EMSISII

EMSISII pubblica il nuovo singolo TIGRE, con cui costruisce una rappresentazione lucida di una società che pretende perfezione continua, ed etichetta come “pazzia” qualsiasi forma di cedimento.

Il brano si muove all’interno di un contesto fatto di eccesso e status, dove ogni elemento contribuisce a costruire una superficie impeccabile, patinata, quasi aspirazionale. Ma è proprio in questo spazio apparentemente perfetto che si consuma una frattura sempre più evidente: il disordine interiore non trova contenimento e finisce per emergere in modo incontrollato. Più l’ambiente si mostra costruito e brillante, più il contrasto con lo stato emotivo della protagonista si amplifica, rendendo impossibile sostenere a lungo quella versione di sé. Non c’è spazio per la vulnerabilità, non è concessa. E proprio per questo, quando arriva, lo fa in maniera violenta, disordinata. I gesti diventano reazioni istintive a una pressione interna che non trova sfogo. È una fuga continua, ma non verso qualcosa di nuovo, piuttosto lontano da se stessa, da un’identità che sfugge e si frammenta. 

La “TIGRE” diventa così una metafora centrale e ambivalente: rappresenta forza, aggressività, istinto, dominio, ma anche qualcosa di difficile da gestire, che può sfuggire al controllo e trasformarsi in minaccia. È l’immagine di ciò che si è chiamati a essere, ma anche di ciò che si fatica a sostenere. Da qui nasce il dubbio che attraversa tutto il brano: quanto di quella forza è autentico e quanto invece è una costruzione? Quanto di ciò che mostriamo coincide davvero con ciò che siamo, e quanto è semplicemente ciò che ci viene richiesto di essere?

Con questo brano, EMSISII dà voce a una tensione condivisa, a una condizione diffusa in cui si è costantemente chiamati a performare. Il risultato è un ritratto diretto, visivo e profondamente contemporaneo, che lascia emergere una domanda destinata a rimanere aperta: essere una tigre è davvero una scelta, o soltanto una necessità imposta?

Intervista a Emsisii

“TIGRE” racconta una società ossessionata dalla perfezione: da dove nasce questo brano?
Nasce da quella sensazione che conosciamo in tanti di fare sempre tutto un po’ male: arrivare in ritardo, perderti le cose, sentirti un disastro… e nel frattempo dover comunque apparire perfetta. Bella, brillante, smart, divertente, sempre sul pezzo. “TIGRE” parla proprio di questa stanchezza: del tentativo continuo di stare al passo in un mondo che cambia ogni giorno. Oggi c’è un trend nuovo, domani un altro; oggi pensi una cosa, domani sembra già sbagliata. Tutto corre velocissimo e, se non stai attenta, inizi a sentirti inadeguata. Per tanto tempo questi cambiamenti esterni si sono riflessi dentro di me, rendendomi più insicura e instabile anche nelle piccole cose quotidiane. La verità però è che a me la perfezione piace, ma mi piace anche tutto il caos che bisogna attraversare per provare a raggiungerla. Ed è lì che nasce il brano: non da un’ossessione personale, ma da una pressione esterna che poi ognuno si porta dentro a modo suo.

Il contrasto tra immagine patinata e caos interiore è molto forte: quanto è personale questo racconto?
È super personale. All’esterno cerco davvero di mostrarmi nella versione migliore di me, e questo mi porta spesso a essere goffa in modo anche buffo e comico. Ambisco a qualcosa che negli anni ho capito di non saper fare minimamente: fingere che sia tutto perfetto. Impossibile, missione fallita. La cosa divertente è che ormai è diventata una corsa scoordinata e non me la prendo più sul personale se sbaglio. Prima, invece, il mio caos interiore prendeva il controllo e mostrarlo significava sentirsi perdenti.

La “tigre” è simbolo di forza ma anche di perdita di controllo: tu da che parte ti senti oggi?
Mi sento nel mezzo. Mi piace pensare che sia possibile e accettabile perdere il controllo ogni tanto per salvaguardare la salute mentale. Avere sempre tutto sotto controllo è stressante e umanamente impossibile. Proprio per questo, lasciando andare qualcosa, si raggiunge il vero punto di forza: la calma, la lentezza, più che la corsa e il controllo.

Nel pezzo sembra non esserci spazio per la vulnerabilità: è davvero così nella tua esperienza?
Sì. Mostrarsi vulnerabili spesso significa essere fragili e quindi non apparire forti. In natura vince il più forte, non il più sensibile. Perciò, nel mondo discografico, lasciarsi prendere troppo dalle emozioni può sembrare un errore. Spesso ci si sente costretti a essere forti e coraggiosi, ma è un concetto che alcuni ambienti impongono più di altri. Resistere significa avere carattere e personalità; non resistere significa accettare di non essere fatti per questo mondo. Non ci sono istruzioni in questo settore, ma capirne certe regole per me è stato veloce.

