DAVID VANCHIERI

Intervista a David Vanchieri che ci racconta il suo nuovo singolo “Radar“, pubblicato a luglio su etichetta Up Music. Scritto dallo stesso artista bergamasco insieme a Giulia Ciaroni e Giacomo Bertozzini, il brano pone l’attenzione sulle dinamiche relazionali di oggi, che sono diventate sempre più effimere e fittizie. Insieme al brano, è stato diffuso anche il videoclip ufficiale del singolo, diretto da Andrea Viotti per Double Vision e girato negli studi di Cernusco sul Naviglio. In questa intervista, David ci racconta la genesi della canzone, i modelli che l’hanno ispirato e com’è nata la sua passione per la musica.

Intervista a David Vanchieri

Cosa rappresenta per te questo brano e cosa vuoi trasmettere a chi lo ascolta?

Con “Radar” tratto la tematica di come ci si approccia al giorno d’oggi, soprattutto tra i giovani. È sempre più difficile trovare delle relazioni autentiche, vere, senza questa illusione del tutto perfetto, perché i posti dove relazionarsi sono diventati tanti grazie anche all’uso delle nuove tecnologie e, quindi, tra chat, social, TikTok, locali, club e discoteche tutto è talmente veloce e ci lasciamo prendere dalle emozioni che, a volte, ci fanno perdere un po’ la direzione. Ci illudiamo, pensiamo già a un lieto fine ma poi, il giorno dopo, può anche svanire tutto in un istante.

Nel brano, infatti, canti che “l’amore ad oggi dura come un trend“. Perché, secondo te, oggi c’è questa fugacità nei sentimenti?

Perché ormai è diventato tutto un trend, anche i sentimenti sono diventati una moda nel senso che, tra i giovani, sembra quasi tutto un gioco, quindi innamorarsi o relazionarsi può durare come può finire ma senza un vero e proprio sentimento, senza prendersi troppo sul serio, quindi magari uno ha anche paura di mettersi alla prova e, appena può, scappa.

Perché, molto spesso, il nostro cuore non riesce a funzionare da “radar” e ci porta su una strada sbagliata? È, quindi, meglio la ragione?

Il nostro cuore, come io dico, dovrebbe essere un radar che ci aiuta a captare le situazioni, a lasciarsi andare, a seguire l’istinto, invece la nostra testa è talmente bombardata da quello che ci succede intorno e, quindi, fa molto da barriera perché, magari, si ha paura a lasciarsi andare e a superare certi muri. Ci lasciamo veramente troppo condizionare da ciò che ci circonda.

Il genere di “Radar” è un pop molto fresco con venature di elettronica. Quali sono i tuoi modelli in tal senso?

La canzone nasce da un po’ di spunti di Annalisa, di Mahmood, di Marco Mengoni… Ho voluto unire un po’ questi generi di musica elettro-pop per essere abbastanza commerciale e attuale nel mercato musicale.

Hai raccontato che le tue canzoni nascono unicamente da esperienze personali. È importante per te questa autenticità?

Molto perché bisogna essere reali e credibili, soprattutto al giorno d’oggi visto che siamo circondati da tanti falsi miti e, quindi, raccontare le proprie esperienze, che possono essere anche le esperienze che vivono tutti, è il punto centrale.

Alla tua attività musicale unisci quella di hair stylist. C’è qualcosa in comune nel modo in cui ti approcci a questi due mondi?

Assolutamente sì, perché sono due mondi creativi. Grazie al mio lavoro ho potuto frequentare vari backstage di televisione, concerti e moda e, così, riesco ad unire anche la mia passione per il canto e vedere come questo mondo funziona realmente, mettermi alla prova, guardare da esterno e poi metterlo in pratica nelle mie canzoni.

Com’è nata la tua passione per la musica e cosa ti piacerebbe che ci sia nel tuo futuro musicale?

La mia passione per la musica nasce da molto piccolo, ho cominciato a cantare all’età di sei anni in vari concorsi locali e poi è esplosa ancora di più con l’inizio dei talent-show in tv e, da lì, mi è venuta proprio la voglia di mettermi in gioco. Ho fatto tantissimi casting e, quando poi ho potuto permettermelo, ho iniziato anche a prendere lezioni private di canto perché volevo proprio migliorare e in un futuro sperare che diventi anche una professione vera e propria.

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