Recensione di “Funzioni vitali“, nuovo album di Ermal Meta pubblicato in occasione della partecipazione a Sanremo con “Stella stellina“
Recensione – Ermal Meta e il viaggio sia personale che collettivo di “Funzioni vitali”
Attualità, amore, legami umani, pensiero rivolto al futuro ma anche nostalgia verso il passato: sono questi gli ingredienti di “Funzioni vitali“, sesto album in studio di Ermal Meta che conferma la sua grande versatilità nel rimbalzare, con la stessa efficacia, dalle tematiche collettive a quelle, invece, più personali. Pubblicato in occasione della partecipazione a Sanremo con “Stella stellina“, anticipa il nuovo tour del cantautore di origini albanesi che, dopo tanti anni, decide di ritornare nei club per un viaggio più raccolto e a maggior contatto con il proprio pubblico.
È proprio la canzone portata all’Ariston la focus-track dell’intero progetto, perché fotografia più che mai esaustiva della storia di un artista che non si è mai nascosto e necessita di prendere una posizione, anche se qui non sembra avere del tutto trovato un azzeccato connubio tra il testo e la musica. La protagonista è una bambina palestinese volutamente senza nome, in modo da rappresentare tutte le vittime innocenti di una tragedia collettiva, e la sua storia viene raccontata con immagini evocative, una grande sensibilità e la giusta furbizia, senza comunque sfociare mai nella retorica. La produzione troppo carica curata da Dardust sembra, però, non aiutare il brano a emergere fino in fondo e, inoltre, il sound arabeggiante che strizza l’occhio al mondo di Mahmood rende Ermal meno personale di quanto lo sia normalmente.
La sensazione, quindi, è che una produzione più intima avrebbe potuto riservare una maggior attenzione nei confronti delle parole, commuovendo ancora di più l’ascoltatore a un primo ascolto spiazzato da un ibrido che vuole sì emozionare, ma cerca comunque anche una grande possibilità commerciale e radiofonica. Inevitabile fare, così, un paragone con “Ti verranno a chiedere di me“, presente solo nella versione in vinile e colonna sonora del film Elena del Ghetto di cui Ermal aveva già parlato sui social a ottobre: si parla di addii, di case lasciate, di aver perso qualcosa in cui si credeva (“Abbiamo perso il mondo intero, ma il mondo intero non lo abbiamo avuto mai“) su un delizioso arrangiamento tutto archi e violini che avrebbe forse rappresentato il vestito più ideale anche per la scelta sanremese. È la traccia migliore del disco, nonché una delle più belle canzoni d’amore scritte da Ermal Meta, tanto che all’ascolto sorge spontanea la domanda: “Perché non ha portato questa al Festival?“.
L’amore raccontato nelle sue varie sfaccettature è uno degli elementi centrali del progetto. La dolcezza di “Tutto già visto” racconta i primi attimi di una conoscenza e il piacere dello scoprirsi di volta in volta (“C’è sempre qualche cosa di te che io non capisco, ci sarà sempre qualche cosa di me che tu non hai visto“), mentre nella minimale “Oggi un anno fa” torna il tema della fine, quasi colpevolizzandosi per essersi lasciati alle spalle qualcosa di importante (“Non ci saremmo mai dimenticati, ma ce lo siamo detti da ubriachi“). La title-track “Funzioni vitali“, contraddistinta da una lunga coda che, tra parlato e accompagnamento orchestrale, dona all’album un finale epico, ha, invece, al centro la stanchezza di un rapporto in cui prima ci si dice che “mi togli la pelle, mi fai stare bene” per poi arrivare a sentirsi “come pugili stanchi fermi al centro del ring“.
Il legame con l’altro è, però, anche sinonimo di salvezza e, così, in “Almeno tu” il sostegno del pianoforte accompagna prima la sensazione opprimente di un “cesso di mondo” che “uccide i sogni che ho“, per poi rendersi conto che i pochi momenti di spensieratezza vissuti hanno come certezza la persona che si ha al proprio fianco (“Quando questa vita sembra meno infame, mi accorgo che sorridi dentro la mia voce“). La tematica della salvezza emerge con grande forza anche nella costruzione curiosa e inusuale di “Droni“, in cui Ermal rivolge, con una certa inquietudine, lo sguardo a un futuro contraddistinto da guerre e soldati da spaventare “ridendo a muso duro” in una canzone che nasconde, quindi, anche una grande speranza rappresentata proprio dall’immagine dei droni che arrivano a salvare le persone in pericolo (“Droni che arrivano e oscurano il cielo, bambini felici che gridano in coro, ce li hanno portati davvero“).
“Funzioni vitali” è, infatti, un album che, pur nella sua inquietudine figlia di un’attualità difficile, riesce a rimanere comunque velato di una grande fiducia verso il futuro: l’up-tempo di “Avanti” è un invito a recuperare la propria forza interiore per affrontare le sfide dei tempi moderni (“Avanti oltre i confini e questi anni violenti“), mentre la delicatezza de “Il coraggio non manca” vuole essere, appunto, un inno a quel coraggio che si trova nell’affrontare “una salita che diventa pianura“, capace di resistere anche alle “bombe che cadranno sopra questa stanza“.
Il pensiero di un presente e di un futuro alquanto inquieti portano, inevitabilmente, a una grande nostalgia verso il passato. In “Levi’s 501“, a metà tra una ballad e un up-tempo, ci sono i tempi della scuola e dei primi innamoramenti adolescenziali (“Avevo i Levi’s 501 e lo zaino Invicta sulle spalle come sempre, e poi andavo verso l’ultimo banco, prendevo il mio posto, quello accanto alla finestra dove c’eri tu“), mentre nell’acustica “Il braccialetto della fortuna” i ricordi di un regalo ricevuto diventano un’occasione per ripensare a una persona persa con lo scorrere della vita (“Il nodo si scioglie, il tuo nome svanisce, cade per terra in una strada qualunque“).
Questa nostalgia verso il passato porta anche a un desiderio di provare a modificare il presente, pensandolo più incentrato verso quelle piccole cose cantate nella leggerezza di “Spaghetti in bianco“. Un concetto strettamente legato a quello dell’elettronica di “DeLorean“, dove l’iconica auto sportiva utilizzata come macchina del tempo nel film Ritorno al futuro è un mezzo per parlare di un desiderio universale: la possibilità di tornare indietro nel tempo per modificare il passato e cambiare, così, il proprio destino.
“Funzioni vitali” emerge, così, come una fotografia attenta, lucida, onesta ed empatica dei tempi che stiamo vivendo. Un viaggio in cui l’artista racconta sé stesso ma si rivolge soprattutto, con grande sensibilità, all’altro, interessante nel suo essere versatile sia nelle tematiche che nei suoni, tra ballate, atmosfere elettroniche e attuali e altre, invece, più vintage e figlie del passato. Non è il miglior album di Ermal Meta perché riteniamo superiori sia il precedente “Buona fortuna” che “Non abbiamo armi“, ma s’incastra comunque alla perfezione nel percorso del cantautore.

Classe ’92, ho iniziato a scrivere di musica nel 2020 aprendo un mio blog con cui ho catturato le primissime attenzioni di artisti e addetti ai lavori, in particolare di Kekko Silvestre dei Modà, la persona che, più di tutti, mi ha spinto a credere in questa strada. Dal 2022 ho, quindi, iniziato a collaborare con due siti di informazione musicale focalizzandomi su recensioni, approfondimenti e analisi del settore
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