Devin è uno dei protagonisti in gara per rappresentare la Croazia all’Eurovision Song Contest 2026 e si esibirà nella seconda semifinale del Dora il 13 febbraio.
Performer completo, unisce sul palco la formazione teatrale alla musica, mescolando vari stili e creando così vere e proprie opere, lontane dalle etichette di genere. I media croati lo definiscono il “Damiano David croato”, anche grazie alle sue radici italiane.
Intervista a Devin, in gara al Dora, la selezione croata per l’Eurovision 2026
Devin, sappiamo che hai antenati italiani e che conosci bene il nostro Paese. È così?
Probabilmente sì. Speravo nel 2021 di poter venire in Italia per vedere l’Eurovision, ma purtroppo non ce l’ho fatta. Quando però i Måneskin hanno vinto ho urlato per la gioia!
In molti ti considerano il “Damiano David croato”. Cosa ne pensi?
Sì, me l’hanno detto. In Croazia mi chiamano così, ma io non mi sono mai visto in quel modo. Essere paragonato a un grandissimo artista come Damiano David, frontman dei Måneskin, è un grandissimo onore. Lui rappresenta molto bene ciò che per me dovrebbe essere un frontman: un grande artista con un cuore enorme. Sono davvero felice di questo paragone.
Oltre ai Måneskin, cosa ti piace della musica italiana?
Conosco abbastanza bene la musica italiana e una cosa che ammiro moltissimo è che non perde mai la sua anima. Lo dico sempre anche in Croazia: in Italia la musica è piena di anima, di divertimento. Voi fate musica come ringraziamento per il fatto di essere vivi e questa cosa la ammiro tantissimo, è una cosa bellissima.
E dell’Italia in generale, cosa ami di più?
Tutto. Ho frequentato le scuole italiane, medie incluse e anche qualcosa dopo. Per me l’Italia è quasi una seconda patria. Negli ultimi sei mesi, poi, la mia fidanzata è di Napoli e grazie a lei ho riscoperto tante cose della mia infanzia: la cucina, la cultura, i film, la musica. Mi sono innamorato di nuovo di una parte della mia vita che avevo messo da parte. Non vedo l’ora di tornare!
Ti aspettiamo presto in Italia allora, indipendente da come andrà la selezione!
Assolutamente, lo spero anch’io. Invidio molto il vostro show business. Spero un giorno di fare un tour in Italia o magari apparire in TV. È un mercato speciale, con un pubblico dal cuore enorme.
Parliamo della tua musica, partendo da Over Me. Come è nata questa canzone?
Over Me è nata come un pensiero, come un riflesso della posizione dell’essere umano contemporaneo. Parla di questo percorso della vita che ci porta verso un futuro che forse non è quello per cui ci stiamo preparando. Tutto questo è riflesso nel testo. Musicalmente, l’elemento più potente è la miscela tra rock e metal con l’orchestra: due mondi molto diversi ma allo stesso tempo simili, la leggerezza dell’orchestra e la furia del metal.
Questa armonia funziona molto bene anche nel video. Com’è stato creare tutto questo?
È stata un’esperienza nuova e complessa. Fino a quest’anno avevo sempre creato canzoni più semplici a livello sonoro. Over Me ha richiesto molta esperienza, anche da parte del mio producer Aleksandar Valenčić, anche lui qui a Rijeka, che è un esperto di orchestrazione. Ci siamo chiesti come far sembrare naturale questa miscela. A volte dico che Over Me non è nata per caso: è come se la canzone esistesse già e mi fosse stata “data” per realizzarla.
Anche il video è molto epico. Come è nata l’idea?
È stato un processo complicato. All’inizio volevamo girare in una villa austro-ungarica a Pola, ma non abbiamo ottenuto i permessi. Così siamo passati al piano B, combinando tre location: una vecchia caserma, una chiesa abbandonata nel centro dell’Istria e le scene con i cavalli e i costumi austro-ungarici. L’idea era raccontare un impero che non esiste più, come riflessione sul fatto che l’umanità va avanti, ma non sempre verso un futuro migliore.
Possiamo aspettarci qualcosa di simile sul palco della Dora?
Assolutamente sì. Sul palco porterò una miscela onesta di me stesso: ballerini, pirotecnica, un po’ di tutto. Portare me stesso nell’esibizione alla Dora è per me una felicità immensa. In Croazia non ci sono molte opportunità per artisti nuovi, specialmente se vogliono creare qualcosa di diverso, quindi sono felice di poter rappresentare una nuova generazione senza confini.
Ti definisci anche burattinaio e burattino allo stesso tempo.
È una descrizione perfetta di me. Cambio spesso idea, creo continuamente. Se ho un’idea e non la realizzo subito, può essere che tra 3 giorni ne ho un’altra. Mi sento come un burattino e allo stesso tempo il burattinaio che gioca con sé stesso. Ma c’è sempre un’onestà nelle mie performance e nella mia musica. Il pubblico è fondamentale, come percepisce ciò che stiamo creando: voglio essere un entertainer globale e far dire alla gente “wow, mi sono davvero divertito”.
Perché hai scelto proprio Over Me per la Dora?
In realtà è stata una richiesta di mia madre, pochi giorni prima della chiusura delle selezioni. Over Me esisteva già da due anni come demo, in una versione molto semplice. L’ho risentita e mi è sembrata molto più potente. In cinque giorni, con il mio producer, l’abbiamo trasformata in una canzone enorme. Ne sono davvero fiero.
Cosa rappresenta l’Eurovision per te?
È un’enorme opportunità di essere me stesso davanti a un pubblico immenso, europeo e mondiale. È anche un modo per raccontare la mia musica, la mia storia e quella del mio popolo. Non sono una persona molto patriottica, ma sono il prodotto della cultura croata, italiana e canadese. Rappresentare la Croazia su un palco così grande sarebbe un grande onore. Noi siamo solo 3 milioni, ci piacerebbe avere qualcuno famoso a livello mondiale.
Hai studiato anche nel Regno Unito. Che esperienza è stata?
Guardandoci indietro sembra quasi fantascienza. È finita a causa del Covid, ma mi ha cambiato completamente. A 18 anni ho lasciato casa e mi sono immerso in un oceano di culture, musica, arte e recitazione. Mi sentivo una versione di me stesso senza paura, mi mancano un po’ quei giorni.
Se dovessi descrivere la musica di Devin a chi non ti conosce, cosa diresti?
Finora direi che la mia musica è stata un gioco, senza troppe obbligazioni. In futuro, però, vorrei essere un artista visionario, non tanto pesante di storia ma di creazione. Un po’ come Freddie Mercury: non solo musica, ma apparenza, storia, visione completa. Per me il palco è un luogo sacro.
Hai iniziato come ballerino, poi hai conosciuto musica e recitazione, porti così questa combinazione nel tuo essere artista.
Da bambino ero molto chiuso e il ballo mi ha salvato. Il 20 dicembre 2012 ho capito chi ero come essere umano. In questo mondo ognuno di noi ha qualcosa che lo definisce. Per me era il palcoscenico, il mio posto nel mondo. È lì che mi sento più vivo.
Grazie Devin per questa bellissima intervista. Speriamo di rivederti presto, magari in tour in Italia!
Grazie a voi! Speriamo in Italia, magari anche all’Eurovision. È stata la mia prima intervista in italiano, una lingua bellissima e ne sono davvero felice, vi ringrazio.

La musica è la sua grande passione, segue come inviata l’Eurovision Song Contest e il Festival di Sanremo. Negli anni ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Ama i gatti, il Giappone e la cultura manga!
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