Deddè_Ciccio Merolla

Intervista a Deddè e Ciccio Merolla, che hanno unito le forze e insieme hanno pubblicato il singolo intitolato Senza Stress.

Due mondi che si incontrano, due generazioni che dialogano senza scontrarsi: da una parte la freschezza e la ricerca identitaria di Deddè, dall’altra l’esperienza e la profondità musicale di Ciccio Merolla.

Senza Stress” nasce così, come un punto di equilibrio tra visioni diverse ma complementari, unite da un comune denominatore: Napoli e la sua capacità di trasformare la vita quotidiana in racconto universale.
Il brano è un invito a rallentare, a prendere posizione rispetto al caos contemporaneo e a scegliere consapevolmente la leggerezza, senza rinunciare alla profondità. Tra groove funk-pop, strumenti suonati e una scrittura sincera, il progetto diventa un manifesto generazionale ma anche intergenerazionale.
In questa intervista, i due artisti raccontano non solo la genesi del brano, ma anche il valore dell’incontro, il ruolo della musica oggi e il senso di appartenenza a una scena – quella napoletana – sempre più centrale e universale.

Intervista a Deddè e Ciccio Merolla

Come nasce “Senza Stress” e cosa rappresenta per voi a livello artistico e personale?

Deddè:
“Senza Stress” nasce in una giornata molto semplice, quasi normale, ma proprio per questo autentica. Eravamo in studio senza una pressione specifica, senza l’idea di dover costruire qualcosa di forzato. A un certo punto è venuta fuori l’esigenza di raccontare Napoli e la vita quotidiana da un punto di vista diverso, lontano dagli stereotipi, ma anche lontano da una narrazione troppo pesante.

Quello che volevamo era creare una sorta di manifesto emotivo: dire alle persone che si può vivere bene anche in mezzo al caos, che la libertà non è qualcosa che arriva dall’esterno ma è una scelta personale. Questo per me è stato fondamentale, perché rappresenta un momento di crescita artistica: non sto solo raccontando quello che vedo, ma come scelgo di viverlo.

Dal punto di vista personale, questo brano è importante perché dimostra che due artisti con esperienze completamente diverse possono raccontare la stessa realtà con la stessa verità. È un incontro generazionale, sì, ma senza distanza: la vita è la stessa per tutti, cambia solo lo sguardo.”

Ciccio, cosa ti ha colpito davvero dell’approccio artistico di Deddè?

Ciccio Merolla:
“La prima cosa è stata la voce, perché la voce è sempre il primo impatto emotivo. Ma dopo la voce, quello che mi ha colpito profondamente è stato il contenuto, il modo in cui Deddè affronta la realtà.

Viviamo in un momento storico in cui siamo costantemente esposti a stimoli negativi: notizie, tensioni sociali, confronto continuo. È molto facile lasciarsi trascinare da questa energia. Invece leggere un testo che, pur riconoscendo la complessità della vita, sceglie di affermare la gioia come atto volontario è qualcosa di forte.

Mi ha colpito proprio questo: l’idea che la felicità non sia una conseguenza, ma una decisione. Quando nel brano si parla anche di situazioni quotidiane come le discussioni, io le interpreto come parte della vita stessa. Non sono qualcosa da evitare, ma da accogliere. Questo ribaltamento di prospettiva è molto maturo, ed è raro trovarlo in un artista così giovane.”

Il brano ha un’anima funk-pop molto forte. Come avete lavorato per unire groove e contenuto?

Deddè:
“Per noi era fondamentale che la musica non fosse solo un accompagnamento, ma parte integrante del messaggio. Il groove è stato il punto di partenza: volevamo che il brano si sentisse nel corpo, non solo nella testa.

Abbiamo lavorato molto con strumenti suonati, proprio per dare una dimensione più umana e fisica al pezzo. Quando ascolti qualcosa che ha groove, il tuo corpo reagisce prima ancora della mente, e questo aiuta ad accogliere anche un messaggio più profondo.

La cosa interessante è che già dalla demo si percepiva che c’era qualcosa di diverso. Non abbiamo dovuto costruire da zero quell’energia, ma piuttosto accompagnarla, rifinirla, darle una forma più precisa. È stato un lavoro di equilibrio: mantenere la spontaneità iniziale e allo stesso tempo portare il brano a un livello professionale.”

Come avete trovato l’equilibrio tra leggerezza e profondità?

Deddè:
“Credo che sia la sfida più grande oggi: dire qualcosa di importante senza appesantire. Noi non volevamo fare una canzone ‘pesante’, ma nemmeno superficiale.

La chiave è stata la sincerità. Non abbiamo cercato metafore complicate o costruzioni forzate: abbiamo raccontato il nostro modo di vedere la vita in modo diretto. Il napoletano in questo senso è stato fondamentale, perché è una lingua che ha una capacità espressiva immediata, quasi emotiva.

La frase ‘Può piovere e uscire il sole’ è un esempio perfetto: è semplice, ma racchiude tutto. La vita è fatta di contrasti, ma dentro quei contrasti c’è sempre la possibilità di cambiare prospettiva. Ecco, credo che l’equilibrio nasca proprio da questo: accettare la complessità senza perdere la luce.”

Ciccio, che tipo di supporto hai dato a Deddè durante questo percorso?

Ciccio Merolla:
“Più che supporto, parlerei di condivisione. Non credo nei consigli imposti, perché ogni artista deve costruire il proprio percorso in modo personale.

Quello che posso fare è raccontare quello che ho vissuto: in questo lavoro è molto facile perdere il centro, perché si tende a guardare continuamente fuori, a cercare conferme esterne. Io invece credo che il punto sia esattamente opposto: siamo noi a dover creare il nostro mondo.

Con Deddè abbiamo condiviso proprio questa visione: non aspettare che qualcosa accada, ma essere noi a generarlo. È un approccio che dà libertà, ma anche responsabilità. Ed è importante capirlo fin dall’inizio.”

Il videoclip sembra molto spontaneo e autentico. Quanto conta oggi la dimensione visiva?

Ciccio Merolla:
“Oggi è fondamentale. I social hanno cambiato completamente il modo di vivere la musica: prima servivano strutture, oggi hai un canale diretto.

Questo però significa anche che quello che mostri ha un peso maggiore. Non è solo promozione, è comunicazione. Il videoclip di ‘Senza Stress’ funziona proprio perché non è costruito artificialmente: è nato da incontri reali, da situazioni impreviste, come quella nei Quartieri Spagnoli.

Quella spontaneità si percepisce, e oggi il pubblico la riconosce subito.”

Quanto è importante la scena musicale napoletana oggi?

Deddè:
“È sempre stata importante, ma oggi ha una visibilità diversa. Il napoletano è una lingua forte, identitaria, e permette di esprimere cose che in italiano arriverebbero in modo diverso.

Io sto cercando di costruire il mio percorso all’interno di questa scena, senza imitare ma trovando la mia voce.”

Ciccio Merolla:
“La musica napoletana è universale perché è contaminata. Assorbe tutto: ritmi, culture, influenze. Napoli è una città che prende e restituisce, e questo si sente nella musica.

È come una spugna: ogni giorno può diventare qualcosa di nuovo. Ed è questo che la rende così potente oggi, anche a livello globale.”

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