Franco Battiato. Il lungo viaggio_foto di Azzurra Primavera b

Intervista a Dario Aita e Renato De Maria, rispettivamente attore protagonista e regista del film “Franco Battiato. Il lungo viaggio“, solo il 2, 3 e 4 febbraio al cinema per Nexo Studios e prossimamente in onda su Rai 1 e Rai Play.

Con “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il cinema si confronta per la prima volta con la vita e l’universo interiore di Franco Battiato, uno degli artisti più complessi e visionari della musica italiana. Diretto da Renato De Maria e interpretato da Dario Aita, il film non è un semplice biopic, ma un racconto intimo e spirituale che attraversa epoche, luoghi e trasformazioni interiori. Dal viaggio dalla Sicilia a Milano fino al ritorno a Milo, la pellicola esplora la nascita di un pensiero artistico libero, ironico e profondamente umano. Al centro non c’è solo la musica, ma la ricerca, il dubbio, la leggerezza e la profondità di un uomo che ha saputo trasformare la propria vita in un percorso di conoscenza. Un’opera che invita lo spettatore a lasciarsi attraversare, proprio come accade con le canzoni di Battiato.

“Franco Battiato. Il lungo viaggio” è il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole. Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, tra cui quello con Giuni RussoJuri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato.

Nel cast, assieme a Dario Aita, anche Elena Radonicich, Simona Malato, Ermes Frattini, Nicole Petrelli, Giulio Forges Davanzati, oltre ad Anna Castiglia e alla partecipazione straordinaria di Joan Thiele.

Le musiche originali sono di Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore.

Intervista a Dario Aita e Renato De Maria, il film “Franco Battiato. Il lungo viaggio”

Che cosa rappresenta “Franco Battiato. Il lungo viaggio” nel vostro percorso artistico?

Dario Aita:
Per me è stata una grande sfida e una grande responsabilità, ma in senso positivo. Confrontarsi con qualcosa di così grande ti obbliga a rimboccarti le maniche e a guardare in faccia l’essenziale. È proprio quando ci misuriamo con qualcosa di enorme che possiamo davvero crescere, come artisti e come esseri umani.

Renato De Maria:
È un lungo viaggio nella vita di un essere umano speciale e, soprattutto, di un musicista straordinario. Il film racconta l’evoluzione della sua musica e del suo pensiero: è un viaggio dentro la musica italiana e dentro il modo unico in cui Franco Battiato ha saputo interpretarla. Un percorso lungo, ma sempre accompagnato da grande musica.

Dario, come si entra nella vita di Franco Battiato?
Io cambierei la domanda: come è entrata la vita di Franco Battiato nella mia? E la risposta è che non c’è una risposta razionale. Bisogna lasciare la porta aperta. Per accogliere qualcosa che viene da fuori – energie, luci, suoni – devi essere disponibile.
In quel periodo ho lasciato tutte le finestre spalancate, nel corpo e nell’anima, e da lì è entrato un soffio di vento che si chiama Franco Battiato. Il lungo viaggio.

Renato, quanto sono importanti luoghi, usi e costumi nel racconto del film?
Sono fondamentali. Nel film attraversiamo quattro epoche – anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta – e raccontarle è una delle cose più affascinanti per un regista. Cambiano i costumi, le scenografie, il modo di parlare, di muoversi, di essere delle persone.
Attraverso questa varietà raccontiamo anche l’evoluzione dell’Italia, sempre accompagnati dalla musica e dalla ricerca artistica di Battiato. La messa in scena è stata rigorosissima: scenografie, costumi e fotografia hanno ricostruito le epoche con una precisione quasi maniacale.

Dario, com’è stato interagire con personaggi iconici e tremendamente reali come Giorgio Gaber, Giuni Russo, Giusto Pio e Juri Camisasca?
È stato bellissimo. Il casting è stato incredibile: quando entravi in scena sembrava davvero di entrare in casa di Giorgio Gaber. La somiglianza degli attori era impressionante.
Con Giuni Russo è stato ancora più forte: quando entrava nella stanza sembrava di staccarsi completamente dalla realtà e di entrare in un’altra dimensione. Questo rendeva la rievocazione naturale, quasi spontanea.

Renato, perché è stato importante far cantare Dario nel film?
I biopic musicali si dividono in due categorie: quelli in cui l’attore non canta e quelli in cui canta davvero. Io ho scelto la seconda strada perché crea un patto con lo spettatore: “quest’uomo è Franco Battiato”.
Se stabilisci quel patto, non puoi romperlo inserendo materiali d’archivio. Devi fidarti del lavoro che stai facendo. Dario ha fatto un lavoro straordinario con un’insegnante di musica eccezionale, Anora Bruni, che mi ha detto di aver fatto pochissima fatica perché lui era già molto vicino al personaggio.

Quanto è stato importante raccontare l’ironia di Franco Battiato?

Dario Aita:
Fondamentale. Le persone veramente intelligenti non possono prendersi troppo sul serio, altrimenti non sarebbero intelligenti. L’ironia nasce proprio da lì, dall’autoironia.
Battiato lo dimostrava continuamente: c’è chi indossa gli occhiali da sole per sembrare misterioso, lui nel videoclip se li toglie. È una dichiarazione di intelligenza pura. Questo aspetto era centrale e ho voluto lavorarci molto.

Renato De Maria:
L’ironia emergeva già dalla sceneggiatura e dalle sue canzoni, ma anche guardando le sue interviste era chiaramente uno dei tratti più forti e distintivi del suo carattere. Raccontarla era indispensabile per restituire la sua vera essenza.

Quanto ha contato il coinvolgimento della famiglia di Battiato nel progetto?

Renato De Maria:
Determinante. Senza il contributo e l’approvazione della famiglia il film non sarebbe mai partito. Fare un biopic senza quel consenso avrebbe significato lavorare con un’energia negativa.
La famiglia ha sostenuto il progetto dall’inizio e questo ci ha permesso, ad esempio, di girare l’ultima parte del film nella vera casa di Battiato a Milo. Anche la scena in cui compone La cura è stata girata nel suo studio reale. È stato un momento di enorme valore simbolico e umano.

L’elenco delle sale è disponibile su nexostudios.it, sono aperte le prevendite www.nexostudios.it/movie/franco-battiato-il-lungo-viaggio/.

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