una garanzia: abbiamo già detto dei risultati molto timidi di Emma e Fabri Fibra con “Antidroga“, a cui vanno aggiunti quelli di Fabio Rovazzi, Arisa e Nino D’Angelo con “La costiera amalfitana“, di Gabry Ponte e Jovanotti con “Dna” e di Gianna Nannini e Marracash con “America Inc.”, mentre stanno passando quasi del tutto inosservati Clara e Sangiovanni con “Le ragazze“, Gianni Morandi e Alessandra Amoroso con “Hit parade” e Trigno e Ermal Meta con “Irrecuperabile“. Male anche Benji e Fede che hanno provato a replicare lo stesso effetto nostalgia visto l’anno scorso con Alfa e Manu Chao, chiamando in soccorso Alex Britti per una “Viva la vasca” che non è, però, riuscita a riportare il duo ai fasti di un tempo.

Il quadro, quindi, è chiaro: se tra il 2015 e il 2023 l’estate era la stagione in cui sia le classifiche radiofoniche che di vendita erano pressoché sovrapponibili tra di loro, spesso con le Top10 interamente occupate dalle hit estive designate, oggi i tormentoni non solo faticano ad arrivare ai vertici, ma stentano anche a raggiungere un centesimo posto. Una parabola inevitabile: quello dell’ossessione per il tormentone a tutti i costi era un castello di carte su cui l’industria discografica ha campato per anni, sfruttando un pubblico ormai poco abituato a scegliere e pronto a sorbirsi qualsiasi cosa gli venga imposta. Ogni cosa deve, però, avere dei limiti, abbiamo visto delle estati con oltre 40 tormentoni designati e queste ricette studiate a tavolino, spesso scritte dagli stessi autori del momento e con suoni e testi copia-incolla, hanno talmente usurato il pubblico che oggi ne rifiuta quasi l’idea, spostandosi su altro.

Emblematico l’anno scorso il caso degli Zero Assoluto che, grazie a un trend di TikTok, hanno riportato al successo “Per dimenticare” che, a 16 anni dall’uscita, ha sfiorato la Top20 di Spotify superando, tra giugno e agosto, gli ascolti totalizzati da quelle che dovevano essere le nuove hit estive, come “Sto bene al mare” di Marco Mengoni, Rkomi e Sayf, “Pronto come va” dei The Kolors, “Mi ami mi odi” di Elodie, “Perfect” di Carl Brave e Sarah Toscano, “Bella Madonnina” di Tananai e “Victoria’s secret” di Rose Villain e Tony Effe, tutti nomi di tendenza spazzati via dal duo formato da Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi.

Quest’anno non c’è un revival di questo tipo, anche se resiste con buoni numeri quello de “L’amore non mi basta” di Emma dopo il boom dello scorso inverno e ci sta provando “Wonderwall” degli Oasis con il traino dei recenti Mondiali, ma è inevitabile non notare la presenza nella classifica di Spotify di classici senza tempo, come “L’emozione non ha voce” di Adriano Celentano, “Come mai” degli 883 e “Certe notti” di Ligabue, e di successi degli ultimi anni già editi da diverso tempo, come “Amor” di Achille Lauro, “Ora che non ho più te” di Cesare Cremonini e “La musica non c’è” di Coez. Per non parlare di “Canzone d’amore” di Geolier e di “Ossessione” di Samurai Jay che, pubblicate rispettivamente lo scorso gennaio e febbraio, attualmente occupano ancora il primo e secondo posto della classifica. Segnali evidenti: quando canzoni già pubblicate da oltre sei mesi, o addirittura pezzi con una lunga storia alle spalle, superano i singoli di fresca uscita, significa che non c’è interesse verso il nuovo.

Particolare poi l’esempio di Ultimo che, con “Quando dorme la città“, traccia contenuta nel suo ultimo album “Il giorno che aspettavo“, è riuscito a spingersi fino al 25esimo posto della classifica FIMI pur senza avere nessuna caratteristica tipicamente estiva e senza nemmeno essere un singolo estratto. Per come abbiamo visto il mercato musicale negli ultimi anni, è curioso vedere una ballatona molto classica che, senza alcuna promozione sui media, riesce ad arrivare dove non ce l’hanno fatta quasi tutte le canzoni che volevano essere dei tormentoni, e che sono su tutte le radio e in ogni festival estivo, e questa è la conferma finale di come l’estate costruita negli ultimi anni dall’industria musicale, quella in cui è impossibile proporre altro al di fuori dei tormentoni, non esista più: oggi il pubblico è tornato a chiedere quelle estati in cui, a “Tre parole” di Valeria Rossi, faceva da contraltare “Infinito” di Raf. Perché il tormentone ha senso quando è un unicum, altrimenti è solo una “copia di mille riassunti“, come cantava Samuele Bersani: lo capiranno, finalmente, le major?

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