Recensione di “Maledetti innamorati“, quinto album di inediti di Enrico Nigiotti, che contiene il brano sanremese “Ogni volta che non so volare“.
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Era dal 2020 che Enrico Nigiotti non pubblicava un album di inediti e quindi “Maledetti innamorati“, il quinto progetto discografico del cantautore disponibile da venerdì nei negozi di dischi e su tutte le piattaforme digitali, risulta inevitabilmente figlio di una grande attesa, non solo del pubblico ma immaginiamo anche dell’artista, più che mai voglioso di presentare un lavoro importante, arrivato dopo un lungo periodo di gestazione con la produzione tutta nuova di Juli, Celo ed Enrico Brun.
Il primo estratto risale addirittura a due anni fa, con la nostalgia di “Occhi grandi” e il suo racconto di una storia condizionata dall’incomunicabilità (“Ma cosa me ne frega dei tuoi occhi grandi se poi non mi guardi nemmeno?“) che qui ritroviamo insieme agli altri due singoli che hanno anticipato l’uscita del progetto: il mood da falò in spiaggia di “Passatempo“, che avrebbe meritato maggior fortuna per il tentativo di pubblicare una canzone che profuma d’estate senza inciampare nei copia-incolla dell’oggi, e la dedica d’amore semplice ma profonda di “Tu sei per me“, che invece la fortuna l’ha trovata, e a dimostrarlo ci sono gli oltre dieci milioni di visualizzazioni su YouTube, nonostante l’esclusione dal Festival di Sanremo dello scorso anno.
L’occasione del ritorno all’Ariston è arrivata quest’anno con “Ogni volta che non so volare“: un dialogo tra sé e sé coinvolgente e suggestivo che rappresenta, però, una scelta atipica per una competizione che si sviluppa nel giro di soli cinque giorni, perché parliamo di una canzone dalla costruzione inusuale, senza ritornello, manchevole di una qualche attitudine pop e, quindi, poco immediata. Ascoltando il progetto, ci si trova davanti a proposte senz’altro più adatte ad agganciare il grande pubblico ma, evidentemente, l’interesse di Nigiotti, più che commerciale, era quello di porsi da cantautore d’altri tempi, con una grande attenzione nei confronti delle parole e un’importante componente narrativa nel disegnare una proposta che è sicuramente poco incline all’oggi delle piattaforme, ma che riflette una nobile levatura autorale. E, ancora di più in questa epoca, è importante che ci siano artisti così, svincolati da dinamiche di mercato.
“Maledetti innamorati” è, infatti, un disco quasi del tutto composto da ballad molto classiche a fotografare l’attitudine di un artista che non ha bisogno di percorrere strade oggi più agevoli e comode per rivendicare la propria esistenza. È la chitarra a recitare la parte del leone e, in questo senso, a rappresentare un’eccezione è “Temporali” con la sua intro piano e voce: si parla di porte in faccia e fallimenti (“Io non mi piego, sono caduto mille volte ma non mi siedo“) senza comunque perdere mai la speranza di un domani migliore (“Ma non lo vedi quant’è bella questa strada? Ci corro ad occhi chiusi e vada come vada, chi se ne frega se avrò un graffio in più domani, ci penserò domani“). È la canzone che fa avvertire più di tutte il lavoro a quattro mani con Juli per come strizza l’occhio, soprattutto nel ritornello, al mood di Olly.
È sempre la speranza a contraddistinguere anche la title-track dell’album: “Maledetti innamorati, coi sentimenti stropicciati, con i sogni accartocciati, ci danno sempre per spacciati e invece non moriamo mai“, canta Nigiotti in “Maledetti innamorati“, la ballad di maggior impatto del progetto che, con uno sguardo allo stesso tempo intimo e universale, vuole rappresentare una spinta per tutti i sognatori e i camminatori in salita che non si fermano davanti alle difficoltà della vita e continuano a rimanere loro stessi in un mondo che cambia le proprie abitudini.
Questa voglia di motivare l’ascoltatore è evidente anche in “Buon cammino“, l’unica up-tempo di un progetto che ci mostra anche una sfaccettatura diversa, e più leggera, del cantautore toscano. Il senso del viaggio diventa un invito a perdersi per poi ritrovarsi e a mantenere sempre la curiosità di scoprire nuove cose che possono essere motivo di una ritrovata felicità che spesso arriva senza aspettarsela e, quindi, sorprende, ma anche un’occasione per prendersi un po’ di tempo per sé stessi in un’epoca in cui va tutto troppo veloce (“Viaggiare non è correre, correre e correre ma rallentare dopo tanto tempo“).
Il titolo del progetto fa, ovviamente, riferimento anche all’amore che è presente nelle sue varie sfaccettature. E, così, la dolcezza di “È successo per caso” racconta la genuinità di una storia che trova complicità nelle piccole cose di tutti i giorni da vivere insieme, come una sigaretta al mattino appena svegli (“Tu che appena sveglia cerchi senza un senso una Marlboro da fumare“), mentre la sofferta “Mentre l’amore scompare” ha al centro un rapporto complicato, che vive nell’incertezza tra il desiderio di provare a concedersi una nuova occasione e lo sconforto che porta al pensiero di separarsi per sempre (“Non lo so se sia giusto lasciarti andare mentre l’amore scompare, e tu mi dici ‘ti odio, ti odio’, io non ne posso più, ma lascio dentro un po’ di te“). E, così, la delicatezza di “Se cascasse il mondo” sembra un ideale proseguimento con il suo narrare la difficoltà nel lasciarsi andare anche quando tutto sembra troppo complicato (“I ricordi che emozionano non si fanno cancellare, e se cascasse il mondo, e se cascasse tutto quanto, io senza te non ci rimango, senza di te non ci riesco“).
In mezzo a tutte queste varie sfaccettature dell’amore, ritrova spazio anche quello che è, finora, il più grande successo della carriera di Enrico Nigiotti, “L’amore è“, qui riproposto in una fusione con “L’amore va“, brano pubblicato da Olly all’inizio della sua carriera il cui special diventa la seconda strofa di questa nuova versione intitolata “L’amore è/L’amore va“, a consolidare un’amicizia nata negli ultimi anni per un connubio lontano, quindi, dall’essere il classico featuring studiato a tavolino. A chiudere il progetto è, invece, quella “En e Xanax” di Samuele Bersani già proposta a Sanremo nella serata cover in duetto con Alfa che arricchisce il brano di una parte rappata: una pratica che sta diventando sempre più indigesta quella di aggiungere barre a canzoni che non hanno bisogno di aggiungere nulla a ciò che è già stato detto, ma Alfa si rivela senz’altro tra i pochi in grado di inserirsi con rispetto e senza stravolgere il significato originale nei pezzi, come già dimostrato in “Sogna ragazzo sogna” con Roberto Vecchioni.
“Maledetti innamorati” conferma, così, tutto il grande talento autorale di Enrico Nigiotti e la sua penna che sa essere sincera, genuina e viscerale come poche altre nel raccontare sia i sentimenti più intimi che quelli, invece, universali. È il lavoro finora più riuscito nella carriera di un artista che, in passato, aveva già sfornato dischi molto belli ma che qui sembra aver fatto il passo decisivo perché è fotografia di una maturità e una consapevolezza forse definitive. Un album da cantautore d’altri tempi, proprio come ci ha detto anche la sua recente partecipazione a Sanremo.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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