Intervista a Davide Papa sul nuovo singolo Che fine ha fatto l’umanità, un grido rock contro l’indifferenza dei nostri tempi.
Intervista a Davide Papa
Il tuo nuovo singolo si intitola “Che fine ha fatto l’umanità” e già il titolo è un grido forte. Cosa ti ha spinto a scrivere questo brano e quale messaggio centrale vuoi trasmettere?
Ormai tutto è stato detto e scritto. La storia, per come ce l’hanno insegnata, è solo una parte delle verità più grandi che si possono scoprire scavando. Ma non è questo il punto: questo è solo lo spunto che mi ha portato a riflettere su una frase semplice e diretta, capace di spingere le persone a prendere posizione davanti alla verità più grande di tutte — l’importanza dell’umanità. Intesa come insieme di individui pensanti, non come carne da macello.
Il testo denuncia l’indifferenza e la violenza dei nostri tempi. Quanto pensi che l’arte e la musica possano influenzare davvero il modo di pensare e agire delle persone?
Sinceramente, per quanto continui a illudermi, credo che la musica non possa avere un effetto diretto sulla politica o sulle piazze. Però può essere un conforto per chi ha un pensiero d’amore verso l’umanità, per far sentire queste persone meno sole e più forti interiormente.
Nel ritornello canti “Uhh mamma, quanto fa male la verità”. Quanto c’è di personale in queste parole e quanto è invece una riflessione sul mondo intorno a te?
Entrambe le cose. Una parte di me ha sempre cercato di parlare alle persone intorno, per stimolare una riflessione — ma spesso con scarso successo. Questo mi ha spinto a scrivere in modo più personale. Allo stesso tempo, un’altra parte di me scrive osservando il mondo quotidiano, ciò che vedo e vivo ogni giorno attraverso televisione e social.
La tua scrittura è sempre diretta e viscerale, con metafore forti. Come lavori per bilanciare rabbia, denuncia e poesia nei tuoi testi?
Non ho uno schema preciso. A volte sono più diretto, altre più ermetico. Cerco di pensare a un pubblico eterogeneo, sapendo però che non tutti possono cogliere il messaggio o l’intenzione del testo.
Dopo aver calcato palchi con band storiche come Io?Drama, The Fire e Shandon, come cambia il tuo approccio alla musica ora che sei un artista solista?
L’attitudine è sempre la stessa: l’entusiasmo. La fortuna di poter vivere questa possibilità — di cantare e suonare davanti a un pubblico — resta immutata, a volte in grande, a volte in piccolo.
“Che fine ha fatto l’umanità” ha un’anima rock molto intensa. Quanto conta per te il suono, oltre al testo, per trasmettere emozioni e provocare riflessione?
Conta tantissimo, ma non è essenziale. La cosa più importante è che il brano funzioni anche solo chitarra e voce. Il resto è un vestito che deve aderire all’emotività del pezzo, non essere dettato dalle mode o dagli arrangiamenti contemporanei.
Hai parlato di un brano che nasce dall’idea di sensibilizzare il pensiero, non solo intrattenere. Quanto è importante per te che la musica abbia un ruolo sociale o culturale?
Quando ero più giovane pensavo che fosse fondamentale, e lo prendevo con molta serietà, forse troppa. Oggi voglio solo incidere dei pensieri, senza presunzione, ma con la sincera intenzione di trasmettere un’emozione.
Nei tuoi precedenti singoli, come “Ombra” e “Un’impronta di te”, hai già esplorato temi esistenziali e riflessivi. Come si inserisce questo nuovo brano nel tuo percorso artistico?
Mi piace trattare tematiche diverse a seconda del mio stato d’animo o di ciò che vivo intorno a me. È un percorso in evoluzione, e ogni canzone riflette un momento preciso del mio sentire.
La produzione del brano è molto curata: come sei arrivato a questo sound e quanto conta il lavoro in studio nella definizione della tua identità musicale?
Sono ancora alla ricerca di una vera identità musicale — o forse è proprio questa la mia identità: spaziare e sperimentare. Ho collaborato con diversi produttori, ognuno ha vestito il brano secondo la propria sensibilità. Questo per me è sempre arricchente, perché mi spinge ad adattarmi e a mettermi in gioco senza pregiudizi.
Guardando avanti, quali tematiche o emozioni senti di voler ancora esplorare nei tuoi prossimi lavori da solista?
Le tematiche sono infinite. Non ho un focus preciso, ma tante idee che spero di pubblicare piano piano. L’ignoto mi affascina per la sua poesia e il suo mistero: mi piace restare dentro quel velo di magia, senza sapere dove mi porterà.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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