“Dubbi“è il nuovo brano del cantautore NICO SORDELLI, che nasce da una cassa in quattro che profuma d’estate e racconta una relazione fatta di attrazione, complicità e sentimenti non corrisposti allo stesso modo.
Al centro della storia c’è un continuo conflitto interiore: da una parte il desiderio di vivere un sentimento autentico, dall’altra la consapevolezza che, nonostante l’intesa sembri perfetta, i due protagonisti guardano al loro rapporto in modo profondamente diverso. I giochi di parole che attraversano il testo diventano il riflesso di questo fragile equilibrio, in cui lui desidera costruire qualcosa di più di un semplice momento condiviso, mentre lei preferisce vivere il presente senza legami. Ne nasce un brano che intreccia leggerezza e malinconia, trasformando le incertezze dell’amore in una colonna sonora estiva dal sound fresco e contemporaneo.
Intervista a Nico Sordelli, il nuovo singolo “Dubbi”
1. “Dubbi” inaugura un nuovo capitolo del tuo percorso musicale. Cosa rappresenta questa canzone per te?
“Dubbi” rappresenta sicuramente una nuova era. Con questa canzone ho lasciato andare quel sound retrò che aveva caratterizzato i miei primi brani, definiti un po’ “vecchi” dalla critica. Credo sia una canzone in grado di fare rumore, e io voglio farne tanto.
2. Il verso “non chiedi rose ma un rosé” è uno dei passaggi più interessanti del brano. Come è nato questo gioco di parole?
Ho sempre trovato affascinante il fatto che alcune parole possano assumere significati completamente diversi a seconda del contesto. In questo caso sono partito dal gesto più classico del mondo: regalare una rosa alla persona di cui sei innamorato, simbolo di un impegno. Da lì cercavo qualcosa che fosse l’esatto opposto. Giocando con la parola “rose” sono arrivato al rosé, un vino delicato, spesso associato al dessert. È come se la ragazza della canzone dicesse apertamente che vuole “saltare direttamente al dessert”.
3. “Dubbi” ha un sound estivo e leggero, ma affronta anche emozioni profonde. Ti piace giocare con questo contrasto tra musica e testo?
Assolutamente sì. Cerco sempre di creare l’atmosfera giusta in base ai testi che scrivo. Questo passa innanzitutto dalla produzione: la scelta dei suoni, delle progressioni armoniche e anche dall’interpretazione vocale. Nel mio repertorio ci sono canzoni più leggere e altre più intense. Mi piace creare contrasti: una base dance con una voce delicata oppure un brano al pianoforte cantato con una voce più graffiata. Sembrano dettagli, ma secondo me sono proprio questi particolari a rendere speciale una canzone.
4. Musicalmente il singolo ha un’atmosfera molto contemporanea. Da dove sei partito per costruirne il sound?
“Dubbi” è nata da una cassa in quattro quarti. Io e il mio produttore volevamo metterci alla prova con un sound più commerciale e vicino al mercato attuale. Da lì ho improvvisato un giro di quattro accordi che aveva subito un sapore estivo. La vera svolta è arrivata con il mix tra un basso elettrico registrato da noi e un 808 elettronico, che ha dato al brano un’impronta moderna. A completare tutto ci sono gli armonici naturali della chitarra, utilizzati quasi come un synth. È stato un insieme di idee forse rischiose, ma che ha dato vita a un risultato di cui siamo davvero soddisfatti.
5. Sei cresciuto ascoltando artisti come Nek, Ed Sheeran, Maroon 5 e Shawn Mendes. In che modo queste influenze si ritrovano nella tua musica?
Ho imparato a far convivere tutte queste influenze in modo naturale. Cerco di prendere il meglio dagli artisti che ammiro, sia dal punto di vista musicale che vocale, ma anche nel modo di scrivere, stare sul palco e coinvolgere il pubblico. Sono tutti aspetti che contribuiscono a formare la mia identità artistica.
6. Hai iniziato molto presto a suonare diversi strumenti. Quando componi una canzone nasce prima una melodia, un testo o un giro di accordi?
Nel mio caso è tutto molto spontaneo. A volte parto da un giro di accordi e ci costruisco sopra una melodia improvvisando parole senza senso, come se stessi parlando un inglese inventato. Altre volte mi viene prima una melodia e solo dopo cerco la tonalità e gli accordi giusti. In altri casi nasce tutto da una frase o da un concetto che voglio raccontare. Essere polistrumentista mi aiuta tantissimo perché riesco a tradurre subito le idee in musica.
