Recensione di “Amateur“, nono album di inediti di Cesare Cremonini pubblicato venerdì 23 ottobre.

Se qualcuno volesse accostare il concetto più profondo di libertà a qualcosa che ha a che fare con la musica, la prima cosa che ci verrebbe oggi in mente è, senza dubbio, “Amateur“, il nuovo album di Cesare Cremonini. Un progetto totalmente fuori dagli schemi, svincolato da qualsiasi dinamica discografica, non pensato per le piattaforme streaming e figlio del coraggio di un artista che, anziché subire il mercato, prova ogni volta a riscriverlo con nuove regole e sperimentazioni che, in questo caso, hanno raggiunto il loro massimo picco. Se, infatti, era già avveniristica l’idea di presentare un nono disco di inediti come se fosse il debutto di un esordiente, ora l’ascolto rende il tutto ancora più rivoluzionario perché “Amateur” è forse il primo disco che ci capita di sentire da parte di un cantautore con alle spalle quasi trent’anni di storia che sembra composto con l’istinto e la spensieratezza di un ventenne.
La title-track apre il progetto e ne è anche la sua canzone-manifesto: cinque strofe e nessun ritornello per quattro minuti e mezzo di totale libidine tra un testo criptico che non si fa, quindi, condizionare dall’ossessione tipica dell’oggi di arrivare nell’immediato (“L’ho cercata in ogni Stato e l’ho cercata su YouPorn, e quando poi ci sono entrato e ho cercato ‘Amateur’, nel primo video che ho guardato c’era lei con Sigmund Freud“) e un maestoso mix di generi in cui il blues, il folk e il rock convivono alla perfezione con la parte hip-hop curata da Salmo.
L’hip-hop è protagonista anche della successiva “Paparazzi” che, a differenza della versione lanciata qualche settimana fa, nel disco è proposta in duetto con Fabri Fibra, inseritosi alla perfezione in un discorso che ha come protagonista la denuncia di un sistema mediatico in cui bugie e verità si confondono e si è disposti a qualsiasi cosa pur di lanciare uno scoop sul privato di un personaggio famoso (“Foto compromettenti, tocca stare all’occhio, flash, mi stanno addosso, vorrebbero entrarmi in salotto e beccarmi con la soubrette“). È la canzone che ha anticipato il progetto presentandone anche la sua missione – cioè portare nel mainstream qualcosa che, in questo momento, nessun altro propone – e il secondo posto raggiunto nella classifica di Earone ci dice che il primo passo è stato ampiamente fatto.
A spiazzare, in queste prime due tracce, non sono solo gli arrangiamenti, ma anche la voce di Cremonini, mai stata così sporca, graffiante e specchio di un progetto che non ha bisogno di accogliere a tutti i costi. Si fa, comunque, molto più riconoscibile in “Cavalli da corsa” che, scritta insieme ad Elisa, è una tra le poche tracce tradizionali del progetto e avrebbe potuto fare tranquillamente parte di uno dei dischi precedenti del cantautore. “Che la bellezza salverà il mondo e chi lo dice oggi sembra un pazzo“, canta Cremonini in un brano in cui i “cavalli da corsa” fanno da parallelo alle canzoni di oggi, costrette a correre sempre più velocemente nel mercato del “tutto e subito” mentre lo sguardo dell’artista si pone nettamente all’opposto, auspicando che venga dedicato molto più tempo all’ascolto e alla poesia.
“Non lo dire a nessuno” porta, invece, il progetto verso un’atmosfera decisamente più leggera e sbarazzina (“Il mio lavoro in fondo è farti godere, ti ho vista uscire e sono io che mi perdo, ancora voglia di sesso“), con il glam-rock dell’arrangiamento che si incrocia con gli omaggi del testo a due maestri del cantautorato italiano ai quali Cesare è particolarmente legato: Lucio Dalla con la sua “Piazza Grande” e Luca Carboni con la sua “maionese” da spalmare inserita in “Vieni a vivere con me“.
Si recupera un’atmosfera più intima con “Il giardino dei sassofoni” che è forse il brano più importante dell’intero progetto per come Cremonini ha raccontato il suo rapporto con il sax, iniziato a suonare in un periodo di grande difficoltà ed essenziale per la propria evoluzione sia artistica che personale, tanto da celebrare, poche settimane fa sui social, il primo anno insieme esattamente come se fosse una storia d’amore. La grande eleganza dell’arrangiamento, tra jazz e richiami al cantautorato italiano, accompagna la delicatezza di un racconto che ha al centro proprio questa evoluzione, dal dolore alla serenità ritrovata: “Siamo diamanti soli in eterno, tu non odiarmi quando ti penso, ti guardi dentro, oltre i muri che fanno gli uomini, c’è un giardino di sassofoni, è per te che si alzano, è per te che ora danzano, è per te l’armonia di ogni spazio“.
