Baby Shark

La lunga disputa legale attorno a “Baby Shark”, la canzoncina per bambini diventata un fenomeno globale, si è conclusa in Corea del Sud. La Corte Suprema ha respinto definitivamente la richiesta di risarcimento del cantautore statunitense Jonathan Wright, noto come Johnny Only, che accusava l’azienda sudcoreana Pinkfong di aver copiato la sua versione del brano.

La canzone si basa su un motivo popolare, di dominio pubblico e diffuso da decenni in diverse varianti. Wright ne aveva realizzato una sua interpretazione nel 2011, caricata su YouTube, mentre Pinkfong pubblicò nel 2016 una nuova versione con cartoni animati e coreografie, destinata a diventare virale: oggi il video ufficiale “Baby Shark Dance” supera i 16 miliardi di visualizzazioni.

Il musicista americano sosteneva che la versione di Pinkfong fosse “sostanzialmente simile” alla sua, e aveva chiesto circa 18mila euro di risarcimento. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l’arrangiamento di Wright non si discosta a sufficienza dal brano popolare originario per essere considerato un’opera derivata tutelata dal diritto d’autore.

La sentenza conferma i verdetti già espressi nei due precedenti gradi di giudizio, nel 2021 e nel 2023, e chiude una causa che ha accompagnato l’ascesa planetaria della canzoncina.

Nel frattempo, la versione di Pinkfong ha generato un vero e proprio impero: dal #BabySharkChallenge virale sui social, fino a programmi televisivi, film d’animazione, app e merchandising che hanno fruttato all’azienda incassi milionari.

Foto su licenza Depositphotos

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