7. C’è stato un momento durante la lavorazione di “Dubbi” in cui hai capito che sarebbe stata la canzone giusta per aprire questa nuova fase della tua carriera?
Sì, praticamente da subito. Dopo appena due ore avevamo già finito il testo. Ho guardato Marco, il mio produttore, e gli ho detto: “Zio, questa può diventare davvero una hit”. Due giorni dopo tutti i miei amici la cantavano già a memoria. In quel momento abbiamo capito che era il brano giusto.
8. Quanto è importante per te trovare un equilibrio tra immediatezza e autenticità nella scrittura?
Per me è fondamentale. Più sei sincero, più riesci ad arrivare al cuore delle persone, perché chi ascolta finisce per immedesimarsi. Non è importante raccontare solo una bella storia: la differenza la fa il modo in cui la racconti. Anche una storia semplice può diventare qualcosa di straordinario se viene scritta con sincerità.
9. Le tue canzoni raccontano spesso emozioni quotidiane. Ti senti più un osservatore della realtà o uno che scrive partendo dalle proprie esperienze?
Nella maggior parte dei casi parto dalle mie esperienze personali, perché sono quelle che conosco meglio. Ogni tanto scrivo anche storie che non ho vissuto direttamente, ma preferisco raccontare emozioni che ho provato davvero. Poi, naturalmente, romanzare un po’ aiuta a rendere il racconto più universale e a permettere a chi ascolta di riconoscersi nelle canzoni.
10. Essendo nato nel 2004 appartieni a una generazione cresciuta con i social. Quanto influenzano il tuo modo di scrivere e vivere la musica?
Non sono mai stato un fenomeno sui social, anzi. So che nel mio lavoro è un limite e sto cercando di migliorare. Però mi capita spesso di trovare online uno spunto interessante che poi trasformo completamente fino a renderlo qualcosa di mio, al cento per cento.
11. C’è un artista italiano o internazionale con cui sogni di collaborare?
In Italia il sogno è sicuramente Nek. È un artista che ha influenzato tantissimo il mio gusto musicale e, da quello che ho visto, mi sembra anche una bellissima persona. All’estero direi i Big Time Rush, che hanno accompagnato tutta la mia adolescenza. Però, da grande appassionato di metalcore, non posso non citare Sam Carter degli Architects: sarebbe fantastico fare un brano insieme, magari senza dover urlare per tutta la canzone!
12. “Dubbi” è il primo tassello di un nuovo percorso. Dobbiamo aspettarci altri singoli o stai già lavorando a un progetto più ampio?
Ci saranno altri singoli che anticiperanno il mio primo album. Il titolo l’ho già scelto, ma per scaramanzia preferisco non svelarlo ancora. Posso solo dire di restare connessi perché arriveranno tante novità.
13. Come immagini l’evoluzione della tua musica nei prossimi anni?
Mi piacerebbe sperimentare con sonorità alternative rock e metalcore. È il genere che ascolto di più e che amo maggiormente. Mi piacerebbe provarci almeno una volta, anche solo per divertimento. Per la mia carriera, però, immagino un’evoluzione sempre più pop, senza dimenticare le mie radici rock.
14. Se chi ascolterà “Dubbi” dovesse portarsi a casa una sola emozione dopo averla sentita, quale speri che sia?
Allegria. Può sembrare strano, perché la canzone parla di una relazione complicata, ma anche le delusioni possono insegnare qualcosa. A volte proprio i momenti più difficili ti permettono di vedere cose che prima ignoravi. Per questo spero che chi si ritrova nella storia di “Dubbi” riesca comunque a uscirne con il sorriso, perché una soluzione si trova sempre. E, chissà, magari è anche migliore di quella che immaginavi all’inizio.

Giornalista, speaker radiofonico, musicista e collaboratore di diverse testate nazionali e internazionali. Segue come inviato il Festival di Sanremo dal 1999 e l’Eurovision Song Contest dal 2014 oltre a numerose altre manifestazioni musicali e sportive. Ha realizzato oltre 10.000 interviste con personaggi del mondo della musica, dello sport e dello spettacolo. Nel 2020 ha pubblicato il romanzo “La Festa di Don Martello”, nel 2022 “Galeotto fu il chinotto” e “Al primo colpo non cade la quercia”, nel 2025 “Ride bene chi ride ultimo” e nel 2026 “Finchè vita sarà”.
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