La totale libertà di cui è contraddistinto questo lavoro è dimostrata anche dallo spazio riservato a “Perché ti conosco“, divertissement di un minuto e venti scritto durante una notte in osteria con gli amici e ispirato al repertorio del Derby di Milano che spiega la natura di un progetto che vuole riavvicinare il mercato fisico e allontanare quello dello streaming. Cremonini ha, infatti, consigliato di comprarlo in vinile o in cd piuttosto che sentirlo su una piattaforma e proprio questo brano riflette l’idea di un disco che torni ad essere ascoltato dall’inizio alla fine nel fare idealmente da pausa tra il Lato A e il Lato B, quindi tra la prima e la seconda parte.
Una seconda parte che inizia con il rock vintage di “Mega Linz“, forse la traccia meno ispirata dell’intero progetto, mentre nella delicatezza di “Cose molto piccole” ritroviamo Malika Ayane a sedici anni da “Hello!” per un racconto in cui è protagonista la quotidianità di una coppia tra abitudini e piccoli gesti (“Di cose molto piccole è fatto il nostro amore, come lavarsi i denti mentre canti una canzone“). Insieme a “Cavalli da corsa“, è l’unico brano di questo disco in cui c’è molta più tradizione che sperimentazione e, grazie all’innata intesa tra Cesare e Malika e alla particolare bellezza e immediatezza del pezzo, può candidarsi a secondo singolo dopo “Paparazzi“, anche per presentare un altro punto di vista di un progetto particolarmente vario e versatile.
Gli ultimi tre pezzi del disco spiegano molto bene questa grande versatilità: in “Disturbo mentale” l’arrangiamento tensivo accompagna una storia di sofferenza psichica in cui la materia della salute mentale è trattata senza alcun filtro (“Intruglio speciale, è un veleno mortale, può farmi cadere in un sonno totale“), “Solo e solamente” richiama invece il cantautorato italiano più classico, intimo e impegnato facendo un’analisi sociologica sull’orrore dei tempi moderni e sulla possibilità di combatterlo con l’amore (“Solo e solamente con l’amore potremmo cancellare questo orrore“), mentre “Athena” chiude il progetto con un’emozionante suite musicale ricca di atmosfera che, da una parte, ci lascia un finale sospeso ma, dall’altra, prova anche a fornirci gli strumenti per affrontare la vita senza paura (“Se chiudi gli occhi è facile oltrepassare l’argine che tiene in gabbia le anime e smetterla di piangere“).
“Amateur” è, così, un disco che riesce, allo stesso tempo, a far riflettere, ballare, emozionare, sconvolgere e rilassare. Una versatilità nelle tematiche che riflette anche quella nelle sonorità e che lo rendono forse non il disco più bello di Cremonini, ma sicuramente il più completo per esperienza sonora perché capace di trasportarti, nel giro di pochi minuti, dall’America all’Italia più classica, dalla raffinatezza dell’ascolto orchestrale alle risate in un’osteria, dal passato all’attualità dell’hip-hop. Non c’è una traccia meno importante e nessuna può fare a meno delle altre, perché sono tutte unite da un percorso di ricerca e sperimentazione che trova il proprio compimento nella consapevolezza finale.
È un disco rock? Non nel senso più telefonato del termine perché, ad eccezione di alcuni up-tempo molto energici, non aspettatevi chissà quante e quali schitarrate. Qui il rock è nell’intenzione di rompere gli schemi e di fare un disco che, in questo momento, in Italia non ha eguali e, forse, è proprio in virtù di questa intenzione totalmente svincolata dal mercato che Cremonini lo definisce già “il più grande fallimento della mia carriera“. Magari sarà così se ci limitiamo solo ai numeri perché difficilmente “Amateur” potrà mettere d’accordo tutti ma, se anche un solo giovane artista, dopo averlo ascoltato, si convincerà a portare avanti la propria musica liberamente, senza guardare ciò che succede fuori e senza subire il mercato, questo disco avrà già soddisfatto la sua missione più pura e autentica: insegnare la libertà.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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