Giin 2026

E’ uscito per Giungla Dischi, in licenza con Artist First, “Come ti voglio”, il nuovo brano della giovane cantautrice GIIN.

Dopo un’estate intensa trascorsa sui palchi, inaugurata dall’uscita del singolo “Nessuna fretta” feat. Giorgio Maria Condemi, GIIN torna con una canzone che si muove tra confessione e ossessione, tra carne e bisogno. “Come ti voglio” è una fame emotiva che diventa pelle, respiro, contatto. Il brano è anche una chiara rivendicazione femminile: una donna che desidera e prende parola sul proprio corpo, sulla propria voglia, spostando il centro del desiderio dallo sguardo che la osserva alla volontà che la afferma. Il desiderio non è più qualcosa che semplicemente attraversa, ma qualcosa che fonda e definisce.

Oltre il corpo emerge un bisogno più profondo e universale: appartenere a qualcuno capace di eguagliare la stessa intensità emotiva. Racconta GIIN

«”Come ti voglioè un rifiuto dell’apatia contemporanea, una resistenza alla freddezza del presente e allo stesso tempo, l’accettazione di quella parte autentica di noi che spesso tendiamo a nascondere o addolcire ».

In un’epoca individualista che separa, il brano si inserisce come una tensione new wave, raccontando l’urgenza di connessione, di sentirsi, di toccarsi, di esistere insieme all’altro.

Intervista a Giin, “Come ti voglio”

1. Come ti voglio arriva dopo un periodo molto intenso tra live e l’EP Correre. In che momento personale e creativo nasce questa canzone?
Arriva dopo aver internalizzato tutto quello che è successo nell’ultimo anno, sia a livello personale che creativo. È stato un po’ come mettere insieme tutto quello che ho provato e ho vissuto, sia sui palchi che non, e filtrare il tutto tramite la consapevolezza di quello che voglio dire, come lo voglio dire e con quale suono voglio dirlo che ho acquistato grazie all’ep e grazie ai live.

2. Hai definito il brano come una confessione che sfiora l’ossessione. Quanto è stato importante per te non addolcire il desiderio e raccontarlo in modo diretto, quasi fisico?
Importantissimo. È la parte principale del brano. Non volevo scrivere la solita canzone d’amore, volevo raccontare di qualcosa di più profondo e viscerale, descriverlo esattamente come lo stavo sentendo.

3. In Come ti voglio il desiderio diventa una presa di parola femminile molto chiara. Ti sei sentita libera o esposta nello spostare il centro del racconto sul corpo e sulla volontà?
Penso non ci sia libertà senza esposizione ed esposizione senza libertà. È stato un po’ prendere coscienza del tutto, di tutto quello che pensavo, di tutto quello che sentivo, e raccontarlo per come è.

4. Oltre alla dimensione carnale emerge un bisogno profondo di appartenenza emotiva. È una canzone più legata a una persona specifica o a una sensazione generazionale?
È sicuramente nata da una persona e da una situazione specifica, ma quello di cui parlo è molto più ampio, sarebbe limitativo legarlo alla persona e basta.

5. Parli di rifiuto dell’apatia contemporanea. Cosa ti spaventa di più della freddezza emotiva che racconti nel brano?
Non c’è più contatto, non c’è più comunità. Siamo ormai abituati a questa società individualistica, troppo veloce dove è troppo facile girare le spalle e fare finta di niente. Ho paura di un mondo con poca empatia dove comanda l’apparenza, e non la sostanza.

6. Musicalmente il pezzo conserva una tensione new wave molto riconoscibile. Come hai lavorato sul suono per rendere questa urgenza anche a livello emotivo?
Il pezzo è nato cosi, il riff iniziale è la prima cosa che ho scritto. Poi grazie a Fabio Grande, il mio produttore, siamo non solo riusciti a mantenerla ma addirittura ad ampliarla tramite il suono dei vari strumenti, chitarra, synth e batteria.

7. Il tuo percorso sembra muoversi senza fretta, ma con grande coerenza. Come ti rapporti alle aspettative dopo Sanremo Giovani e l’ottima accoglienza di Correre?
Io proseguo per la mia strada. Penso che le aspettative più grandi siano le mie, ho ancora tante cose da dire, da fare, da mostrare e voglio cercare di riuscirci al meglio.

8. Nell’EP c’era già una forte ricerca identitaria. Come ti voglio rappresenta una continuità o una piccola rottura rispetto a quel progetto?
Sicuramente una continuità, è come se fosse un passo più deciso e fermo rispetto all’ep.

9. Le influenze anni ’90 sono evidenti, ma il risultato è molto contemporaneo. Quanto è istintivo per te questo mix tra nostalgia e presente?
Super istintivo, viene naturale. Mentre adoro prendere ispirazione dal passato penso che rimanere solo legato a quello sia limitativo e controproducente.

10. Dopo un’estate passata sui palchi, che ruolo ha avuto il live nella scrittura di questo brano?
Grazie a tutti i live ho capito più a fondo il sound che voglio portare, ed è anche per questo che sono riuscita a virare sul new wave in quest’ultimo singolo.

11. Come ti voglio parla di contatto, di esistere insieme all’altro. Pensi che oggi la musica possa ancora essere uno spazio di connessione reale tra le persone?
Si, penso che l’arte in generale sarà sempre uno spazio di connessione reale. È basata su questo, sulla connessione tra persone, tra pubblico e artista in primis.

12. C’è una frase del brano che senti particolarmente tua, come se riassumesse tutto il senso della canzone?
‘Ed io rifiuto la realtà, l’apatia che ci hanno spinto in gola’

13. Guardando al futuro, questo singolo apre un nuovo capitolo o è un tassello naturale del percorso che stai costruendo?
È un tassello naturale che però apre un nuovo capitolo. Sono contenta di quello che ho fatto e allo stesso tempo sono ancora più contenta di poter fare qualcosa di nuovo.

14. Se dovessi descrivere Come ti voglio a chi non ti conosce ancora, diresti che è più una dichiarazione d’amore o un atto di resistenza?
Un atto di resistenza. Penso che nella società di oggi sia importante sentire, lasciarsi emozionare, desiderare e rivendicare i propri desideri più che mai.

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