Achille Lauro flop ESC

Un 2022 decisamente sottotono per Achille Lauro che, dopo aver conquistato un misero quattordicesimo posto a Sanremo, esce mestamente dall’Eurovision senza aver conquistato la finale.

Cosa sta succedendo all’eclettico artista? Idee esaurite oppure troppa sicurezza?

Obiettivamente la presenza al Festival di Sanremo, per il quarto anno consecutivo, era legata a un progetto più ampio, ma che, a differenza del passato, non è stato spiegato e ha lasciato il pubblico senza parole, spiazzato da un’esibizione standard senza guizzi.

Poi, la scelta di portare all’Ariston l’Harlem Gospel Choir, sembrava innovativa, interessante, mirata a mostrare un lato differente di una personalità artistica sfaccettata, ma che si è di fatto chiusa con un anonimo passaggio televisivo che oggi, a tre mesi dal Festival, in pochi ricordano.

Eurovision 2022, l’azzardo non paga, Achille Lauro eliminato in semifinale

L’invito a Una Voce per San Marino, che fece storcere il naso a molti, sembrava potesse rappresentare l’inizio di una nuova fase, con una meritata partecipazione all’Eurovision Song Contest su un palco decisamente in linea con il modello artistico proposto in ogni fase della carriera.

Poi l’assenza ai vari pre party (anche a causa della positività al Covid di alcuni componenti della band) e l’incapacità di esprimersi in lingua inglese durante le conferenze stampa e le interviste hanno allontanato l’immaginario di Achille Lauro dal pubblico eurovisivo.

L’esibizione sul palco di Torino ha fatto discutere, ma, a differenza di quanto ha proposto anche precedentemente, il fatto di non spiegare in maniera compiuta quello che è il suo progetto ha creato un gap non indifferente tra la sua arte e, crediamo, con i vari componenti delle giurie, che, sappiamo, non sempre si soffermano ad analizzare i simboli portati in scena dai singoli artisti.

Quale futuro per Achille Lauro? L’artista parla spesso di Metaverso, ma anche sui social questa idea di futuro non è chiara e Achille Lauro ora non trova una collocazione precisa in un mercato musicale e discografico in continua evoluzione e movimento.

Serve un progetto da spiegare al pubblico, che tre anni fa a Sanremo si fidò di lui e si fece trasportare in un mondo parallelo di lustrini, paillettes e continui cambi di genere e stile.

I risultati degli ultimi singoli e dell’album uscito lo scorso anno non sono esaltanti. La spiegazione? Ce ne sarebbero diverse, ma la speranza è che Achille Lauro sappia fornirla agli scettici con i fatti, proprio come fece tre anni fa quando sul palco dell’Ariston portò l’iconica Rolls Royce e propose subito dopo quel piccolo gioiello che è 1969.