Lo sguardo critico è la rubrica di iMusicFun che racconta senza sconti il sistema musicale; oggi ci occupiamo di Eddie Brock, che ha recentemente annullato tutti i suoi concerti dopo un Sanremo arrivato troppo presto.
Eddie Brock ha annullato tutti i concerti del suo “Amarsi Tour 2026“: è questa la notizia degli ultimi giorni, arrivata inizialmente senza alcuna comunicazione ufficiale e scoperta solo grazie alla chiusura delle prevendite su Ticketone e all’avvio delle procedure di rimborso. Sarebbero state otto le date con protagonista il giovane cantautore romano, programmate tra giugno e agosto e tutte a pagamento in location di tutto rispetto che hanno aperto subito all’ipotesi, poi effettivamente confermata oggi dall’artista in un video pubblicato sul suo profilo Instagram (“Alcune date non stavano vendendo bene“), di un annullamento dovuto alla scarsa vendita di biglietti.
Eddie Brock avrebbe, infatti, dovuto esibirsi, ad esempio, al Porto Turistico di Pescara che, nella stessa settimana in cui era stato organizzato il suo concerto, vedrà protagonisti Emma, Madame e Marco Masini, oppure all’Arena della Regina di Cattolica in cui si esibiranno nomi come Claudio Baglioni, Giorgia, Il Volo e Fiorella Mannoia e questo denota una gestione scellerata, da passo molto più lungo della gamba: com’è possibile pensare che un artista balzato da pochi mesi agli onori delle cronache possa riempire le stesse location occupate da artisti con una lunga carriera alle spalle oppure già ampiamente consolidati?
Una scelta che va in netto contrasto con la storia di un artista lontanissimo da un’attualità musicale in cui i giovani passano direttamente dalle loro camerette ai primi posti su Spotify: Eddie Brock arriva, infatti, da una gavetta lunga oltre dieci anni e lavorava ancora alla reception di un b&b in centro a Roma quando la sua “Non è mica te” è esplosa sulle piattaforme. Ecco perché un percorso discografico contraddistinto da piccoli passi sarebbe stato molto più in linea con l’eccezionalità di questo percorso di vita che ha portato al successo un artista che le vette se le è sudate come raramente accade oggi.
Ci saremmo immaginati Eddie Brock prima nelle piazze ad ingresso gratuito, poi nei piccoli club e, solo dopo aver superato questi step, anche nelle arene che possono ospitare fino a dieci mila persone. Invece il suo percorso, molto probabilmente non per colpe sue, ha dato la sensazione di voler bruciare le tappe ma non è questa la sua storia. Anche Sanremo subito, pur con una canzone che, nonostante l’ultimo posto finale, era tra le poche meritevoli in un’edizione fallimentare, è stato un passo falso e, infatti, gli ha portato poco o nulla perché parliamo di un artista che la stoffa sicuramente ce l’ha, che scrive delle belle canzoni e che ha pubblicato un buonissimo album di debutto, ma che era ancora troppo acerbo per quel palco come dimostrano le veramente troppe incertezze durante le esibizioni.
Eddie Brock è, così, l’ennesima vittima di un sistema musicale che, più che tutelare gli artisti, pensa solo al proprio tornaconto. La fortuna di una canzone che esplode su TikTok è solo l’inizio, poi serve il tempo per crescere, per costruirsi un proprio pubblico e per consolidare il proprio repertorio e l’impressione è che chi l’ha ingaggiato non gliel’abbia dato e abbia solo pensato a cavalcare il fenomeno dell’artista virale del momento. Così non state aiutando Eddie Brock: lo state solo bruciando.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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