Quanto pesa oggi il bisogno di “performare” continuamente, anche fuori dalla musica?
Pesa tantissimo. Oggi sembra che tutti debbano dimostrare qualcosa in continuazione: successo, bellezza, sicurezza, produttività. Non riguarda solo la musica, ma ogni ambito della vita. È una pressione costante che spesso porta a dimenticare la spontaneità e il benessere personale.

Musicalmente, come hai costruito il suono di “TIGRE” per sostenere questa tensione emotiva?
Nel brano c’è una ricerca di sonorità incalzanti che creano tensione fino a esplodere in un ritornello molto aperto. Quel momento mette fine alla pressione e dà pace all’ascoltatore, quasi a dirgli: “Puoi anche rilassarti, tanto non avrai mai tutto sotto controllo”. C’è tensione fino al ritornello, poi arriva il respiro.

C’è un verso del brano che consideri il cuore del messaggio?
“Ho sei tigri che dentro di me fan roaw o solo miaow?” è il cuore del messaggio. Nessuno vuole sentirsi un gattino al confronto di una tigre…

Quanto è difficile restare autentici in un contesto che richiede costantemente una versione “migliore” di sé?
È difficilissimo. Ci sarà sempre un velo, una patina di perfezionismo a cui l’artista ambisce e su cui lavora. Il bello è convincersi che, a piccoli tratti, quella perfezione si possa davvero toccare. Quello che si crea nel mezzo si può anche chiamare arte, perché è puro processo nell’imperfezione.

Nel tuo background c’è una formazione tra pop, jazz e soul: quanto queste radici influenzano il tuo sound oggi?
Quello che rimane di più dei miei studi è il canto pop, molto influenzato dalle linee blues e jazz. Ci sono molte sezioni in cui uso l’improvvisazione jazz per liberare il processo creativo. Ho cercato di unire tecnica jazz e sonorità pop urban.

Sei entrata in SUPERNOVA GROUP nel 2025: cosa ha cambiato nel tuo percorso?
È stato un supporto per ciò che stavo già costruendo. Ho studiato per tanti anni e realizzato diversi progetti precedenti fini a sé stessi. SUPERNOVA è stata in grado di capirmi e aiutarmi a lanciare la mia visione. Dopo tanti anni da sola, avere un aiuto è stato importante, soprattutto dal punto di vista umano. Ho trovato un team con grande sensibilità ed esperienza, mi dà un grande supporto a livello artistico ma anche a livello umano, si è creato un rapporto di fiducia condivisa

La tua musica ruota spesso attorno al concetto di amore: che forma assume in “TIGRE”?
In “TIGRE” l’amore è verso sé stessi. È come dirsi: “Tesoro mio, svegliati: se non cambi qualcosa, impazzisci”. Non è il classico amore di coppia. In questo brano, infatti, la coppia interiore litiga fino all’eccesso, ed è proprio questo il primo campanello d’allarme della salute mentale.

Quanto conta per te l’estetica, anche visiva, nella costruzione del tuo progetto artistico?
Conta enormemente. L’estetica si costruisce con il tempo, facendo esperienza, sperimentando e cercando con cura ciò che più ti rappresenta. Spesso è un processo creativo che unisce elementi diversi e crea qualcosa di nuovo. È il risultato del tempo necessario per diventare davvero sé stessi. L’estetica è carattere, è il primo messaggio che arriva agli altri. Deve racchiudere in modo visibile e diretto l’essenza dell’artista.

Milano è stata una tappa fondamentale: cosa ti ha lasciato, artisticamente e umanamente?
Milano è una tappa fondamentale. In Italia non c’è un’altra città che mi permetta di portare avanti il mio sogno così concretamente. Qui trovo la possibilità reale di costruire qualcosa anche lavorando e vivendo una vita normale. Posso conciliare tutto ed essere felice di fare ciò che voglio. Artisticamente è piena di persone interessanti e di luoghi che offrono opportunità culturali importanti. Bisogna essere svegli e non perdersi nella quantità di stimoli che offre, perché può diventare il parco giochi più costoso che si abbia mai frequentato.

Ti senti più autrice o interprete quando lavori a un brano?
Autrice. Lo sono sempre stata. Ho iniziato a scrivere a 12 anni, già durante i primi studi di canto. All’inizio mi affiancavo spesso ad autori già avviati nel settore per imparare. La scrittura mi ha sempre affascinata moltissimo e oggi, dopo anni di esperienza e vari corsi, mi ritengo una cantautrice a tutti gli effetti. Tanto che sto iniziando anche a produrre i miei brani.

Guardando avanti: che direzione sta prendendo la tua musica dopo “TIGRE”?
Sta prendendo una direzione provocatoria. È una musica che spinge a riflettere su più aspetti e a chiedersi se ciò che è sempre stato così sia davvero giusto, oppure se esista un’altra lettura ancora poco considerata o che non si ha ancora il coraggio di urlare al mondo. Il prossimo brano sarà davvero spiazzante per la tematica presa in considerazione. 

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