Renzo Rubino 2026

Intervista a Renzo Rubino, che a Milano ha presentato l’ottava edizione di Porto Rubino, tre tappe tra Taranto, Savelletri e Otranto.

Porto Rubino è il festival itinerante che ha saputo ridefinire il concetto di live estivo in Italia. Non solo concerti, ma un vero e proprio viaggio artistico che unisce linguaggi diversi, dalla parola alla danza fino alla canzone d’autore. Nel tempo, Porto Rubino si è affermato come un progetto unico nel suo genere, capace di valorizzare la Puglia senza cadere negli stereotipi e di mettere al centro l’esperienza immersiva del pubblico.

Per il 2026, Rubino sceglie una direzione chiara: meno artisti ma più spazio alla musica, con set completi e tre tappe tematiche pensate per coinvolgere sensibilità diverse. Un cambio di rotta che segna una nuova maturità del festival, sempre più lontano dalla logica “mordi e fuggi” e sempre più vicino a una visione artistica coerente e profonda.

Qui il calendario e i dettagli e Qui il link per l’acquisto dei biglietti.

Intervista a Renzo Rubino, l’edizione 2026 di Porto Rubino

Renzo, cosa rappresenta Porto Rubino oggi nel tuo percorso artistico?
Rappresenta una forma d’arte che prima non conoscevo, quella dei festival. Mi ha permesso di conoscere nuovi artisti, vivere esperienze incredibili e il mare in modo diverso. Ogni anno è una novità, e il fatto di essere qui dopo otto anni è quasi un miracolo.

Come si evita che un festival di successo diventi ripetitivo?
Cercando di non adagiarsi mai. Le ultime edizioni funzionavano, ma rischiavano di essere una copia della precedente. Quest’anno ho voluto ricominciare, tornando al principio artistico che mi muove”.

La scelta dei set completi è controcorrente. Perché?
Molti festival oggi sono ‘mordi e fuggi’. Io volevo il contrario: meno artisti, ma più tempo per ciascuno. Così il pubblico può davvero godersi un concerto, non solo dieci minuti.

Come nascono le tre anime del festival: pensa, balla e canta?
Volevo dare spazio a sensibilità diverse. C’è chi ama la riflessione, chi la musica elettronica, chi il cantautorato. Porto Rubino deve essere un luogo di incontro tra queste differenze”

Che rapporto hai con la musica elettronica, protagonista della tappa ‘Balla’?
La ascolto e la amo. È una musica sofisticata, che lavora sul suono come la musica classica. Cambiano gli strumenti, ma la ricerca è simile.

La tappa ‘Canta’ rappresenta il cantautorato di oggi. Com’è cambiato?
I cantautori oggi sono diversi da quelli di Lucio Dalla o Francesco De Gregori, ma ci sono penne straordinarie come Ditonellapiaga o Venerus. E poi artisti come Nico Arezzo, più vicini alla tradizione.

Quanto è importante raccontare la Puglia senza stereotipi?
È fondamentale. Per questo anticipiamo il festival a luglio e inseriamo anche l’elettronica, che qualcuno non assocerebbe alla Puglia. Bisogna seguire un’idea, non fermarsi alla cartolina.

In una frase, cos’è oggi Porto Rubino?
Un’esperienza immersiva, un viaggio tra musica e sensibilità diverse.

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