Georgia Mos

Intervista a Georgia Mos, protagonista della scena dance mondiale e tra le migliori DJ al mondo secondo la classifica Dj Mag Top 100.

La deejay arriva al Festival di Sanremo 2026 per una settimana ricca di appuntamenti prestigiosi. Con il suo carisma cosmopolita e migliaia di follower, l’eclettica producer lunedì 23 febbraio ha condotto al fianco di Marino Bartoletti il Golden Gala al Morgana.

Giovedì 26 febbraio, Georgia Mos sarà special guest al Victory Morgana Bay, dove animerà il gala della New Gig promotion con un dj set esclusivo studiato per creare un’atmosfera elegante e coinvolgente.

Venerdì 27 e sabato 28 Febbraio invece Georgia Mos scenderà in piazza Muccioli con un doppio e irrinunciabile appuntamento live come dj ufficiale di Radio RDS dove dalle 18:00 alle 19:00, sarà pronta ad infiammare il palco e far scatenare il pubblico sanremese, portando così la sua musica direttamente tra il pubblico del Festival e trasformando la piazza in un vero e proprio dancefloor a cielo aperto.

Intervista a Georgia Mos

Georgia, bentornata a Sanremo e su iMusicFun. È passato un anno dall’ultima volta che ci siamo incontrati qui. Che anno è stato per te il 2025?

È stato un anno davvero intenso. Ho viaggiato tantissimo, suonato in posti nuovi dove non ero mai stata — come Il Cairo, in Egitto — e ogni tappa mi ha lasciato qualcosa. È stato un anno di energia, di incontri, di crescita. Musicalmente sono usciti tre singoli: due rivisitazioni di brani storici in chiave Afro House e uno con sonorità brasiliane. È stato un percorso ricco e stimolante, che mi ha dato ancora più carica per il 2026, su cui stiamo già lavorando con nuova musica.

Hai parlato di rivisitazioni di brani iconici. Quanto è impegnativo mettere mano a pezzi che fanno parte della memoria collettiva?

È una grande responsabilità. Quando tocchi una pietra miliare della musica sai che stai entrando in un territorio delicato. Però credo sia importante metterci la propria personalità. Non si tratta di copiare o rifare, ma di reinterpretare con il proprio linguaggio. È un rischio, certo, ma anche una sfida creativa molto bella. E la risposta del pubblico, finora, è stata positiva.

Hai rivisitato un classico dei Technotronic in chiave Afro House e tribal. Come si trasforma un brano anni ’90 in qualcosa di contemporaneo?

Era un’idea che avevo da tempo. Quel brano è sempre stato nelle mie playlist, lo amo profondamente. Ho aspettato il momento giusto e l’ispirazione giusta. Poi mi sono chiusa in studio con altri produttori e abbiamo lavorato per trovare una chiave nuova, più Afro House, con sonorità tribal. L’obiettivo era creare una versione che potessi suonare nei miei set, mantenendo l’anima originale ma portandola in una dimensione 3.0.

Oggi è molto diffusa la tendenza a riprendere brani “vintage” e attualizzarli. Quale sfumatura dell’house si presta meglio a questo tipo di operazione?

Dipende molto dall’identità dell’artista. Non esiste una formula unica. Negli ultimi anni c’è stata una forte tendenza a riprendere brani del passato perché evocano emozioni e ricordi positivi. Però funzionano davvero solo quando vengono portati in una nuova dimensione sonora coerente con chi li produce. L’house, con le sue tante declinazioni — Afro, melodic, tech — offre strumenti perfetti per questo tipo di evoluzione.

È curioso vedere ragazzi giovanissimi appassionarsi a brani che magari non sanno essere nati decenni fa.

È verissimo. Succede spesso che le nuove generazioni ascoltino un brano rifatto senza sapere che esistesse già negli anni ’80 o ’90. Ma questo dimostra che certe canzoni sono senza tempo. Se funzionano ancora oggi, vuol dire che avevano qualcosa di speciale fin dall’inizio.

Hai suonato in tutto il mondo. Che differenze noti tra il pubblico italiano e quello internazionale nei club?

Ogni Paese ha una propria energia. L’Italia è casa mia e suonarci è sempre un onore. Ma se devo pensare ai posti dove ho visto un entusiasmo incredibile, direi India e Cina. Quando decidono di divertirsi, lo fanno con una leggerezza e una positività contagiose. In Italia abbiamo avuto una club culture fortissima negli anni ’80 e ’90, poi c’è stata una flessione, ma negli ultimi anni stiamo tornando molto forti anche grazie a nomi italiani che stanno conquistando il mondo.

Pensi a progetti come Meduza o a producer italiani che hanno raggiunto palchi internazionali.

Esatto. I Meduza hanno avuto un successo globale e sono stati anche ospiti al Festival di Sanremo. Ci sono tanti artisti italiani, anche più underground, che stanno lasciando il segno all’estero. È un momento positivo per la musica elettronica italiana e dobbiamo esserne orgogliosi.

Oggi nei club il cellulare è quasi un’estensione del corpo. Sei favorevole alle serate “phone free”?

Ogni tanto sì. Non sempre, ma credo sia bello riscoprire l’esperienza pura: entrare in un club, vivere la musica, le vibrazioni, senza la necessità di riprendere tutto. Capisco che per le nuove generazioni condividere sia naturale, ma ogni tanto disconnettersi aiuta a connettersi davvero con quello che stai vivendo.

Negli ultimi anni la dance è entrata sempre più nel linguaggio del Festival di Sanremo. Come vedi questa evoluzione?

Sta entrando in punta di piedi, ma in modo costante. Fino a dieci anni fa un brano italiano con sonorità elettroniche sembrava quasi “strano”. Oggi tanti artisti pop utilizzano elementi dance ed elettronici con naturalezza. È un’evoluzione necessaria, anche per allinearci ai trend internazionali. Sono molto contenta che la dance stia trovando sempre più spazio in un contesto così importante.

Che 2026 sarà per Georgia Mos?

Un anno di nuova musica, nuove collaborazioni e tanta energia. L’obiettivo è continuare a crescere, sperimentare e portare la mia identità sonora in giro per il mondo.

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